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Una fabbrica di disoccupati cronici

di

Claudio Carrer
Sarah è una ragazza di 24 anni che ha appena concluso gli studi universitari in scienze politiche. Non avendo ancora trovato lavoro, in agosto si è annunciata all'Ufficio regionale di collocamento e da allora percepisce un'indennità di disoccupazione. Ne ha diritto per un anno al massimo, stabilisce la Legge sull'assicurazione contro la disoccupazione (Ladi) attualmente in vigore. Ma se nella votazione del 26 settembre prossimo, il popolo dovesse approvare la revisione votata dal Parlamento, Sarah perderebbe il diritto all'indennità già a partire dal 1° gennaio 2011.

La nuova Ladi prevede infatti una drastica riduzione delle prestazioni per i giovani senza lavoro neodiplomati (il numero massimo di indennità passa da 260 a 90), che come tutte le altre misure di risparmio si applicherebbe da subito sia ai nuovi sia ai vecchi disoccupati.
Il caso di Sarah mette in luce un aspetto della revisione della Ladi che viene forse un po' sottovalutato nel dibattito di queste settimane ma che potrebbe avere conseguenze non indifferenti per la vita di molte persone. «Se dovesse venire accettata, i primi a pagare, già a partire dal 1° gennaio 2011, sarebbero gli attuali disoccupati», mette in guardia Roberto Ghisletta, responsabile della Cassa disoccupazione del sindacato Unia per la regione Ticino e Moesa.
«La revisione -spiega- impone infatti una verifica del diritto alle indennità e della sua durata anche per gli attuali disoccupati. Molti di loro, diciamo tra il 15 e il 20 per cento, rischiano di ritrovarsi a piedi da un giorno all'altro».
A pagare la fattura più salata sarebbero i giovani disoccupati con meno di 25 anni, per i quali la quarta revisione della Ladi prevede i tagli più drastici, in particolare il dimezzamento (da 400 a 200) del numero massimo di indennità giornaliere a cui hanno diritto. Ma anche molti ultra 55enni che vedrebbero esaurirsi il diritto dopo 400 giorni anziché dopo 520 come attualmente.
«Un'eventuale entrata in vigore della Ladi avrebbe insomma un primo impatto non indifferente che non mancherebbe di suscitare tensioni e confusione tra gli assicurati, anche perché ho l'impressione che molti di loro non siano ben coscienti di cosa comporti questa revisione», commenta ancora Roberto Ghisletta, manifestando tuttavia «maggiore preoccupazione» per quelle che sarebbero le conseguenze a medio e lungo termine. «La legge attualmente in vigore, pur con tutti i suoi limiti e difetti, si è dimostrata uno strumento tutto sommato adeguato per affrontare una crisi economica come quella che stiamo vivendo. Quella in votazione, per contro, sarebbe del tutto insufficiente per far fronte a un nuovo peggioramento congiunturale che, essendo un fenomeno ciclico, prima o poi inevitabilmente si ripresenterà. Penso in particolare alle norme"punitive" nei confronti degli ultra 55enni o all'abolizione delle misure straordinarie (aumento del numero massimo di indennità, ndr) di cui oggi possono beneficiare i Cantoni particolarmente colpiti dalla disoccupazione per un periodo prolungato».
«La revisione -argomenta ancora Ghisletta- tende ad espellere dal circuito assicurativo le persone più difficilmente collocabili (per la loro età, per mancanza di qualifiche o per problemi personali) e così ad allontanarle ulteriormente dal mondo del lavoro e a farne dei disoccupati cronici».
L'adozione della quarta revisione della Legge sull'assicurazione contro la disoccupazione, conclude il nostro interlocutore, sarebbe dunque «una mossa azzardata, anche in virtù del fatto che sarebbe estremamente difficile, in caso di una nuova grave crisi economica, tornare indietro e ripristinare prestazioni dignitose».


Il commento: «Non parlo con la stampa partigiana»

Della revisione della Ladi in votazione il 26 settembre si è occupata anche la Commissione federale per l'infanzia e la gioventù, un organo extraparlamentare composto di venti membri che funge da consulente per il Consiglio federale in materia di politiche giovanili. Durante i dibattiti alle Camere il suo presidente, Pierre Maudet, aveva trasmesso un documento-appello a tutti i parlamentari e anche in seguito si è più volte espresso pubblicamente contro una revisione «a spese dei giovani». In particolare contro la decisione di ridurre a duecento il numero di indennità di disoccupazione per tutti i minori di 25 anni senza doveri di mantenimento. Una misura, affermava Maudet,«che pone un serio problema di uguaglianza di trattamento. I ragazzi di questa età che hanno pagato i contributi non avranno diritto alle stesse prestazioni dei loro fratelli maggiori e dunque risulteranno discriminati».
Con il presidente della Commissione, che è anche municipale di Ginevra e presidente del Partito liberale radicale dell'omonimo cantone, avremmo voluto approfondire questo e altri aspetti della revisione della Ladi che colpiscono in particolare gli assicurati più giovani. Maudet ci ha però fatto sapere  che «purtroppo» non può dar seguito alla nostra richiesta, in quanto non intende «compromettersi con la stampa partigiana».
Ognuno è libero di credere che un giornale edito da un sindacato sia di parte e che quelli appartenenti a grandi gruppi editoriali o a grossi finanzieri (con cui Maudet parla) non lo siano, ma è perlomeno sconcertante che il presidente di un organo finanziato con i soldi pubblici si rifiuti di far conoscere le proprie posizioni (e dunque in un certo senso di rendere pubblicamente conto del proprio lavoro) a quella fetta di cittadini (grande o piccola che sia) col vizio di leggere la "stampa partigiana". Per fortuna esistono anche giornali che non hanno un sindacato come editore e che pertanto sono garanzia di assoluta indipendenza.

Pubblicato

Venerdì 10 Settembre 2010

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