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Una semplice verità sui ratti

di

Gianfranco Helbling
Quando la destra utilizza dei ratti per rappresentare un gruppo di persone non lo fa per caso. Se Pierre Rusconi e l'Unione democratica di centro (Udc) raffigurano i frontalieri come dei topi non sono innocenti. La destra sa bene che ad utilizzare per la prima volta i ratti in una campagna politica di massa fu il ministro per la propaganda della Germania nazista Joseph Göbbels. Nel film Der ewige Jude (L'ebreo eterno) del 1940 furono gli ebrei ad essere paragonati a dei ratti. La destra di oggi sa che quel film si conclude suggerendo che i problemi della Germania e delle classi popolari tedesche si possono risolvere soltanto sterminando gli ebrei esattamente come si fa per disinfestarsi dai ratti.
Forse però conviene ricordare anche a questa destra come finì la storia: 6 milioni di ebrei furono sterminati nei campi di concentramento nazisti. Alle classi popolari tedesche non andò molto meglio: 5,5 milioni furono i soldati tedeschi morti durante la Seconda guerra mondiale, 2,1 milioni i civili. Complessivamente dal '39 al '45 morirono 71 milioni di persone, 22,5 milioni di soldati e 48,5 milioni di civili.
Per questo non ci può essere la minima accondiscendenza verso la cultura neonazista che sta prendendo piede in Ticino. Non si può tollerare il "Rom raus" della Lega dei Ticinesi come non si può perdonare la campagna "Bala i ratt" dell'Udc. Perché non ci può essere una società civile se la cultura che vi si respira è questa. E perché i nazisti come tutta la destra hanno fatto e fanno sempre e solo gli interessi delle classi dominanti. Nella Germania nazista l'odio contro gli ebrei servì a dividere e sottomettere i ceti popolari a tutto vantaggio di ampi strati della borghesia capitalista. Non è un caso se la classe dirigente tedesca con tutto il suo sistema industriale passò sostanzialmente indenne dalla Seconda guerra mondiale.  
Su un fatto dunque è bene essere coscienti: quando i nazisti rappresentavano gli ebrei come dei ratti, non pensavano affatto di fare gli interessi delle classi popolari tedesche. Allo stesso modo oggi, quando la nuova destra raffigura i frontalieri come dei ratti, non ha nessuna intenzione di tutelare gli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici ticinesi. In realtà si difendono le lavoratrici e i lavoratori ticinesi soltanto se nel contempo si tutelano i diritti dei loro colleghi frontalieri. È una semplice verità sui ratti che chi li disegna conosce perfettamente.

Pubblicato

Venerdì 8 Ottobre 2010

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