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Una domenica bestiale

di

Gianfranco Helbling
Silvano De Pietro
Una domenica di novembre al Shop-Ville, il complesso di negozi situato nei sottopassaggi della stazione centrale di Zurigo. Sono una novantina di attività commerciali che offrono di tutto: dagli alimentari alle calzature, dai fiori ai televisori, dai profumi ai Cd, dall’abbigliamento sportivo ai libri, dagli orologi alle bistecche, dai coltelli ai computer. E non mancano i servizi: un centro “fitness”, un salone da parrucchiere (per uomo e per donna), riparazione di calzature e duplicazione di chiavi, edicole di giornali, ristoranti, bar, “snack bar” e “take away”. L’affollamento è più o meno quello che c’è al sabato nei grandi centri commerciali, ma con alcune differenze rispetto ai gruppi sociali di frequentatori. Balza subito all’occhio, insomma, che la gente non è la stessa. In piena città, di domenica ed in una stazione ferroviaria, i frequentatori che s’incontrano non sono – forse anche con una certa sorpresa – necessariamente quelli che si suppone di dover incontrare. L’osservazione iniziale è che vi sono diversi momenti di maggiore affluenza. Il primo è tra le 11 e le 13. Sono prevalentemente giovani (studenti?), in coppia o “singles”, che prendono d’assalto i negozi di alimentari, le edicole, la libreria, le enoteche, le pasticcerie, i negozi di dischi. Sono evidentemente quelli che si alzano tardi la domenica mattina e che vanno al Shop-Ville per comprare quegli alimenti che si è dimenticato di prendere il giorno prima, o che si vogliono avere freschi (cornetti e brioches, lo yogurt, frutta e verdura). Sono tante le persone che si vedono uscire dal Shop-Ville con in mano i sacchetti trasparenti contenenti questo genere di piccola spesa che serve ad integrare quello che manca in frigo, oppure le cose utili a trascorrere in casa una tranquilla e piacevole domenica d’autunno (riviste, libri, dolciumi, un buon vino, un disco o un dvd da ascoltare o da guardare insieme). C’è sempre parecchia gente in farmacia, con momenti di vero affollamento. Stranamente poco frequentato, invece, il negozio del fioraio. Dalle 13 alle 15 dovrebbero essere – si suppone – due ore di calma. Ma nel Shop-Ville la calma è relativa. Non c’è l’affollamento di prima, ma circola ancora tanta gente. Ora si vedono molto di più gli stranieri, in maggioranza uomini che discutono tra loro. Affollano i caffè e gli “snack bar”. Certo, la stazione è un luogo tradizionale di ritrovo. Ma bisogna dire che nel centro di Zurigo per consuetudine una buona metà di ristoranti, snack e “take away”, che durante la settimana fanno affari d’oro, la domenica chiudono. A chi è solo e non ha voglia o capacità di cucinare, restano poche alternative, come quella di venire al Shop-Ville. A metà pomeriggio c’è il pienone che si prolunga fino a sera. Arrivano le famiglie con i bambini (comprensibile, in una nebbiosa domenica di novembre). E i ragazzi, tanti ragazzi, soprattutto adolescenti. Inevitabilmente, tutti i negozi si riempiono: articoli sportivi, scarpe, elettronica, telefonini, macchine fotografiche, cartolerie, pelletterie, profumerie. La gente dilaga. Ci sono degli stand provvisori per azioni promozionali: una marca di sci, slitte e slittini per la neve, una marca di orologi. Ai bancomat c’è la fila. Dal parrucchiere si lavora incessantemente. E nel “fitness-center” c’è chi suda a sollevare pesi o al vogatore. Non si vedono i viaggiatori: pochissima gente con valigie o borse da viaggio. E mancano gli anziani, che sono i grandi viaggiatori della domenica (per le camminate o per gli scambi di visite) e, durante la settimana, grandi frequentatori degli shopping-center. Quelli che partono e arrivano hanno fretta, non perdono tempo a fare shopping, al massimo una bibita o un panino, e via. Box 1 In gioco ci sarebbero «2 mila posti di lavoro». L’ha detto il consigliere federale Joseph Deiss ipotizzando le conseguenze di un no il 27 novembre alla revisione della Legge sul lavoro che permetterebbe l’apertura domenicale di tutti i negozi nelle principali stazioni e negli aeroporti svizzeri. Più prudenti sono le Ferrovie federali svizzere (Ffs). Il loro portavoce per la Svizzera italiana Alessandro Malfanti sostiene che «un no il 27 novembre comporterà la chiusura di 120 negozi nelle stazioni di domenica. Più di 600 posti di lavoro saranno messi in pericolo» (Corriere del Ticino, 11 novembre). Peccato che Malfanti sbagli un po’ i calcoli, mettendo fra i negozi che non potranno più aprire la domenica fra gli altri anche librerie e cartolerie, che invece potranno continuare ad offrire i loro prodotti ai viaggiatori anche nel caso in cui prevalesse il no. L’Unione sindacale svizzera (Uss) contesta con veemenza queste cifre. Secondo l’Uss, su 650 negozi aperti oggi nelle stazioni di domenica soltanto una cinquantina offrono un assortimento che non è tipico delle stazioni. Si tratta di negozi dei settori dell’elettronica, della musica, dell’abbigliamento, delle calzature e di gioiellerie, ottici, copisterie e così via: stando alla Legge sul lavoro così com’è oggi, questi negozi la domenica non potrebbero aprire. Essi si trovano soprattutto al Shop-Ville della stazione principale di Zurigo, dove volutamente si è infranto la legge per provocarne una modifica (su cui appunto si vota il 27 novembre). Nel caso di un no è però ancora da dimostrare che debbano chiudere. Intanto hanno comunque altri sei giorni alla settimana per fare affari. Inoltre potranno contare con un’applicazione della legge assai elastica, rileva l’Uss, e molti di questi 50 negozi riusciranno senza troppa fatica a mettersi in regola la domenica con un leggero adeguamento dell’offerta. E anche se dovessero chiudere, qualcun altro con ogni probabilità prenderà ben presto il loro posto. Per l’Uss quindi a rischio vi sono non più di 50 posti di lavoro, tutti già oggi precari (lavoro su chiamata, paghe basse), sui 1’950 che complessivamente offrono i negozi annessi alle grandi stazioni e agli aeroporti. Box 2 La modifica della Legge federale sul lavoro, sulla quale si voterà il 27 novembre, è fatta apposta per salvare tutti quei negozi del Shop-Ville zurighese che altrimenti dovranno chiudere. Premesso, infatti, che il principio del divieto di lavorare la domenica è sancito nella legge, e che i commercianti delle principali stazioni o degli aeroporti possono impiegare personale la domenica «se vendono beni o servizi che rispondono ai bisogni dei viaggiatori», ai commercianti delle stazioni ferroviarie che vendono un po’ di tutto al di là dei bisogni dei viaggiatori è occorsa un’autorizzazione speciale. Se la modifica della legge sarà approvata, i commercianti non solo potranno vendere quello che vorranno (anche automobili o polizze assicurative), ma potranno impiegare personale senza più bisogno di un’autorizzazione ufficiale e senza versare supplementi salariali. Se invece la modifica della legge non passerà, i negozi che non vendono beni e servizi rispondenti ai bisogni dei viaggiatori dovranno chiudere e si ritornerà alla regolamentazione fissata dal Tribunale federale. Nell’aprile del 2002 i giudici di Losanna avevano stabilito che nel Shop-Ville di Zurigo 47 negozi potevano continuare a tenere aperto la domenica e che gli altri 47 dovevano invece avere un’autorizzazione speciale. Ai primi bastava il fatto di non superare i 70 metri quadrati (120 per gli alimentari) di superficie di vendita. Abbigliamento, calzature, articoli fotografici, ottici ed enoteche dovevano invece essere autorizzati. Se la modifica della legge passa, il criterio determinante non sarà più il genere di merci o servizi venduti, ma l’ubicazione dei negozi (negli aeroporti e nelle stazioni molto frequentate). Se non passa, le autorizzazioni speciali dovranno essere ritirate. Le stazioni interessate dalla votazione sono quelle in cui si vendono biglietti per più di 20 milioni all’anno. In tutta la Svizzera sono 25, fra cui tre situate nella città di Zurigo e una in Ticino (Lugano). Ma i Cantoni potranno concedere autorizzazioni anche ad altre stazioni importanti dal punto di vista regionale: si può trattare di centri turistici (da Interlaken a Locarno), ma anche di stazioni come Bellinzona o Chiasso. Gli aeroporti infine sono Zurigo, Ginevra, Lugano, Berna e Sion. Commento Ai fautori del sì alle aperture domenicali di tutti i negozi situati nelle principali stazioni e negli aeroporti, oggetto sui cui si vota il 27 novembre, va riconosciuta coerenza e una certa trasparenza. Se non a parole, almeno nei fatti. Appena tre giorni dopo la votazione infatti, il 30 novembre, il Consiglio nazionale discuterà della liberalizzazione completa del lavoro domenicale nel settore dei servizi. Una liberalizzazione che, secondo la destra, va fatta senza alcuna compensazione o supplemento salariale: semplicemente nella Legge sul lavoro la domenica va parificata a qualsiasi altro giorno lavorativo. Questa liberalizzazione è già stata accettata dal Consiglio degli Stati e dalla commissione del Nazionale. È chiaro allora che un sì il 27 novembre sarà interpretato come un via libera dalla maggioranza di destra del parlamento. Tanto più che i negozi situati fuori dalle stazioni reclamerebbero (a giusta ragione) per una concorrenza sleale che senza alcun motivo privilegerebbe i commerci situati nelle stazioni. Se mancava la prova che un sì il 27 novembre sarebbe la prima breccia nella diga, eccola servita.

Pubblicato

Venerdì 18 Novembre 2005

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