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Una scena... astronomica

di

Walter Bortolotti
«Le Chant de l’étoile» ha preso forma durante una conferenza-spettacolo presentata dalla compagnia Miméscope all’interno di un avvenimento scientifico organizzato dall’Università di Ginevra nell’ottobre del 2000. Partendo da un contenuto ricco e rigoroso, ma in ogni caso abbordabile anche da un profano, la prima versione della pièce non aveva niente a che vedere con una conferenza classica. Delle immagini affascinanti erano state utilizzate per sottolineare i propositi del relatore, un astronomo in carne ed ossa, ai quali si sovrapponevano un aeroso balletto di un acrobata e il suono di 4 musicisti. Questa produzione riscosse un grande successo riunendo in un solo week-end più di 800 spettatori. Grazie al vivo interesse del «Théâtre du Grütli», questa conferenza inedita ha aperto la strada per la creazione di una vera opera teatrale che sarà rappresentata nel teatro ginevrino dal 5 al 28 marzo all’interno del ciclo «Science au Théâtre». Il tema centrale di questa nuova creazione è l’evoluzione stellare, vale a dire la vita e la morte delle stelle. Nella prima parte della pièce gli attori porranno le basi per permettere agli spettatori di immergersi con fiducia e impazienza nel tema proposto. Ponendo delle domande in apparenza semplici l’oratore stuzzicherà la curiosità dello spettatore con dei principi base: si scoprirà, ad esempio, che una stella non è altro che un’enorme bolla di gas in equilibrio. Un percorso in tre tappe molto particolare che trascinerà il pubblico verso il centro della nebulosa del Granchio. Sprofondando attraverso i lembi iridati di una stella dilaniata, lo spettatore scoprirà inoltre uno degli oggetti più strani dell’universo, un pulsar, il cadavere di una stella che canta. Lo stile sviluppato dalla compagnia può essere qualificato come «teatro onirico». I diversi pezzi che formano la pièce sono in dipendenza perpetua tra il sogno e la realtà, una realtà sfalsata però, che mantiene un’impronta turbante del sogno, dove quest’ultimo si confonde stranamente con la realtà. Solo il linguaggio matematico permette una rappresentazione obbiettiva dei modelli astronomici e chi non conosce questo linguaggio può far appello all’intuizione e all’immaginazione per crearsi delle proprie rappresentazioni. Seguendo la linea degli spettacoli precedenti gli strumenti drammatici in questa creazione sono l’arte del mimo, l’acrobazia, i giochi di luce, la musica e il verbo immaginato e poetico. Attraverso un sottile dosaggio di ogni ingrediente drammatico, che dà il suo colore ai differenti «tableaux», questa creazione mantiene un ritmo perfetto che lascia gli spettatori incantati. Per info: www.grutli.ch.

Pubblicato

Venerdì 15 Marzo 2002

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