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Una nicchia di casa e di mercato

di

Can Tutumlu
«Non faccia tante storie, tanto paga l'assistenza. Prenda questa fattura e la porti da loro. Sarà più facile anche per lei», è questa la risposta che Semir* si è sentito dare quando ha chiesto chiarimenti all'amministratrice riguardo ad un conguaglio che gli sembrava esagerato.
Arrivato in Svizzera sei anni fa Semir trova dopo varie ricerche un appartamento dove abitare. All'amministratrice dell'immobile viene introdotto da un conoscente che sta per lasciare la sua abitazione a Pregassona. «La proprietaria, quando ha saputo che venivo aiutato dal Soccorso operaio svizzero e dall'assistenza, mi ha subito accettato come inquilino nonostante poco prima avesse storto il naso perché ero un richiedente l'asilo – ricorda Semir –. Io ero contento, finalmente avevo un posto dove stare, ma poi… ».
La prima sorpresa per Semir arriva appena firmato il contratto: mentre al conoscente veniva chiesta una pigione di 935 franchi per l'appartamento di 3 locali a Semir la proprietaria ne chiede 1'150. Quale scusa l'anziana amministratrice adduce a migliorie varie eseguite all'interno dei locali quali il cambio dei sanitari e il rinnovamento della cucina. Migliorie che in seguito ad una perizia esterna risulteranno non effettuate.
I problemi per Semir cominciano a sorgere quando fa notare all'amministrazione che all'interno dell'appartamento ci sono delle cose che non funzionano: l'intonaco cade dagli infissi delle finestre, il frigorifero funziona a singhiozzi, lo stato della cucina è pietoso. A seguito di una sua raccomandata gli viene promesso che tutto verrà messo a posto mentre è assente per un paio di settimane. Ma quello che dovrebbe essere un rinnovamento al suo ritorno si concretizza in piccoli lavoretti. Semir a questo punto reagisce e chiede l'intervento dell'Associazione inquilini. Il perito che ispeziona l'appartamento annota una lunga lista di difetti: bisogna sostituire il citofono, la porta d'entrata e il pavimento in bagno. L'armadio nell'atrio deve essere riparato. Sulla cucina il perito scrive che vanno sostituiti gli armadi e il rubinetto. La porta è visibilmente rotta e ci sono infiltrazioni dalla finestra. In bagno vanno coperti dei fori presenti sul pavimento e il lavabo va risistemato. Il perito conclude infine che l'appartamento deve essere anche integralmente tinteggiato (scrostando prima le pareti), come pure gli stipiti. I serramenti devono essere riparati e i battiscopa sostituiti.
«Ci ho messo un po' a capire che avevo diritto a chiedere di stare meglio nell'appartamento – ci dice Semir –. Gli altri inquilini sono stranieri come me, tutti noi abbiamo in un certo senso paura. C'è il problema della lingua che non ci permette di comunicare come vogliamo. Molti di noi pensano poi che la loro domanda di asilo potrebbe essere compromessa se si alza troppo la voce. Si accettano molte cose per non avere problemi».
Alla fine del primo anno Semir riceve un conguaglio di 2'800 franchi che reputa esagerato, anche perché paga ogni mese 150 franchi di spese. Chiede chiarimenti e si aspetta un nuovo conteggio dettagliato che non arriva. La proprietaria gli risponde che se lo vuole avere deve prometterle una cosa: di non portarlo all'Associazione inquilini.
Semir ci dice anche molto lucidamente che il fatto che sia l'assistenza sociale a pagare la pigione o parte di essa fa abbassare molto la guardia agli inquilini. «È solo quando uno paga di tasca propria che si rende conto delle ingiustizie. Nessuno vuole avere problemi. Quasi nessun inquilino della mia palazzina ha voglia di controllare conguagli e di capire quali sono i suoi diritti. Non sanno neppure a chi rivolgersi, l'assistenza non è interessata a queste situazioni. Non solo il mio appartamento era in pessime condizioni. Anche gli altri avevano problemi, ma molti si impegnano da soli per mettere a posto le cose che non vanno senza avere così problemi con l'amministrazione», aggiunge il giovane richiedente l'asilo. Dopo due anni di tira-molla Semir riceve il ben servito, il suo contratto è disdetto. «Per me in fondo era meglio così. Non ce la facevo più con tutte quelle storie. Ho passato molto tempo all'Associazione inquilini, un aiuto fondamentale per me. Io ho cercato di far valere i miei diritti, volevo risparmiare i miei soldi e anche quelli dell'assistenza». Semir ha ancora oggi aperta una vertenza giudiziaria con l'amministrazione del suo vecchio appartamento ed è passato diverse volte dall'ufficio di conciliazione.

* Il nome è di fantasia, l'identità della persona è nota alla redazione


"Politica alloggi inadeguata"

Bill Arigoni se la prende con le autorità: "bisogna saper offrire di più"

È stato Bill Arigoni, con un'interrogazione parlamentare presentata la scorsa settimana, a puntare il dito contro le amministrazioni degli "immobili-ghetto" e del mancato controllo delle condizioni dello stabile di Paradiso da parte delle autorità pubbliche. Il caso è scoppiato dopo che un inquilino ha sporto denuncia contro la Ticova, che in qualità di intermediario ha intascato un lauto compenso per l'operazione, e la Mirantina sa proprietaria dell'immobile in via Zorzi 39a in cui il beneficiario di assistenza abita in 13 metri quadri per 850 franchi mensili. Il consiglio di rivolgersi alla Ticova gli è stato dato dall'ufficio Laps di Paradiso. Anche il caso di Semir (si veda l'articolo sopra) è noto al parlamentare socialista e presidente dell'Associazione inquilini della Svizzera italiana. «A Lugano ci sono altri personaggi, cioè oltre alla Ticova e alla Mirantina sa, che sfruttano chi è nella condizione di bisogno con  pigioni che sono eccessive per un appartamento che il più delle volte è in condizioni indegne. C'è un vero problema sociale che va affrontato – dice ad area Arigoni che aggiunge –. Ci sono immobili, non solo quello di Paradiso, ma anche quello di Semir in via Industria 2 a Pregassona che sono diventati veri e propri ghetti per beneficiari di prestazioni sociali e richiedenti l'asilo». Il racconto di Semir la dice lunga sul perché amministratori senza scrupoli riescono ad affittare appartamenti che sono in stati improponibili. «Chi affitterebbe un appartamento ad un inquilino che potrebbe non pagarti l'affitto a fine mese? Questi personaggi si sono specializzati in una nicchia di mercato, quella di chi è nel bisogno: tanto paga l'assistenza. Molti inquilini non osano fiatare perché sono contenti di avere almeno un tetto sopra la testa», spiega Arigoni. Il parlamentare socialista, oltre a chiedere l'apertura di un'indagine sull'attività dello sportello Laps di Paradiso, se la prende anche con la politica degli alloggi del Cantone. In particolare Arigoni si chiede che senso abbia aspettare che un inquilino venga sfrattato per poi ricollocarlo in un appartamento di bassa qualità a costi superiori: «non avrebbe più senso acquistare immobili all'asta da affittare a prezzi e condizioni decenti anche a chi è nel bisogno?», si chiede Arigoni. Anche sul lato del controllo del guadagno dei proprietari il parlamentare ricorda che c'è una specifica legge che definisce quando un affitto è abusivo (cioè quando supera di mezzo punto percentuale il tasso ipotecario sul capitale proprio investito). Ma questo genere di controlli non viene in genere quasi mai effettuato.   

Pubblicato

Venerdì 24 Agosto 2007

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