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Ticino

Una casa d'emergenza per le badanti

di

Raffaella Brignoni

Obiettivi centrati. La difficile condizione vissuta dalle badanti che lavorano in Ticino è stata riconosciuta anche dalle alte autorità cantonali. Dallo scorso mese di agosto è stato messo a disposizione un appartamento d’emergenza per le lavoratrici del settore e sono state aperte delle antenne dove le badanti e le famiglie ospitanti possono ricevere informazioni.

 

«Su mandato della Divisione dell’azione sociale e delle famiglie del Dipartimento della Sanità e della Socialità (Dss), Pro Senectute Ticino e Moesano mette a disposizione da subito, per un periodo sperimentale, un appartamento per l’accoglienza di badanti in condizioni d’emergenza. Nell’appartamento possono essere accolte persone in possesso di un permesso di soggiorno valido che, a seguito di un fatto imprevisto, non possono più esercitare l’attività di badante. Questa soluzione non è pensata per badanti appena giunte in Svizzera, alla ricerca del primo impiego o di un posto di lavoro terminato con regolare disdetta. Richieste di accoglienza possono essere inoltrate alla direzione Pro Senectute Ticino e Moesano, all’Associazione Opera Prima, oppure alle antenne badanti presso i Servizi di assistenza e cura a domicilio di interesse pubblico».


Recita così la circolare diffusa agli enti interessati e per il sindacato Unia per il quale, dopo la sindacalizzazione del settore, tutto ciò è motivo di grande gratificazione: «Il dossier badanti è stato particolare dal punto di vista sindacale perché ha richiesto un coinvolgimento umano che andava al di là del puro lavoro sindacale che punta alla stipulazione di un contratto collettivo di lavoro. Abbiamo promosso tutta una serie di iniziative di aiuto sociale, ricerca di appartamenti, sostegno psicologico in casi difficili, visite al domicilio delle badanti, Una situazione oggettivamente nuova per noi che siamo sindacalisti e non operatori sociali. Innumerevoli gli interventi tampone che abbiamo dovuto effettuare, ma abbiamo già raccolto risultati davvero notevoli grazie anche alla sensibilità delle istituzioni, le quali si sono dimostrate molto recettive e sensibili alla tematica» annota con soddisfazione Enrico Borelli, segretario regionale di Unia Ticino.


In un anno e mezzo dalla sindacalizzazione del settore, partita dopo il suicidio di due badanti, è stato organizzato un collettivo che si incontra regolarmente con i sindacalisti per seguire l’evoluzione delle trattative, sono partiti dei corsi di lingua ed è stata avviata la formazione per l’ottenimento del diploma cantonale in questa professione, in collaborazione con l’Ecap.


E ora si aggiungono due ulteriori tasselli fondamentali per creare quella rete auspicata che permetta di integrare le badanti, provenienti soprattutto dall’est europeo, nel nostro territorio: l’appartamento d’emergenza, ubicato nel Sopraceneri, e le antenne per le badanti. «La questione di un coordinamento del settore è stata recepita nella sua importanza. Per questo motivo ci siamo mobilitati subito per dare risposte concrete. È vero che il mercato delle badanti rientra nel settore dell’offerta privata ma ha una portata di valenza pubblica enorme. È interesse di tutta la società avere una categoria professionale ben formata, con buone condizioni lavorative, e professionale per assistere le persone anziane nelle loro case, in modo da ritardare l’ingresso nelle strutture medicalizzate» evidenzia dal canto suo il ministro della sanità Paolo Beltraminelli. Il direttore del Dss sottolinea come lo Stato debba prevedere i cambiamenti in atto nella società al fine di potere gestire le trasformazioni strutturali che saranno inevitabili: «Da un lato c’è l’invecchiamento della popolazione, dall’altra parte modelli nuovi nella gestione familiare. La figura della badante in questo contesto assumerà un’importanza sempre più rilevante. Mi ripeto, ma è nell’interesse delle stesse famiglie poter disporre di personale qualificato e integrato nella realtà locale»


La messa a disposizione dell’appartamento d’emergenza in che modo va interpretata?
«Rispondere a un problema laddove lo si individua. Le badanti, come ci indicano le statistiche, sono in prevalenza cittadine dell’Europa orientale con regolare permesso di lavoro. Se capita che l’anziano che assistono, e presso il quale risiedano, muoia all’improvviso, si ritrovano da un giorno all’altro senza un tetto, non avendo punti di riferimento sul territorio. L’appartamento risponderà a questo tipo di situazioni altrimenti difficilmente gestibili per le dirette interessate» conclude Beltraminelli.


L’altra novità sono le antenne pensate anche per offrire consulenza e supervisione alle famiglie che collocano una badante allo scopo di contribuire a un mantenimento a domicilio di qualità.


Lo scopo e gli obiettivi li illustra Chiara Gulfi, caposettore “Assistenza e cure a domicilio” dell’Ufficio degli anziani e delle cure a domicilio. Si tratta in primo luogo di essere un punto di riferimento chiaro per le parti, fornendo le prime informazioni di tipo generale sul funzionamento del collocamento delle badanti: tipi di impiego, ruolo della badante, elenco delle ditte di collocamento autorizzate, quadro giuridico di riferimento (permesso di lavoro, contratto di lavoro, assicurazioni); interazione fra gli enti interessati, infermieri indipendenti) e antenna badanti, gestione delle situazioni d’emergenza ad esempio con l’appartamento.


Le antenne nascono principalmente con l’intento di «garantire un’assistenza di qualità e promuovere il dialogo tra i Servizi di assistenza e cura a domicilio d’interesse pubblico (Sacd) di riferimento, l’utente, la famiglia e la badante, offrendo una consulenza iniziale con una supervisione della situazione, informando il personale interno del Sacd per attivare o adeguare l’intervento (valutazione del bisogno, istruzione, ecc.)» precisa Gulfi. Di essenziale centralità si pone la consulenza e la mediazione fra le parti in caso di eventuali incomprensioni in merito al ruolo delle figure che ruotano intorno all’utente (badante, familiari, professionisti). Alla fine ciò che si vuole ottenere è la migliore presa a carico possibile di chi ha bisogno di cure continue e favorire un ambiente di lavoro privo di tensioni.


L’inchiesta di area sulle condizioni delle badanti polacche operanti in Ticino era partita dalle morti violente e tragiche di due donne che non reggevano più il ritmo di un lavoro totalizzante e faticoso sia fisicamente che psicologicamente. La sociologa che allora avevamo intervistato era stata chiara: «Non ridurrei la questione dei due suicidi avvenuti nel 2012 a casi personali, semplificando la problematica a storie isolate di sofferenza, Direi piuttosto che sono la drammatica fotografia di un disagio generalizzato fra le badanti per questioni legate all’emigrazione, ma soprattutto per i sacrifici che la professione impone».

Pubblicato

Mercoledì 10 Settembre 2014

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