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Una banca ticinese “infiltrata” da uomini d'affari venezuelani sospettati di corruzione? La Finma indaga

La Credinvest di Lugano è sotto la lente dell'Autorità di vigilanza. Il sospetto: lacune nell'apparato antiriciclaggio e il ruolo avuto da alcuni azionisti di minoranza originari del Venezuela e implicati nello scandalo Pdvsa.

di

Federico Franchini

A Lugano, in una palazzina nera e di vetro vicino a Paradiso, c'è la sede della Banca Credinvest. Creato nel 2004, l'istituto non ha mai fatto parlare molto di sé. Ecco però che una notizia potenzialmente esplosiva viene a rompere la tranquillità di questa banca molto discreta. Una decisione del Tribunale amministrativo federale (Taf) resa nota dal sito specializzato Gotham City rivela che il piccolo istituto ticinese è stato infiltrato da alcuni imprenditori venezuelani sospettati di corruzione. La Finma, l'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari, conduce una procedura d'enforcement.

 

Credinvest è controllata, tramite la società lussemburghese Hbc Luxembourg Sarl, da azionisti italiani, tra i quali il suo direttore generale Mauro Scalfi. Tuttavia, secondo la Finma la banca - che aveva accennato vagamente alla procedura già nel sua relazione sulla gestione 2019 - potrebbe essere caduta sotto il controllo di azionisti di minoranza coinvolti in uno dei casi di corruzione più importanti che hanno toccato di recente la piazza finanziaria svizzera: quello legato alla compagnia petrolifera nazionale venezuelana Pdvsa.

 

I sospetti del gendarme bancario, rimasti finora segreti, sono stati rivelati a seguito di un ricorso al Taf da parte di uno dei principali protagonisti dello scandalo: il ricchissimo uomo d'affari venezuelano Alejandro Leopoldo Lopez Betancourt, residente a Londra. Fondatore della Derwick Associates, l'uomo sarebbe sotto inchiesta negli Stati Uniti dove la sua società è sospettata di aver corrotto i dirigenti della Pdvsa per ottenere ricchi contratti.

 

I legami svizzeri di Alejandro Betancourt sono emersi nella primavera del 2018 quando il Dipartimento di giustizia americano ha inviato una richiesta di assistenza giudiziaria alla Svizzera nell'ambito di un'indagine su 4,5 miliardi di dollari sospetti usciti dalle casse della Pdvsa. La domanda statunitense chiedeva anche la documentazione bancaria di alcuni conti di Alejandro Betancourt sui quali erano transitati diversi milioni di dollari.

 

È proprio in questo periodo che la Finma ha iniziato a indagare su Banca Credinvest. La sentenza Taf indica che una "prima verifica" effettuata "durante l'estate 2018” aveva sollevato il sospetto che vi fossero "gravi lacune nell'apparato preposto alla lotta al ricicilaggio di denaro" all'interno della banca. Tali carenze hanno riguardato, in particolare, i rapporti con "clientela a rischio accresciuto venezuelana”.

 

Ma non è tutto: alcuni azionisti di minoranza, principalmente di origine venezuelana, sembrano aver avuto un ruolo nella gestione dell'istituzione. La legge federale sulle banche stabilisce che gli azionisti che detengono più del 10% del capitale o dei diritti di voto - o che possono influenzare notevolmente in altro modo la gestione della banca - “devono fornire la garanzia che tale influsso non viene esercitato a danno di una gestione sana e prudente”. Il sospetto è quindi che il gruppo di azionisti venezuelani, guidati da Alejandro Betancourt, possano avere avuto un influsso negativo sulla strategia e sull'operatività dell'istituto.

 

Il 5 novembre 2018 la Finma avvia così una procedura d'enforcement nei confronti dell'istituto ticinese. L'obiettivo è anche quello di capire se questi azionisti di minoranza avessero agito di comune intesa con la banca o con parte dei suoi organi o (ex)collaboratori. La procedura è ancora in corso, ma avrebbe già stabilito che Alejandro Betancourt era il più importante tra gli azionisti di minoranza della banca di Lugano. Ritenendo che la sua situazione possa “essere influenzata in modo rilevante dall'esito del procedimento”, il ricco uomo d'affari rimasto finora defilato ha chiesto gli venisse accordata la qualità di parte e di poter accedere al fascicolo. Dopo il rifiuto della Finma (ma non della banca), il venezuelano si è così rivolto alla Corte di San Gallo. La sua richiesta è stata respinta con sentenza del 15 settembre 2020. Un ricorso è ancora possibile al Tribunale federale.

 

Dalla sentenza si evince che nonostante la Finma affermi di non voler procedere direttamente contro Alejandro Betancourt, la procedura gli avrebbe rimproverato "di non avere, in quanto azionista minoritario, notificato determinate presunte acquisizioni di azioni”. Inoltre la Finma lo indicherebbe “come sospettato di attività corruttive a danno della società statale denominata Pdvsa”. Sospetti che sarebbero poi stati utilizzati dalla stessa Autorità di vigilanza per formulare rimproveri alla Credinvest. La banca, difesa dall'ex presidente del Plr svizzero, Fulvio Pelli, non avrebbe considerato in modo sufficientemente attivo tutti i rischi connessi al contesto venezuelano.

 

Pubblicato

Mercoledì 30 Settembre 2020

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