Una lotta che riguarda tutti

Lavoratori che si autorganizzano per battersi contro la seconda riduzione alle rendite pensionistiche. Sarebbe un taglio del 40% in quindici anni

Erredipi. Di questa associazione ne avrete sentito parlare. Il suo acronimo significa Rete per la difesa delle pensioni. Da un anno si sta battendo contro la decurtazione del 20% delle pensioni degli affiliati all’Istituto di previdenza del Canton Ticino (Ipct). Una diminuzione che, sommata alla precedente di una decina d’anni fa, porterebbe a un taglio complessivo del 40%. Gli affiliati attivi sono circa 17mila, mentre sono 9mila le persone già in pensione. Gli attivi corrispondono al 7% della forza lavoro in Ticino. Non proprio una bazzecola.

Sono docenti, poliziotti, guardie carcerarie, assistenti di cura in case anziani, impiegati comunali e cantonali che garantiscono un’infinità di servizi essenziali alla comunità. Il secondo taglio alle pensioni è solo l’ultimo di una serie di peggioramenti subiti negli ultimi decenni. «Tra blocchi agli scatti salariali e mancati riconoscimenti, è lunga la lista delle misure che hanno portato a una costante riduzione nel tempo del potere d’acquisto dei lavoratori pubblici» spiega ad area Alessandro Frigeri, membro di Erredipi.


La prospettiva del secondo taglio alle pensioni è stata la classica goccia che ha fatto perdere la pazienza, portandoli a reagire. Si sono autorganizzati creando l’associazione Erredipi. «Le nostre direttrici sono sempre state due: informare e mobilitare» racconta Enrico Quaresmini, membro dell’associazione. «Informare gli affiliati di cosa significasse quella lettera dell’Ipct in cui si diceva che “il tasso di conversione sarà abbassato”. Ben pochi avevano capito che quella frase equivalesse a un taglio del 20% delle rendite pensionistiche in assenza di misure accompagnatorie». Sul loro sito, grazie a un calcolatore, ogni affiliato potrà facilmente conoscere quale sarà la sua rendita pensionistica futura qualora dovesse passare quel taglio.


«Quel calcolatore è stato elaborato da un matematico con conoscenze informatiche. Ma è solo uno dei tanti esempi di come una struttura dal basso qual è la nostra, abbia la capacità di accumulare competenze personali da condividere con la collettività».


Mobilitare, si diceva, è la seconda direttrice di Erredipi. Per organizzarla, ci vogliono un minimo di risorse finanziare. Con dieci franchi l’anno, sul loro sito è possibile associarsi. Pochi soldi ben spesi per lo scopo. Negli ultimi mesi, hanno organizzato manifestazioni, assemblee e interventi pubblici per contrastare il secondo taglio alle pensioni.

 

Alla prima manifestazione dello scorso autunno parteciparono 4mila persone, alla seconda in 1.500 circondarono simbolicamente il Palazzo delle Orsoline dove si stava tenendo una seduta del Gran Consiglio. L’ultima iniziativa invece è stata l’astensione dal lavoro del 10 maggio scorso. «Siamo decisamente soddisfatti dell’adesione – commenta Quaresmini –. Malgrado lo sciopero sia un diritto, non è scontato potervi partecipare». L’adesione è stata alta soprattutto tra i docenti, minore tra i dipendenti dell’amministrazione, facciamo notare. Come lo spiegate, chiediamo ai due rappresentanti. «Nelle scuole le occasioni di riunirsi tra colleghi sono più numerose di altri luoghi di lavoro, quali gli uffici dell’amministrazione cantonale. Storicamente poi, forse per coscienza professionale, la scuola è sempre stata un luogo di formazione del pensiero critico. Da ultimo, ma non per importanza, il fatto che i docenti siano più protetti dai licenziamenti, consente loro di esporsi con maggiore serenità rispetto ad altre categorie».


Attenzione, quest’ultimo fattore non è da confondersi con un privilegio. Esprimersi liberamente e battersi contro delle misure che peggiorano le proprie condizioni salariali o d’impiego, dovrebbe essere garantito a tutti. È scritto nella Costituzione federale e cantonale. Ma nella realtà le cose sono diverse.

 

«Delle persone attive in ambiti diversi dell’amministrazione cantonale, dopo essersi espresse pubblicamente nelle manifestazioni di Erredipi, hanno subito delle pressioni sul posto di lavoro» spiega Frigeri. Lo stesso Quaresmini, insieme a un altro membro di Erredipi, è stato oggetto di una criticata inchiesta. Su ordine del governo cantonale, sono stati interrogati per un paio d’ore dai vertici dell’amministrazione cantonale per scoprire chi avesse inviato una mail ai dipendenti statali per informarli del prospettato taglio alle loro pensioni. La decisione governativa dell'inchiesta è arrivata via mail giusto la sera della prima manifestazione d’autunno. Un tentativo intimidatorio andato a vuoto, poiché Erredipi non ha smesso di lottare.


Al momento la palla è nel campo del Gran Consiglio. Essendo l’autorità cantonale il datore di lavoro, tocca a lei formulare delle misure accompagnatorie che compensino la famigerata riduzione del tasso di conversione. L’associazione dei lavoratori si è limitata ad avanzare una rivendicazione semplice, quanto democratica. «La richiesta di Erredipi è che qualsiasi ipotesi di soluzione dovesse arrivare, sia sottoposta agli affiliati prima di essere discussa dal Gran Consiglio. Al momento attuale, non abbiamo alcuna garanzia che sarà così» chiarisce Quaresmini.


Lega e Udc hanno già preannunciato il referendum contro qualsiasi soluzione a favore delle pensioni degli statali. Nei loro discorsi, oltre a negare il diritto allo sciopero, si mira a contrapporre lavoratori contro lavoratori, dipendenti pubblici contro salariati nel privato. Non è una novità. Da anni è in opera la macchina del fango che mira a screditare i dipendenti pubblici. Quaresmini ha usato una metafora efficace, invitando i colleghi «a farsi una doccia». Come spiegarla in altre parole? «Il punto di partenza è questo: se accetti il ricatto “gli altri stanno peggio, vergognati”, sei fregato. La vera vergogna è quella di non indignarsi per le condizioni peggiori degli altri e non far nulla per modificare quello stato di cose».

 

Frigeri aggiunge: «Il mito del privilegio del dipendente pubblico andrebbe sfatato. La maestra della scuola d’infanzia ha un salario inferiore a quello del muratore. Ma non bisogna diminuire quello del muratore, bensì migliorare quello della maestra. Lo Stato, da sempre, ha avuto un ruolo esemplare per generare un effetto trainante di progresso sociale. Se l’esempio sarà negativo, le cose non potranno che peggiorare per tutti».

Pubblicato il

25.05.2023 10:30
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