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8 marzo

Una domenica di sciopero

Il lavoro fondamentale ma non remunerato al centro della Giornata internazionale delle donne dell’8 marzo, la prima dopo lo storico 14 giugno 2019

di

Veronica Galster

Quest’anno l’8 marzo cade di domenica, giorno che dovrebbe essere dedicato al riposo, anche se a causa della crescente flessibilizzazione del tempo di lavoro non è più così per tutti, soprattutto in settori a forte manodopera femminile (cure, ospedaliero, ristorazione, vendita). Per la maggior parte delle donne, inoltre, la domenica è una giornata di lavoro educativo, domestico e di cura, un lavoro invisibile, ma che richiede attenzione, continuità e costanza oltre che tempo. Perciò il Coordinamento nazionale dei collettivi dello sciopero femminista e delle donne del 14 giugno lancia un appello: «L’8 marzo 2020, tutte in sciopero affinché i nostri corpi, il nostro tempo e il nostro lavoro siano rispettati».

 

Secondo le statistiche dell’università femminista (feministische-fakultaet.org) in Svizzera il valore monetario del lavoro femminile non retribuito è di circa 248 miliardi di franchi (attorno ai 370 miliardi se si calcola anche quello maschile): più di quanto spendano la Confederazione, i Cantoni e i Comuni in un anno.

 

In termini di tempo, invece, le donne lavorano circa un miliardo di ore all’anno solo per prendersi cura dei bambini. Le statistiche dettagliate sul lavoro non retribuito mostrano infatti che le due categorie più laboriose sono la cura dei bambini e la cucina, che insieme rappresentano oltre il 40 per cento di tutto il lavoro non retribuito svolto dalle donne. In totale le ore dedicate alle attività domestiche e di cura, di cui la maggior parte svolte dalle donne, ammontano a 8,6 miliardi. Le cifre riguardanti la cura dei bambini sono in realtà sottostimate visto che tengono conto solamente dell’assistenza diretta (imboccare, cambiare i pannolini, lavare, aiutare a fare i compiti ecc.), mentre non includono le faccende domestiche aggiuntive che sorgono quando ci sono bambini in casa.

Le donne che vivono sole svolgono mediamente 18,1 ore a settimana di lavoro non retribuito, quelle in coppia senza figli 21,7, mentre chi vive in coppia con figli tra gli 0 e i 14 anni dedica 52,8 ore al lavoro non pagato. Per gli uomini i numeri sono rispettivamente 14,5; 15,7 e 29,2 ore a settimana, quindi anche per gli uomini con figli c’è un aumento importante del carico di lavoro. Nel complesso, in una coppia con figli il carico aumenta quasi quanto il totale del lavoro (remunerato e non) medio di una persona che vive da sola.

L’aiuto dei nonni è fondamentale per le famiglie, ma anche qui le nonne si sobbarcano la maggior parte del lavoro: nel 2016 hanno infatti dedicato 113 milioni di ore alla cura dei nipoti, mentre i nonni 47 milioni. Un lavoro indispensabile all’economia, ma che non contribuisce a migliorare le rendite Avs delle nonne o il salario delle mamme: un valore monetario che nessuna vede, soldi che svaniscono come neve al sole quando si discute di aumentare l’età pensionabile alle donne, di aumentare le ore di lavoro, di alzare il salario minimo o adottare misure concrete per la parità salariale.

 

Le donne vogliono «tempo e mezzi per vivere meglio», perciò il Coordinamento nazionale respinge fermamente la proposta del Consiglio federale di innalzare di un anno l’età di pensionamento delle donne e propone invece di ridurre il tempo di lavoro remunerato per tutte e tutti, senza diminuzione dei salari. Chiede inoltre l’introduzione di un salario minimo che permetta di vivere dignitosamente, il rafforzamento massiccio dei congedi maternità, parentali e di cura dei familiari, strutture gratuite di accoglienza diurna per i bambini e un servizio pubblico forte, soprattutto nelle cure.

 

 

Pubblicato

Giovedì 5 Marzo 2020

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