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Una guerra di posizione

di

Francesco Bonsaver
Nella guerra di posizione che si sta combattendo alla Boillat di Reconvilier, se fra le maestranze comincia a serpeggiare un certo scoramento, nemmeno sull'altro fronte, quello del Consiglio d'amministrazione (Cda) di Swissmetal capeggiato da Martin Hellweg, le cose vanno molto meglio. La sua strategia finanziaria, che contrasta fortemente con quella industriale, mira esclusivamente a fare soldi subito lasciando dietro di sé il deserto del tessuto industriale svizzero.
Arrogante, Hellweg non ha fatto i conti con la dignità degli operai e con la loro tenacia a non farsi liquidare senza reagire. Se non si fossero opposti, nessuno si sarebbe accorto dei suoi piani di saccheggio ai danni di tutta una regione.
La Boillat sarebbe stata lentamente smantellata nel disinteresse totale. Un patrimonio industriale sarebbe semplicemente andato perso. Invece, in questa guerra di posizione, ora anche Hellweg si trova in seria difficoltà. Il gioiello del gruppo Swissmetal, l'unica fabbrica, a detta dei clienti stessi, in grado di garantire una produzione di alta qualità e rispettosa dei termini di consegna, da alcuni mesi lavora molto al di sotto delle sue capacità. Molti clienti, stufi di attendere, cercano altri fornitori. E il Cda a breve dovrà rendere conto agli stessi azionisti della sua politica, che rischia di rivelarsi fallimentare.
La speranza delle maestranze è proprio che Swissmetal fallisca, così da permettere l'acquisto della fabbrica a dei proprietari che ne abbiano a cuore il destino industriale. Hellweg dovrà spiegare perché una fabbrica redditizia, ben inserita nel mercato e dalle buone prospettive future, è stata sacrificata e nel nome di quali interessi. La lotta della Boillat ha avuto diversi meriti, tra cui quello di rendere attenta l'opinione pubblica di questo paese, che il capitalismo finanziario tanto alla moda in questi anni è contrario agli interessi nazionali. Gli operai della Boillat hanno dimostrato che il re è nudo.
In questa guerra di posizione manca l'intervento che avrebbe potuto essere risolutore di un terzo attore, lo Stato. Chiamato in causa da Unia, il Consiglio federale, per il tramite del ministro dell'economia Joseph Deiss, si è chiamato fuori. "E' una questione privata, non pubblica" è stata la giustificazione. Eppure, visti gli interessi in gioco, è difficile liquidare la questione così semplicemente. La Boillat è la punta di un iceberg, emersa grazie alla dignità degli operai. Ma il saccheggio industriale perpetrato dagli squali della finanza come Hellweg è un problema di interesse generale.
Lo Stato, che si vuole garante degli interessi generali, avrebbe dovuto dare un segnale in tal senso. In molti ambiti la proprietà privata viene limitata in nome di interessi pubblici preponderanti. Chi è proprietario di una casa deve rispettare i limiti impostigli dal diritto di vicinato e dalle norme edilizie e pianificatorie. Allo stesso modo, ad un Hellweg non può essere permesso di fare quello che vuole con una fabbrica se questo va manifestamente contro gli interessi superiori di una intera regione. Com'è il caso con una manovra puramente speculativa, che impoverisce il patrimonio industriale nazionale per arricchire i soliti ignoti.

Pubblicato

Venerdì 16 Giugno 2006

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