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Una tessera sociale per i candidati alle elezioni

di

Martino Dotta
di Martino Dotta
frate cappuccino

La campagna elettorale è ormai entrata nel vivo. Le diverse forze politiche hanno già presentato le liste dei loro candidati o stanno portando ad esse gli ultimi ritocchi. Le poltrone di Consiglio di Stato e Gran Consiglio sono gli oggetti dei desideri. Ma come nel famoso gioco delle sedie, sono più numerosi i pretendenti dei posti disponibili, perciò si studiano le strategie più appropriate per assicurarsi gli spazi ambiti. Quasi tutto è permesso, pur di raggiungere lo scopo. È il caso di dire, almeno in senso simbolico: morte (politica) tua, vita (non solo pubblica) mia! Un copione simile si proporrà di nuovo in autunno con il rinnovo delle Camere federali e, di seguito, l'elezione del Consiglio federale. Anche a questo livello le armi sono state dispiegate da tempo, senza esclusione di colpi. A titolo d'esempio (sconcertante soprattutto per le scarse reazioni che esse suscitano nell'opinione pubblica e nella classe politica), si vedano le sparate sempre più stomachevoli dell'UDC svizzera e di Christoph Blocher, il cui fine ultimo è il discredito delle istituzioni civili, dall'Amministrazione statale al potere giudiziario, passando per gli accordi internazionali ed i valori tradizionali manipolati a piacimento. Se la contesa si fa più dura ed i toni tendono a crescere, inasprendosi sino all'ossessione, l'importante è gettare fango sugli altri per coprire al meglio il marcio o il vuoto di casa propria!
Si capisce che ogni partecipante alla gara vuole assicurarsi un seggio e garantire al suo partito politico o al suo gruppo d'interesse un risultato onorevole. Ed allora non c'è di meglio che tentare di mettere in cattiva luce i presunti avversari. Sono talvolta presunti nemici, perché, non di rado, si creano coalizioni utilitaristiche e temporanee o si stabiliscono accordi più o meno segreti (quali quello emerso di recente e forse non solo cantonticinese dell'asfaltogate o l'altro attorno all'annoso contenzioso sulla politica federale dell'asilo e degli stranieri).
A mio avviso, il problema sta nella difficoltà (per non dire, di fatto, nell'impossibilità) ad individuare in questo "gioco al massacro" (anzitutto della società civile) dei programmi politici degni di questo nome. Non sarà di sicuro un pugno di misure di rilancio dell'economia cantonale a risolvere il crescente disagio di una fascia sempre più ampia di popolazione, né basterà l'invocazione di una maggiore moralità nella vita collettiva e nella gestione pubblica a rendere chiunque più responsabile. E per ovviare all'assenza di un disegno politico organico, posto al servizio del vero bene comune (e non solo dei soliti privilegi), spetta ai cittadini elettori stilare le classifiche. Perché non valutare, ad esempio, l'impatto sociale a medio e lungo termine del lavoro di un Consigliere di Stato o di un Granconsigliere, di un Municipale o di un Consigliere federale, comunale o nazionale? Come sempre, la forza di una società e quindi anche dei suoi rappresentanti si dovrebbe misurare sul grado dell'effettiva attenzione accordata ai più deboli.

Pubblicato

Venerdì 9 Febbraio 2007

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