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Una questione di interessi

di

Roberto Rüegger
Oggi la pressione sui desideri materiali è forte. La pubblicità in genere e la televisione in particolare compiono un bombardamento di modelli di successo che esasperano il bisogno di apparire e la tendenza a sostituire, in modo un po' infantile, ciò che si è o ciò che si sa fare con quello che invece è indispensabile possedere. Tutto questo alimenta e fa fiorire rigogliosamente l'attività del cosiddetto piccolo credito. Per non parlare della vera e propria usura. I più sensibili alle lusinghe del consumo a tutti i costi sono i giovani, che spesso finiscono per lasciarsi avvolgere dalle spire soffocanti dell'indebitamento. Se la schiavitù consumistica imposta dal tamtam mediatico e televisivo è una novità recente, non è affatto nuovo il problema del prestito con alti interessi. Siamo nel XV secolo. L'economia monetaria si sta sviluppando molto velocemente. Il prestito di denaro con interesse è ancora semplicemente considerato usura e in quanto tale è attività vietata ai cristiani. La nascente economia europea ha però bisogno di crediti per potersi sviluppare, come hanno bisogno di continui crediti i regnanti e gli stati, cronicamente al verde. Ad alto livello quindi sulla questione dell'usura l'ipocrisia è d'obbligo. Agli ebrei, in quanto non cristiani, è lecito prestare soldi applicando un tasso d'interesse che, dati gli enormi rischi economici di quei tempi, non poteva che essere esorbitante. Salvo poi soccombere alla tentazione di estinguere i debiti, quando diventavano eccessivi, tuonando contro gli usurai e cacciando o persino perseguitando gli ebrei. Più spesso, con altrettanta ipocrisia, lo stato, nella figura del sovrano, sosteneva e proteggeva i creditori di professione e, pur condannandone l'attività, almeno in apparenza e pubblicamente, ne ricavava lauti benefici. Era il caso di Firenze. Piero de' Medici tollerava ampiamente l'attività degli usurai che applicavano tassi d'interesse piuttosto esosi, anche perché fortemente tassati dallo stesso Piero che quindi era parte attiva nel sistema creditizio. Tutto questo non piaceva a Bernardino da Feltre, focoso predicatore dell'ordinanza francescana, che nelle sue prediche quaresimali del 1488 si scagliò contro il de' Medici e la sua politica economica. Il frate fu espulso dalla città. La sua fama di predicatore era però così acclamata che per evitare disordini le autorità cittadine lo riammisero cercando, senza successo, di esercitare una censura preventiva sul contenuto delle sue prediche. L'unico vero rimedio contro l'usura non poteva che essere uno: trovare un sistema morale e legale per offrire dei crediti in danaro. Ed è proprio ciò che fece il beato Bernardino da Feltre propugnando l'istituzione del monti di pietà, opponendo quindi il concetto di solidarietà con chi è nel bisogno, alla logica del profitto applicata a chi per necessità o per vanagloria è diventato indigente.

Pubblicato

Venerdì 19 Maggio 2006

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