Quello che si apre giovedì a Lugano non sarà un Congresso sindacale dai toni trionfalistici. Il primo Congresso nazionale di Unia (cfr. pag. 6 e 7) rifletterà però la consapevolezza di aver svolto in questi primi quattro anni di vita un buon lavoro e di aver imboccato la strada giusta, pur tra le difficoltà e gli errori che non sono mancati. E a partire da questa consapevolezza dovrà fissare le priorità per il prossimo quadriennio, cercando di non sovraccaricare un'agenda che per il più importante sindacato svizzero è già densa di responsabilità.
Si prospetta quindi un Congresso intenso ma sereno. Perché oggi Unia può presentarsi al suo primo bilancio d'attività conscia della sua forza. Unia è infatti diventato un soggetto imprescindibile del panorama sindacale svizzero – Unia è oggi il sindacato per eccellenza di questo paese, la sua bandiera è da tutti riconosciuta e rispettata. Questo nei primi anni è stato causa però di non poche difficoltà, perché l'organizzazione s'è ritrovata improvvisamente investita di richieste e di attese in parte anche estranee alla sua natura sindacale. Da un lato Unia ha dovuto rispondere con i fatti all'ambizione dichiarata di voler essere il sindacato di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori del privato. Dall'altro è stata chiamata in un certo senso a supplire ad una sinistra molto in difficoltà sul piano politico. Il tutto in un contesto nel quale al padronato non è parso vero di avere fra le mani un nemico ben profilato da mettere il più possibile in difficoltà: la disdetta dei contratti dell'edilizia e di Migros fanno parte di questa strategia.
Ma in questi anni Unia ha saputo cominciare a cambiare anche il modo di fare sindacato in Svizzera. Quattro anni fa la parola sciopero era ancora un tabu, oggi essa è diventata di uso corrente parlando di conflitti di lavoro. Con Unia le lavoratrici e i lavoratori di questo paese stanno abbandonando i dogmi della pace assoluta del lavoro – cosa che il padronato ha fatto da parecchio tempo. Questo ha generato anche difficoltà e incomprensioni (come nel caso di Reconvilier). Ma è lecito chiedersi che cosa ne sarebbe stato dello sciopero alle Officine Ffs di Bellinzona se Unia non fosse intervenuta con la sua capacità organizzativa e di mobilitazione.
I tempi per i sindacati sono difficili, ne fanno fede la costante per quanto lieve perdita di iscritti che anche Unia deve registrare e la sua difficoltà a penetrare in nuovi settori, in particolare nel terziario. Ma oggi Unia sa di avere i mezzi per farvi fronte. Al Congresso di Lugano il compito di indicare come impiegare al meglio questi mezzi.

Pubblicato il 

03.10.08

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