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Una valanga di firme

di

Gianfranco Helbling
Una valanga di firme contro il Preventivo 2004: oltre 17 mila contro i tagli ai sussidi di cassa malati e almeno 13 mila contro l’aumento di un’ora settimanale di lezione per i docenti a parità di stipendio, contro l’abrogazione della ginnastica correttiva nelle scuole e contro la riduzione del sussidio cantonale per i docenti delle scuole comunali. Ma le firme potrebbero essere anche di più: questi dati sono aggiornati a mercoledì, quando probabilmente molti formulari non erano ancora rientrati. Le firme saranno consegnate oggi alla Cancelleria dello Stato. La votazione è stata fissata per il 16 maggio. La raccolta di firme ha conseguito un risultato eccezionale e per nulla scontato, vista la ristrettezza dei tempi e la temuta difficoltà a spiegare il contenuto di alcuni referendum, specialmente dopo che la commissione della gestione aveva scorporato dal Preventivo 2004 le misure di risparmio più gravi. Il numero più alto di firme contro i tagli dei sussidi di cassa malati è dovuto al fatto che questo referendum è stato formalmente deciso e lanciato una decina di giorni prima. Altrimenti gli elettori non hanno fatto differenze fra i quattro oggetti: la mobilitazione, soprattutto di singoli cittadini, è stata grande. E in particolare nel Mendrisiotto la rispondenza è stata forte. Il grosso successo parziale conseguito con la massiccia raccolta di firme per i quattro referendum contro il Preventivo 2004 del Cantone è stata di fatto l’ultima battaglia condotta da Anna Biscossa alla presidenza del Partito socialista (Ps). «Vista la ristrettezza dei tempi, con soltanto due settimane e mezzo per raccogliere le firme, il risultato è notevole. Dimostra che è molto forte la sensibilità sui danni che il Preventivo 2004 può arrecare abbattendosi su settori molto delicati della socialità e della scuola. Lo abbiamo constatato soprattutto sul referendum contro i tagli ai sussidi di cassa malati. Per questo non abbiamo incontrato nessuna difficoltà a far firmare le persone che avvicinavamo», dice ad area l’ex presidente del Ps. Ora, rileva Biscossa, si tratta di condurre nei prossimi mesi una campagna unitaria, senza che qualcuno nel comitato referendario si appropri di uno o l’altro dei temi. Perché l’appuntamento con il 16 maggio è uno di quelli da non mancare: «Quella data in effetti diventa essenziale: sarà lì che il popolo potrà esprimersi sul modo di procedere nei tagli alla spesa pubblica. La vita politica quindi rimarrà “in sospeso” fino a quella data, cosa che non so quanto sia positiva per questo Cantone, che i suoi grossi problemi li ha». Una vittoria dei referendum il 16 maggio potrebbe portare a costituire in governo una maggioranza Pesenti - Pedrazzini - Gendotti, così si augura Biscossa: «e mi auguro che si possa determinare un profondo ripensamento in chi in governo gestisce dossier “sensibili”. Mi sembra infatti che il Ticino abbia bisogno di una responsabilità politica molto più forte, a maggior ragione considerando che a giugno entrano in vigore gli accordi bilaterali, che vanno preparati adeguatamente anche per i loro aspetti più problematici». Oggi invece si continua ad insistere sulle necessità di tagli alla spesa pubblica senza una preventiva analisi dei bisogni. E a primavera il governo, per onorare il piano finanziario, vuole aver pronto un nuovo pacchetto di tagli da 150 milioni. Cosa che lascia Biscossa molto perplessa: «forzare la mano su nuovi tagli in attesa di un giudizio popolare importante come quello del 16 maggio e tenuto conto delle difficoltà avute nell’allestimento del preventivo 2004 mi sembra molto azzardato. S’impone semmai una riflessione complessiva che tenga conto anche di nuove possibili entrate». Intanto però la grande quantità di firme raccolte sta producendo i suoi primi effetti: la convocazione da parte del Plr di una riunione per la costituzione di un comitato contrario ai referendum prima ancora di sapere se la raccolta delle firme fosse riuscita dimostra, secondo Biscossa, quanta preoccupazione vi sia nel partito di maggioranza relativa. «In caso di sconfitta alle urne il Plr si ritroverebbe infatti isolato. A maggior ragione considerando la defezione del Ppd a quell’incontro che, al di là del pretesto addotto, rivela le contraddizioni interne a quel partito anche per il ruolo attivo dell’Ocst nel comitato referendario», conclude Biscossa. “Senza concertazione non va” Per Pietro Martinelli questi referendum, come ha rilevato nel suo intervento al congresso di Mendrisio, meritano di essere sostenuti e devono essere vinti. Al punto che l’ex consigliere di Stato ha dato la sua adesione al comitato di sostegno. Perché? Trovo scandaloso il fatto che non ci sia stata concertazione nell’allestire il Preventivo 2004. Ricordo giornate intere passate a trattare con i sindacati per discutere a fondo e far maturare le decisioni. Quello adottato ora è invece un modo di procedere che parrebbe sposare l’ideologia di una certa destra (Bush, Berlusconi, ecc.) secondo la quale la popolazione deve limitarsi ad eleggere chi comanda, poi deve lasciar fare agli eletti e ai sondaggi con le relative manipolazioni. Un concetto di democrazia molto lontano da quello ideale, partecipativo cui gli svizzeri sono abituati. Oltretutto si continua a sbandierare l’appoggio popolare agli sgravi fiscali, dimenticando che questi sgravi sono stati votati evitando di contrapporli ai loro effetti. Bene, finalmente il popolo è ora confrontato con alcune prime, parzialissime conseguenze degli sgravi e può dire se è ancora d’accordo, a ragion veduta, con questa politica defiscalizzante. Purtroppo il confronto popolare avviene sulle misure meno importanti: la maggioranza è stata abile a togliere provvisoriamente dal pacchetto i tagli più incisivi, con l’intenzione di riproporli in un secondo tempo. Si tratta quindi di far capire agli elettori che quelli su cui si voterà il 16 maggio sono interventi minimi rispetto a quelli che certamente verranno in futuro se i primi saranno accettati. Questi referendum hanno dunque un’importanza strategica fondamentale. Ha ricordato il referendum da lei promosso e vinto nell’ottobre ’96 contro gli sgravi fiscali alle persone giuridiche, indicandolo come il tornante della legislatura 95-99. Cosa cambiò in governo quella vittoria? Premesso che la storia non si ripete mai come una fotocopia ricordo che nei primi mesi della legislatura i rapporti con Marina Masoni furono caratterizzati da forti scontri su questioni come la riduzione degli stipendi ai frontalieri, il libro bianco, la Thermoselect, gli sgravi fiscali, l’analisi dei dati contabili. Quel voto referendario, assieme ad altri episodi successivi contribuì a modificare il clima in governo. Ad esempio l’entrata in vigore della Lamal, con i contributi della Confederazione ai cantoni per finanziare i sussidi, liberò una disponibilità inattesa di circa 30 milioni che io stesso proposi a Masoni di utilizzare per il primo pacchetto di sgravi fiscali, a condizione che fossero davvero sociali. Con la collega Masoni s’instaurò progressivamente un rapporto di reciproco rispetto e fiducia che contribuì a creare in governo un clima di effettiva collaborazione. Era però anche quello un periodo di gravi difficoltà finanziarie, per cui fu necessario operare importanti risparmi (ad esempio introducendo l’obbligo di chiedere i sussidi di cassa malati). Ma il clima di fiducia, costruito dopo l’appoggio popolare alle posizioni della sinistra, si tradusse anche in importanti realizzazioni in ambito sociale, come la legge sugli assegni famigliari, la legge spitex, la legge sull’armonizzazione delle prestazioni sociali, per non parlare dell’Usi, della Supsi e della legge sul rilancio economico. “Possono determinare la svolta” «È un risultato straordinario. E mi riferisco in particolare ai tre referendum “scolastici”: aver raccolto così tante firme in meno di due settimane è un risultato del tutto insperato». Non nasconde la sua soddisfazione Graziano Pestoni, deputato Ps e segretario del Sindacato dei servizi pubblici Vpod, per l’esito della raccolta-lampo delle firme per i quattro referendum lanciati contri il Preventivo 2004 del Cantone. Insomma, i ticinesi hanno firmato con convinzione anche i referendum, in particolare quello contro l’ora d’insegnamento supplementare per i docenti, che in apparenza erano più difficili da far capire: «È stata una piacevole sorpresa. Si vede che il lavoro che da anni facciamo a tutela del servizio pubblico comincia a dare i suoi frutti. Certo, qualche reticenza c’è ancora, e casi di cittadini che hanno firmato tutti i referendum tranne quello sull’ora-lezione in più ce ne sono stati. Ma ce ne aspettavamo un numero decisamente superiore. Si è capito che in discussione non ci sono i docenti, ma la qualità della scuola», rileva Pestoni. Ora si deve già pensare alla campagna in vista del voto del 16 maggio. E qui, garbatamente, Pestoni prende un po’ le distanze dal neoeletto presidente del Ps Manuele Bertoli, che aveva indicato il referendum contro il taglio dei sussidi di cassa malati come il più importante dei quattro: «Dobbiamo stare attenti», dice Pestoni, «e considerare i quattro referendum in blocco. Essi si aiutano a vicenda: perché più che temi specifici, essi rimettono in discussione la politica generale dello Stato. Non si tratta tanto di opporsi a singole misure, quanto di dire no alla politica di stampo neoliberista che negli ultimi anni l’ha fatta da padrona. Se sapremo approfittare della concomitanza, il 16 maggio, con le votazioni federali sul pacchetto di sgravi fiscali e sull’11. revisione dell’Avs per esporre con chiarezza la necessità di opporsi ad una politica antisociale e se sapremo approfittare dell’onda lunga del malcontento, allora potremo imporre un riorientamento politico al Cantone», sottolinea Pestoni.

Pubblicato

Venerdì 6 Febbraio 2004

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