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Clima e ambiente

Una legge, due sfumature di verde (parte 1)

Le nuove misure per limitare il CO2 dividono la galassia ecologista tra chi pensa siano inutili e chi un passo avanti. Greta Gysin: «Insufficienti, ma necessarie»

di

Federico Franchini

Un primo passo verso una politica climatica ambiziosa oppure un guscio vuoto, costoso e che nuocerà soprattutto alle fasce più deboli della popolazione: la sinistra parlamentare e gli scioperanti per il clima (così come altri partiti di estrema sinistra) non condividono la stessa visione della Legge sul CO₂. Il referendum lanciato da sinistra ha fatto arrabbiare non poco i rappresentanti politici del Partito socialista e dei Verdi che, in Parlamento, si sono battuti alla ricerca di un compromesso accettabile per una legge che, così come era stata invece disegnata due anni fa, appariva vuota e privata del minimo impatto. area ha deciso di dare voce alle due visioni attraverso un'intervista a due consigliere nazionali. In questo articolo trovate quella a Greta Gysin (Verdi, Ticino). Qui invece l'intervista a Stéphanie Prezioso (Ensemble à gauche, Ginevra).


Greta Gysin, per gli attivisti per il clima che hanno lanciato il referendum la nuova legge mancherà l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale. È davvero così?

Uno dei pregi della nuova legge è che fissa l’obiettivo di contenere il riscaldamento climatico a 2°C, e intraprendere sforzi per limitarlo a 1,5°C, in sintonia con gli obiettivi dell’accordo di Parigi. Nella legge attuale non è previsto nessun obiettivo. Per concretizzare questo impegno la Legge si dota di strumenti che toccano tutti gli ambiti, alcuni dei quali, come l’aviazione e il mondo finanziario, ad oggi non contemplati dalla politica climatica. Se è vero che sarà difficile raggiungere l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi, è ancor più vero che questa Legge è un passo importante nella giusta direzione. Basti pensare che si va a raddoppiare la forza d’impatto della nostra politica climatica.

 

Un’altra critica è quella che la legge sia antisociale. Penalizzerebbe cioè lavoratrici e lavoratori, costretti a muoversi con l’auto, a discapito delle grandi aziende e del settore finanziario. Cosa risponde?

Avremmo anche noi preferito una redistribuzione più equa e sociale dei proventi della tassa sul CO₂. Ma non si deve dimenticare che l’influenza più grande sull’impatto di queste tasse ce l’hanno le scelte individuali, come ad esempio il tipo di automobile o di mobilità che ognuno di noi sceglie. Questi sono costi che ogni cittadino può gestire da sé. Non è vero quindi che si va a tassare chi ha di meno, bensì chi inquina di più. Molto più importante per i budget delle persone a basso e medio reddito sono altri ambiti, come quello delle casse malati. Sarebbe più utile impegnarsi in questi settori per una politica più equa che combattere la politica climatica. Anche perché davvero siamo fuori tempo massimo e i primi a soffrire dei cambiamenti climatici saranno proprio le fasce più deboli della popolazione.

 

Da destra si tende invece a dire che la Svizzera ha un ruolo infimo nel riscaldamento globale e che questa legge non avrà nessun impatto. Cosa possiamo fare dalla Svizzera?

L’obiettivo a livello mondiale è emissioni zero entro il 2050. Lo si deve quindi raggiungere dappertutto, indipendentemente dalla quantità di emissioni che causiamo. Inoltre per quanto riguarda le emissioni pro capite, la Svizzera non è messa bene. Ci tocca quindi agire. Per il bene di tutti, e anche nel nostro interesse. Con la svolta climatica generiamo anche delle opportunità: prima sapremo farle nostre meglio sarà per noi. Non solo andiamo a creare posti di lavoro nella green economy, ma possiamo anche costruire un know-how che potremo poi mettere a disposizione di altri paesi. Non a caso una parte dell’economia, quella dei settori più all’avanguardia, è favorevole alla legge.

 

La legge ha avuto un iter parlamentare complesso. Dopo essere stata bocciata nel 2018, ha ripreso vigore nel 2019, l’anno degli scioperi per il clima. Quale è stato il ruolo della piazza?

Nel 2018 la legge si è svuotata di senso al punto tale che i Verdi, Ps e Verdi liberali non l’hanno accettata. Così come, per altre ragioni, l’Udc. Nel 2019, la pressione delle piazze e il ruolo della gioventù per il clima ha fatto cambiare alcune sensibilità in Parlamento, soprattutto nel Plr. Lo avranno fatto anche in ottica di campagna elettorale, il risultato è però che oggi abbiamo una legge che è molto migliore rispetto a quella che era stata bocciata nel 2018 e va a raddoppiare la politica climatica svizzera. La piazza e l’onda verde delle scorse elezioni è stata decisiva in questo.

 

Fatto è che una parte di queste persone scese in piazza considera questa legge debole al punto tale da combatterla per via referendaria. Come vive questa frattura con quelli che dovrebbero essere vostri alleati?

Le nostre posizioni e quelle della gioventù per il clima sono molto vicine: l’obiettivo della svolta climatica è condiviso. La differenza sta nelle riflessioni strategiche sul raggiungimento dell’obiettivo. Forse chi non è nelle istituzioni fa più fatica a comprendere che ci sono dei tempi e degli equilibri politici che fanno parte della nostra democrazia basata sul consenso. Il nostro obiettivo in Parlamento è raggiungere il più possibile tenendo conto del sistema politico e dei rapporti di forza, che a dispetto dell’avanzata del fronte ambientalista ci sono ancora sfavorevoli. Ripeto: lo sappiamo anche noi che questa legge non basta e che ci vuole di più, ma data la costellazione politica è un buon punto di partenza, su cui bisognerà costruire nuove e più incisive misure.

 

Quali sono gli scenari qualora passasse il referendum?

Si tornerà alla casella di partenza. La nuova legge si farà aspettare anni (l’attuale è stata discussa per tre anni!) e bisognerà riconquistare ogni passo avanti che oggi avremmo garantito. Tutto questo tenendo conto che il referendum è portato anche dalle forze economiche e politiche che si oppongono a qualsiasi politica climatica. Sono convinta che è più saggio tenere questa legge, per quanto insufficiente sia, e una volta portata a casa questa lavorare per migliorarla.

 

Se la legge passasse, quali saranno invece i prossimi passi?

Ci sono molti ambiti in cui si può migliorare. Penso ad esempio all’agricoltura, all’alimentazione o al ruolo della piazza finanziaria. Quest’ultima è contemplata nella nuova legge, ma in maniera poco incisiva e vincolante nonostante causi grandi quantità di emissioni. Il potenziale di miglioramento e velocizzazione è grande, il lavoro non manca di certo.

 

Pubblicato

Martedì 3 Novembre 2020

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