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Una filiera da salvaguardare

di

Dino Nardi
Lo scorso 30 aprile si è tenuto a Roma, promosso dal Consiglio Generale degli Italiani all'Estero (Cgie), il secondo incontro delle Rappresentanze dei cittadini europei che vivono in uno Stato diverso da quello di origine. Il primo incontro avvenne nel settembre 2008 a Parigi,promosso dall'Associazione dei Francesi all'Estero (Afe), un evento importante per l'emigrazione europea. Quest'anno, oltre al Cgie, hanno partecipato rappresentanti di 12 Paesi europei (anche la Quinta Svizzera), nonché membri del governo e del parlamento italiani e del parlamento europeo. Dal dibattito sono emerse le tante problematiche che questi cittadini migranti incontrano quotidianamente sia rispetto al Paese di residenza che a quello di origine. Da qui la necessità di avere un'unica voce che li rappresenti a livello europeo: un Consiglio Generale degli Europei residenti all'Estero o che lavorano all'estero.
Da questo incontro è emerso anche che organismi come il Cgie esistono pure in altri Paesi e che dove non ci sono si cerca di costituirli. L'esempio più autorevole di rappresentanza viene dai cugini d'Oltralpe, infatti i francesi all'estero sono rappresentati non solo dall'Afe (un organismo analogo al Cgie, composta da 155 membri eletti in 52 distretti), ma pure nel Parlamento nazionale con 12 senatori eletti all'estero e, in futuro, potranno eleggere anche 11 deputati. Tutto ciò senza che in Francia qualcuno abbia messo in discussione la funzione di rappresentanza dell'Afe.
In Italia invece abbiamo un Sottosegretario al Ministero degli Affari Esteri (con delega agli italiani nel mondo) che non manca mai di mettere in discussione l'attuale impianto di rappresentanza. Così come alcuni parlamentari (tra i quali pure degli eletti nella Circoscrizione Estero), uno dei quali non perde occasione per ricordare la sua proposta di legge per abolire il Cgie, a suo avviso non necessario. Per questo deputato si potrebbero così risparmiare 3 milioni di euro (una vera e propria fandonia poiché il finanziamento del Cgie ammontava a 1'798'631 euro nel 2009 e sarà di 1'534'886 euro nel 2010) che, a suo dire, potrebbero essere invece investiti nella promozione della lingua e cultura italiana nel mondo.
Sarebbe facile rispondere a questo deputato, e a quanti altri la pensano come lui, che gli italiani all'estero stavano certamente meglio quando erano rappresentati unicamente dai Comites e dal Cgie e che, pertanto, invece di abolire il Cgie sarebbe meglio abolire la Circoscrizione Estero con i suoi 18 parlamentari, risparmiando anche di più (circa 21mila euro mensili a parlamentare e quindi complessivamente oltre 4 milioni e mezzo di euro all'anno, tre volte tanto quello che si risparmierebbe abolendo il Cgie).
Certo sarebbe facile rispondere così, come d'altra parte la pensano molti emigrati. Ma non la pensa così il sottoscritto, che si è battuto per anni per conquistare il diritto del voto all'estero per corrispondenza e che resta convinto che con la Circoscrizione Estero gli italiani emigrati si sono dati una filiera di rappresentanza completa e in grado di rappresentare al meglio i loro interessi: dalle Consulte regionali ai Comites, dal Cgie alla Circoscrizione Estero. Il sistema di rappresentanza funziona ed è utile a rappresentare e difendere gli interessi degli emigrati nella misura in cui chi ha un ruolo, a qualsiasi livello della filiera (ma più di tutti i 18 parlamentari), si impegna a rappresentare degnamente e fattivamente chi ha riposto in lui la sua fiducia. Riuscendo cioè a dare delle risposte positive che, fino ad oggi, sono purtroppo mancate da parte del governo e del parlamento italiani. Così gli emigrati si sentono sempre più soli e abbandonati!

Pubblicato

Venerdì 25 Giugno 2010

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