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Una cosa sportiva, niente di più... niente di più…

di

Sergio Savoia
Dunque la Grande Lugano è una realtà. I cittadini dei comuni interessati hanno detto sì con entusiasmo (quelli che si sono presi la briga di interrompere le compere natalizie per gettare la scheda nell’urna, s’intende). La città condotta con cipiglio macedone da George W. Giudici si sta espandendo a macchia d’olio, spingendosi fino ai confini dell’impero. Quel che nell’800 non era riuscito, sta per riuscire ora: avremo un cantone e un semicantone. Il semicantone è quello con il Consiglio di Stato, ovviamente. L’Italia adesso confina con un’entità amministrata dal municipio più divertente dai tempi di Weimar. Per la repubblica italiana, poverina, i problemi non sembrano finire mai. Difficile interpretare in modo univoco questa aggregazione, per la quale forse la parola “coagulo” rende meglio l’idea. Vediamo in sintesi alcune riflessioni sparse, buttate giù da un Bellinzonese come il sottoscritto, il che può spiegare il motivo del mio malcelato imbarazzo a fronte del sorgere, sotto il nostro bel cielo del Ticino, di un comune sul quale il sole non tramonterà mai. Tra gli aspetti positivi c’è la fine del regno del sindaco Macchi di Viganello che rimane sindaco, ma senza più un comune. Il che tutto sommato è una buona cosa. Specialmente per il comune. Paradiso rimane fuori, per volontà dei propri cittadini. Che dire? Paradiso può attendere, per parafrasare vecchi film. Diventerà un’enclave. Ciò non le darà diritto al casinò, se questa era la speranzella dei paradisiaci abitanti. Al casino invece credo ci siano già abituati. Lugano, come già detto, diventa città di confine. Il che rappresenta una novità relativa: già ora la città, a livello di amministrazione, confinava con la fantascienza. Vedremo presto la conglomerazione ceresiana battere moneta propria? Avremo l’euro luganese? E perché non una milizia popolare? In fondo già gli era riuscita mica male ai tempi dei cumball! E chi fermerà ora le ambizioni della destra luganese che, mentre nel resto del cantone si discuteva della sorte di Dongio e delle Terre di Pedemonte, riusciva ad aggregare quasi cinquantamila abitanti che, verosimilmente, si abbandoneranno languidi tra le braccia di Giorgio W. che quindi guiderà un sesto della popolazione ticinese e gestirà un budget che quasi quasi glielo invidia anche la Masoni? Infine questa cosa che ha fatto fare tronfi titoli alla stampa locale: Lugano diventa il sesto agglomerato in Svizzera per ordine d’mportanza. Figata! Non sarebbe ora di spostare il festival del film di Locarno sulle rive del Ceresio? Non vorremo mica lasciarlo in un borghetto insignificante come il villaggio sul Verbano, vero? Insomma, scusate lo sfogo! L’ho già confessato, reagisco da bellinzonese impaurito e preso da timor panico. Per cui mi perdonerete se propongo ufficialmente di fare un’aggregazione ulteriore, comprendente tutti i comuni che non si sono ancora aggregati a Lugano. Idea scema? Ma no, si tratta solo di diventare il quinto agglomerato svizzero per ordine di importanza. Una cosa sportiva, niente di più…

Pubblicato

Venerdì 20 Dicembre 2002

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