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Una scelta targata Ru 486

di

Maria Pirisi
In Italia, la pillola abortiva Ru 486 non va proprio giù al Vaticano e agli ambienti di destra che ne parlano come di una licenza di uccidere concessa impunemente alle donne. Tanto che il ministro della Sanità Francesco Storace, esponente di Alleanza nazionale, qualche mese fa ne ha sospeso la sperimentazione. Non c’è da stupirsi se in un clima del genere la donna, ritrovandosi sempre più assediata da colpevolizzazioni di tipo oscurantista (oltre allo stress e alla difficoltà di prendere una decisione riguardo ad un eventuale ricorso all’interruzione di gravidanza), decida di rivolgersi a strutture al di fuori dei confini. Il Ticino resta la sponda più vicina a cui approdare, soprattutto perché in Svizzera, dal 1° novembre 1999, come da tempo in altri paesi del centro e nord Europa, è possibile un’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) con il metodo farmacologico della pillola Ru 486, conosciuta anche col nome di Mifégyne. La Svizzera è il paese europeo con il più basso tasso d’aborti d’Europa, pari al 6,8 per mille donne (tra i 15 e i 44 anni) (1), un dato che serve a smentire quanti si ostinano a dire che la depenalizzazione dell’aborto porta ad una banalizzazione della pratica. Negli anni precedenti l’entrata in vigore della nuova legislazione, cioè del 1° ottobre 2002, la Confederazione registrava tassi più alti di Ivg rispetto a quelli attuali, anzi – dati alla mano – si può dire il numero di Ivg dal 1970 (12,1 per mille donne) al 2003 (6,8 per mille donne) si sono praticamente dimezzati. Se non altro, oggi le statistiche rispecchiano più fedelmente la situazione nei vari cantoni, visto che con il nuovo ordinamento in materia non si assiste più al “turismo dell’aborto” dai cantoni più restrittivi a quelli più liberali. Anche il cantone Ticino segue la tendenza al ribasso in materia di Ivg: nel 2003 vi sono stati 527 casi e nel 2004 524 (dati completi al sito: www.svss-uspda.ch/fr/suisse/statistiques.htm) . Abbiamo affrontato il tema con Mirta Zurini Belli, membro del Comitato dell’Associazione PLANeS (Fondazione svizzera per la salute sessuale e riproduttiva) (2) e consulente del Centro di Pianificazione familiare dell’Ospedale regionale La Carità di Locarno. Signora Zurini, qual è la causa che sta portando ad una diminuzione delle interruzioni volontarie di gravidanza in Svizzera? Credo che l’opera di prevenzione sia stata, e sia, determinante. Si è infatti constatato che in tutti i paesi europei, soprattutto del Nord Europa, dove vengono promossi corsi o momenti di informazione sul temi della gravidanza e della contraccezione , il tasso di interruzioni di gravidanza è in costante riduzione rispetto a quei paesi dove l’intervento di prevenzione non è istituzionalizzato o non è costante. La pillola abortiva Ru 486, rispetto al metodo chirurgico, è considerata meno traumatica, meno costosa e rischiosa. Come mai allora il metodo chirurgico è ancora più praticato? Pur essendo il metodo chirurgico ancora il più praticato, si sta assistendo ad un costante ascesa del tasso di impiego del metodo farmacologico. In tutta la Svizzera nel 2004 si è ricorso alla Ru 486 nel 40,7 per cento dei casi; in particolare in Ticino, nello stesso anno la Mifégyne è stata scelta nel 40 per cento dei casi quando solo l’anno precedente questa percentuale si attestava intorno al 30,9. E come mai la situazione non è uniforme in Svizzera, ma presenta delle disparità tra cantone e cantone a volte molto marcate? Per esempio, nel 2003 nel canton Vaud l’uso della Mifégyne si arrestava intorno al 25, 4 per cento dei casi e a Basilea Città il tasso arrivava al 59,4 per cento… Molto dipende dalla situazione della donna che richiede un’interruzione di gravidanza. Il metodo farmacologico può essere adottato solo entro il 49esimo giorno di amenorrea [cessazione delle mestruazioni, ndr] e questo spiega perché in molti casi non è applicabile. Tale condizione presupporrebbe che la donna abbia un grado d’informazione in materia di educazione sessuale che le permetta, qualora rimanga incinta e non desidera o non può portare a termine una gravidanza, di prendere una decisione tempestiva. È una condizione basilare. Oggi la conoscenza della Ru 486 è molto più diffusa e questo spiega il perché il metodo stia tallondando, in percentuale, quello chirurgico. Nel riferirsi alla Ru 486 spesso si sente parlare di vendita della pillola abortiva: cosa significa ciò? che basta avere una ricetta medica per procurarsela in farmacia? Assolutamente no. La Mifégyne non è un prodotto farmacologico in vendita ma in dotazione solo ai medici abilitati che, o nel loro studio o in ambito ospedaliero, la somministrano direttamente alla donna che ne fa richiesta e dietro loro stretta sorveglianza. Dopo due giorni, la donna si reca in ospedale dove viene trattenuta alcune ore per un controllo approfondito e, ancora, vi fa ritorno dopo dieci giorni per un’ulteriore verifica. Chi opta per il metodo farmacologico deve rispettare questi tre fasi ineludibili. Di recente in Italia è montata la polemica contro la sperimentazione, cominciata nel Piemonte, della pillola abortiva Ru 486: quanto in pratica questa chiusura italiana si sta ripercuotendo sulla sponda ticinese? O meglio, sono aumentate le richieste di Ivg con questo metodo dall’Italia? Da quando la Mifégyne è stata introdotta in Svizzera , siamo più sollecitati con le richieste dall’Italia. Però notiamo una certa disinformazione in materia in quelle donne italiane che si rivolgono a noi pensando di risolvere il tutto venendo qui a prendere la pillola e tornandosene poi a casa loro, come in una sorta di “fai da te”. Salvo poi scoprire che non è affatto così. Solo pochi mesi fa si è parlato del sovraccarico di consulenze a cui i consultori pubblici in Ticino sono sottoposti. Ora c’è il rischio che anche le richieste dall’Italia aumentino considerevolmente, soprattutto per voi e per il consultorio dell’Ospedale civico di Lugano, che vi trovate vicino al confine. Siete preoccupati? I consultori, ubicati nei quattro principali ospedali del Cantone, sono stati pensati per rispondere ai bisogni della popolazione locale. Delle numerose richieste che ci pervengono dall’Italia possiamo accettarne solo una minima parte. Una parte che, seppur piccolissima, è comunque in aumento negli ultimi tempi, come è documentato dalle statistiche. (3) Di certo il dover anche solo rispondere telefonicamente alle richieste d’informazioni comporta per noi un ulteriore sforzo e dispendio di energie in un momento in cui, come ricordava lei, il carico del nostro lavoro è molto grande. Come vede questa forte e pregiudiziale opposizione alla Ru 486 e all’aborto in genere che si va diffondendo in Italia? È un tema molto delicato che non crea più polemiche o discussione laddove – come nei paesi del centro e nord Europa – è ormai acquisito da tempo. Ma le crea, per converso, laddove – è il caso dell’Italia – culturalmente e storicamente non è ancora stato accettato come diritto della donne il decidere se portare o meno avanti una gravidanza, o non si è ancora capito che promuovere la sensibilizzazione nell’ambito della sessualità e della contraccezione aiuta considerevolmente a diminuire il numero delle richieste di interruzione volontaria di gravidanza. _______________________ (1) Fonte: Consiglio d’Europa, “Evoluzione demografica recente in Europa” 2004 – Statistiche nazionali – Istituto Alan Guttmacher 2005. (2) Di recente l’Associazione PLANeS è diventata una Fondazione non-profit con lo scopo di promuovere, a diversi livelli, i diritti umani nell’ambito della vita sessuale-riproduttiva (www.plan-s.ch). È inoltre affiliata alla Federazione internazionale pianificazione familiare (Ipp). (3) Le donne italiane che si sono rivolte al Ticino per un’Ivg nel 2003 erano 59 e nel 2004 72 (di cui il 23 hanno optato per il metodo chirurgico e 49 per quello farmacologico). Identikit della pillola Mifégyne È conosciuta come la Ru 486, o col nome commerciale di Mifégyne, la pillola abortiva che prende il nome dalle iniziali del laboratorio francese Russel-Uclaf che la mise a punto nell’aprile del 1982 certificandola come Ru 38486. Si tratta di un preparato farmacologico a base di mifepristone, un anti-progesterone (ormone della gravidanza) che provoca l’interruzione della gravidanza. La Mifégyne può essere somministrata solo entro il 35esimo giorno dall’inizio della fecondazione (ossia entro il 49esimo giorno dalle ultime mestruazioni) e non secondo una pratica “fai da te” ma sotto stretto controllo medico. Introdotto in Svizzera dal 1° novembre 1999, il metodo sta piano piano tallonando il più praticato metodo chirurgico che, in mancanza di una decisione tempestiva da parte della donna d’interrompere la gravidanza, resta l’unica alternativa. Proprio per la precocità con cui dev’essere applicato, il Mifégyne presenta molti vantaggi fisici e psicologici per la donna. Fisici in quanto la donna non è sottoposta ad alcuna anestesia (mentre per il metodo chirurgico è necessaria o quella locale o quella totale) e raramente si presentano complicazioni; psichici in quanto, potendo intervenire fin dal primo giorno della gravidanza, la donna ha maggiori possibilità di vivere l’interruzione di gravidanza in modo – nei limiti del consentito – più “naturale”, grazie all’assenza dell’ospedalizzazione. Contrariamente a quanto vanno affermando gli anti-abortisti, l’introduzione della pillola Ru 486 non ha banalizzato l’aborto contribuendone a diffonderne la pratica, basta dare un’occhiata alle statistiche ufficiali che dimostrano come le Interruzioni volontarie di gravidanza (Ivg) in Svizzera dal 1970 ad 2004 si siano drasticamente ridotte passando dalle 14’000-16’000 alle 10’500 attuali. Nella Confederazione, nel 2004, l’uso della Mifégyne ha riguardato il 40,7 per cento dei casi, mentre in Ticino il 40 per cento.

Pubblicato

Venerdì 25 Novembre 2005

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