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Colletti sporchi

Una miniera d'oro (anche se di ferro)

Si è aperto a Ginevra il processo contro il miliardario franco-israeliano Beny Steinmetz accusato di corruzione per ottenere un mega giacimento in Guinea

di

Federico Franchini

Ginevra, luogo simbolo del commercio mondiale di materie prime. Un'attività ad alto rischio. Anche perché, per ottenere le concessioni, i giganti minerari e del trading devono bussare alle porte giuste. Porte che, spesso, in Paesi dove la corruzione è la regola più che l'eccezione, vanno oliate per bene. È quindi simbolico il fatto che, proprio a Ginevra, si è aperto questa settimana uno dei più importanti processi per corruzione legato al mondo opaco delle commodities.

 

La vicenda riguarda la concessione di una delle miniera di ferro più grandi del mondo, quella di Simandou, in Guinea. Una concessione ottenuta, nel 2011, dal gruppo minerario Beny Steinmetz Group Resources (Bsgr), all'epoca amministrato in riva al Lemano. Per il gruppo si è trattato di un vero e proprio jackpot: a fronte di un investimento di 165 milioni di dollari, Bsgr ha venduto diciotto mesi dopo il 51% della concessione alla brasiliana Vale per … 2,5 miliardi di dollari. Bingo!

 

Il sospetto, però, è che per ottenere questa concessione sia stata oliata qualche porta. Nel 2011, il primo presidente democraticamente eletto della Guinea, Alpha Condé, ha avviato una revisione dei contratti minerari conclusi dai suoi predecessori. È stato questo processo a portare alla luce lo scandalo: approfittando delle ultime ore di vita del dittatore Lansana Conté, Bsgr ha ottenuto la concessione del giacimento di Simandou, in gran parte rivenduto tre anni dopo ad un prezzo esorbitante. Sentendo tanfo di corruzione, nel 2013, il procuratore ginevrino Claudio Mascotto ha aperto l'inchiesta penale che ggi, otto anni dopo, è sfociata in un processo tanto atteso quanto dall'esito imprevedibile.

 

Sul banco degli imputati vi è l'uomo che da il nome al gruppo: Benny Steinmetz. A lungo residente a Ginevra, già persona più ricca di Israele (la sua fortuna è stimata a 8 miliardi di dollari), arricchitosi col commercio di diamanti, l'uomo è tanto controverso quanto discreto. La sua presenza è considerata un evento a sé e ha convogliato al Tribunale correzionale ginevrino la stampa internazionale. Assieme a due coimputati - una cittadina belga, direttrice di una miriade di società implicate nel progetto minerario e un francese, uomo di fiducia in Africa - Beny Steinmetz è accusato di corruzione di agenti pubblici stranieri e falsità in documenti. I tre, che rischiano fino a cinque anni di carcere, negano i fatti e chiedono l'assoluzione.

 

Dieci milioni alla moglie del presidente

 

Tra i personaggi chiave della vicenda vi è Mamadia Touré, la quarta moglie del defunto Lansana Conté, al potere dal 1984 al 2008. È sua la porta a cui Bsgr ha bussato e oliato per bene. L'atto d'accusa, che area ha potuto consultare, specifica come le siano stati trasmessi circa 10 milioni di dollari, tra il 2006 e il 2012. Secondo il procuratore Claudio Mascotto (che ha firmato l'atto d'accusa, ma che nel frattempo ha lasciato la procura ginevrina) Mamadie Touré - oggi rifugiata negli Stati Uniti dove beneficia di uno statuto di testimone protetto dalle autorità - esercitava un'importante influenza sul marito e i suoi ministri. Per questo, la donna ha avuto un ruolo decisivo nell'aprire le porte della presidenza a Beny Steinmetz e al suo gruppo.

 

Da parte sua, l'uomo d'affari ha sempre sostenuto di essere solo un "consulente" per il suo gruppo Bsgr. Di tutt'altro avviso la pubblica accusa: "Sebbene non ricopra una posizione ufficiale, Beny Steinmetz è in realtà il vero direttore e leader del gruppo Bsgr", si legge nell'atto d'accusa che specifica che il gruppo, alla fine della sua struttura, è detenuto da Balda, una fondazione basata in Liechtenstein, di cui Beny Steinmetz e la sua famiglia sono beneficiari,

 

L'atto d'accusa descrive nel dettaglio le complesse disposizioni messe in atto dal 2005 per incanalare i soldi e giustificare i pagamenti con pretesti che vengono descritti come “fallaci”: forniture di macchinari per l'edilizia, consegna di zucchero, noleggio di yacht e altri servizi di consulenza. Per nascondere questi presunti pagamenti corruttivi, Beny Steinmetz avrebbe fatto ricorso a schemi opachi, orchestrati da Ginevra tramite una società di consulenza svizzera, la Onyx Financial Advisors, la cui ex direttrice è una dei coimputati. Per i suoi "buoni uffici", Mamadie Touré non è stata pagata direttamente da Bsgr, ma da una società apparentemente indipendente, Pentler Holding Ltd, domiciliata nelle Isole Vergini britanniche. Questa società sarebbe però controllata da Bsgr attraverso una rete di strutture offshore.

 

Alta posta in gioco per la giustizia svizzera

 

In una disputa processuale che si preannuncia molto tesa, il tribunale dovrà ora passare al vaglio queste accuse. La pressione è notevole: “Per il sistema giudiziario svizzero la posta in gioco del processo è alta. È raro che un importante caso di corruzione internazionale si concluda con un processo in Svizzera, soprattutto con un accusato di questo calibro“ ha scritto l'esperto giornalista d'inchiesta Sylvain Besson su La Tribune de Genève.

 

Per l'Ong Public Eye, che da anni segue il caso, la vicenda “dimostra come l'uso abusivo dei paradisi fiscali faciliti l'occultamento di attività dubbie o addirittura illegali in Stati con una governance e una regolamentazione deboli”. Per l'Ong “la Svizzera deve anche agire preventivamente per non essere più complice di pratiche predatorie che privano la popolazione di paesi ricchi di risorse naturali del reddito essenziale”. Il riferimento è anche al ruolo oscuro svolto dai consulenti e dagli avvocati che, nascosti dietro il segreto professionale, forniscono servizi nella creazione o nella gestione di società e trust offshore.

 

È raro che questo tipo di casi arrivi in tribunale in Svizzera. Spesso il procedimento non va a buon fine o le società perseguite stipulano un accordo finanziario con lo Stato, come è già successo in casi simili sempre a Ginevra. Ma questa volta il sistema giudiziario va fino in fondo, ciò che è un buon segnale.

Pubblicato

Lunedì 11 Gennaio 2021

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