È stato presentato e messo in consultazione un anno e mezzo fa. Da allora, la proposta di revisione del piano direttore cantonale, conosciuto come Pd 90, ha ricevuto centinaia di commenti, suggerimenti, critiche da parte di comuni, regioni, enti pubblici, associazioni, ditte, partiti politici e privati. In tutto 161 richieste avanzate all'Ufficio competente. È stata soprattutto l'impostazione del documento ad essere criticata, considerata troppo pesante, elaborata e di difficile applicazione pratica. I Verdi e il Wwf, in particolare, si sono spinti oltre, chiedendo di eliminare alcune incongruenze e lacune. Da allora sono passati diversi mesi: ieri, a Bellinzona, sono stati presentati i conteuti del progetto che sarà sottoposto al Gran Consiglio per l'adozione degli obiettivi pianificatori elaborati per la revisione del Pd. Qualche sforzo, importante, è stato fatto. Alcuni "nei", tuttavia, restano. Ne abbiamo parlato con Riccardo De Gottardi, direttore della Divisione per lo sviluppo territoriale e la mobilità, e Francesco Maggi, responsabile Wwf Ticino.

Tra febbraio e maggio dello scorso anno, gli occhi di numerosi ticinesi si sono soffermati con attenzione su un progetto di grande importanza per il destino del nostro Cantone: la revisione del piano regolatore. Vecchio di ormai 15 anni, l'attuale testo aveva infatti più che mai bisogno di un "lifting". In fondo, qualche problema lo aveva avuto presto, surclassato o forse più spesso ignorato da politiche più locali abituate da sempre a tracciare il proprio territorio permettendo «errori – errori volontari, visto che tutti a suo tempo erano stati avvisati ed erano consapevoli di quello che sarebbe successo – come ad esempio i centri commerciali in aree discoste dal centro, creando una massa di traffico privato non da poco che ora siamo costretti a gestire», interviene Francesco Maggi.
La prima versione di revisione, presentata la primavera scorsa, era il risultato di numerosi sforzi ma, dal numero di osservazioni ricevute, si è capito capito che si poteva fare di più. E lo dimostrano i lavori svolti nel frattempo dall'ufficio del territorio in interconnessione – e questa è una novità – con altri uffici cantonali e attori esterni all'amministrazione appartenenti a vari settori della società, tutti coinvolti in numerosi forum. «Dapprima ci siamo preoccupati di rispondere alla critica più frequente, ossia la mancanza di chiarezza e di concretezza degli obiettivi, concretizzandoli laddove fossero troppo generici ed evitando così che ne ostacolassero la valutazione della loro portata», spiega Riccardo De Gottardi. Il tutto con l'ausilio di nuove schede specifiche, da considerarsi come il braccio operativo del Pd. «Attualmente già una quindicina di schede sono pronte, tra queste, abbiamo anche una proposta di scheda dedicata proprio ai centri commerciali in cui si indicano sia i passi da seguire per gestirli al meglio, sottolineando l'importanza di sviluppare gli accessi con i mezzi pubblici, sia le possibilità di altri sviluppi commerciali», afferma De Gottardi. E a questo proposito, c'è chi, come Francesco Maggi, si preoccupa dell'opzione sala multicinema e centro commerciale ventilato a Riazzino:  «Ma Locarno non è già la città del cinema? C'è addirittura chi definisce questo un "progetto esemplare"; e pensare che segue la stessa politica che ha portato al Fox Town e al Pian Scairolo....». «Al momento non si è entrati nel merito di creare nuovi generatori di traffico – assicura De Gottardi – anzi, si reputa che quella di Riazzino non sia un'ubicazione necessaria...».
Ma torniamo alla nuova consultazione e revisione che ha portato a una versione più soft del documento e che dovrebbe facilitarne l'applicazione. Concretamente la nuova proposta di revisione concepisce il Pd strutturato in 4 ambiti: patrimonio, rete urbana, mobilità e vivibilità da cui si diramano 35 progetti. La lista degli obiettivi è lunga: questa è solo una selezione dei principali. (I dettagli  così come le risposte alle singole osservazioni sollevate, sono per ora contenuti in un documento interno al dipartimento).Tra questi, appare (questa volta) la volontà di promuovere il paesaggio, inteso come superficie agricola, lacustre, boschiva e come paesaggio già costruito. Si vuole inoltre promuovere  una struttura competitiva degli insediamenti senza favorire una regione-polo rispetto ad un'altra – introducendo così il concetto di Città-Ticino – dal profilo sia funzionale sia della mobilità, favorendo lo sviluppo economico e territoriale di ogni zona, in funzione delle rispettive vocazioni. Di certo positiva la volontà di ampliare la rete ferroviaria (Alp Transit e linea Ticino-Lombardia, TiLo) e di sostenere la mobilità non motorizzata (anche se nel contempo si rilanciano i collegamenti aerei commerciali e altri progetti Vedi più avanti). Infine, si sono apportate delle correzioni a favore di un uso più "cauto" di tutte le forme di energia, acqua compresa, riducendo i carichi ambientali e promuovendo il Ticino come regione di produzione, commercio e trasporto di energia elettrica pregiata e protetta. Tutte regole che occorrerà imparare ad applicare anche nella costruzione di stabili ed abitazioni.
Il tutto guardato a vista da un previsto Osservatorio dello sviluppo territoriale che, idealmente, sarà composto da osservatori esterni, come già accade in altri cantoni svizzeri, il cui compito sarà di monitorare la situazione e, in un secondo tempo, valutare se i progetti abbiano o meno raggiunto gli obiettivi prefissati.
«Sostanzialmente il nuovo PD è in gran parte condiviso dal Wwf ed è un documento importante per leggere l'evoluzione del nostro territorio, rispettivamente correggere gli errori commessi in passato», afferma Francesco Maggi che aggiunge: «Anche se non possiamo fare a meno di notare incongruenze come (oltre a quelle già citate) il raddoppio della Galleria del San Gottardo, la superstrada Stabio-Gaggiolo o quelle contenute nella scheda relativa al Piano di Magadino prevista per rimediare agli errori frutto della pianificazione precedente (14 comuni se lo sono spartito ed usato) in cui da un lato, si ha la bellissima idea di costruire un parco naturale (con tanto di paesaggio palustre, imposto da Berna contro la volontà del Cantone) e, dall'altro, lo si affianca alla variante autostradale 95, a un inceneritore per i rifiuti e a un aerodromo da potenziare... un crogiolo di elementi pronti a compromettere il futuro del parco, già sul nascere». Una critica che Riccardo De Gottardi conosce e a cui risponde: «Il nostro intento oggi è creare un nuovo modo di gestire il territorio per i prossimi 10-15 anni, non di distruggere il lavoro fatto in passato. Il piano di Magadino è un tassello approvato dal Consiglio federale un paio di anni fa e passato attraverso un iter di approvazione complesso. Oggi la fase di Pd per Magadino è superata, siamo già nella fase successiva».
«Fondamentalmente, il problema principale del Pd è che il tutto – seppur ben fatto come in questo caso – rischia di rimanere un bell'esercizio accademico mentre il territorio continuerà ad evolvere seguendo le leggi di mercato», conclude Maggi.
Già in passato abbiamo visto il Cantone privo della forza necessaria ad applicare delle direttive previste.

Pubblicato il 

06.10.06..

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