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Una banca dati contro il razzismo

di

Can Tutumlu
La Commissione federale contro il razzismo (Cfr) nell’anno delle sue prime 10 candeline ha da poco pubblicato su internet una banca dati contenente le 212 denunce per razzismo giunte sui tavoli dei giudici rossocrociati dal 1995 al 2002. Il progetto della Cfr prevede di aggiornare la raccolta delle sentenze. Inizialmente si voleva pure una traduzione nelle lingue ufficiali e in inglese ma la Confederazione ha deciso di non pagare le traduzioni. Ma non sono solo di stampo finanziario gli ostacoli che incontra la lotta al razzismo in Svizzera. Da tempo l’Udc chiede infatti a gran voce l’abolizione della Cfr e di altre commissioni federali che hanno la colpa di essere “troppo indipendenti”. «Ma non solo chiede l’abolizione della Commissione – ci ha detto Doris Angst, segretaria della Cfr –. In realtà vorrebbero stralciare dal codice penale l’articolo 261bis stesso. Io lo ritengo un fatto gravissimo, una deriva inaccettabile». Doris Angst, perché rendere pubblica una base di dati con le singole sentenze sui casi di razzismo e xenofobia? L’articolo 261bis è sempre più contestato, in particolare dai partiti di destra. Per noi era importante mostrare che esiste una pratica e una giurisprudenza di questo articolo del codice penale, come del resto per le altre basi legali. Questa raccolta di dati mostra che il lavoro è fatto con scrupolo, con prudenza e moderazione. Non in tutti i casi alla denuncia è seguito un luogo a procedere. Ma è interessante far notare che quando il giudice ha deciso di entrare in materia nell’80 per cento dei casi si è arrivati ad una condanna. Il razzismo esiste, sembra lapalissiano ma forse non è così per tutti. La base di dati è quindi un modo per legittimare il lavoro della Commissione federale contro il razzismo (Cfr)? No, non si tratta affatto di questo. Legittimiamo l’articolo di legge 261bis perché qualcuno lo vorrebbe abrogare. C’è chi non vuole che si parli di razzismo. Con la pubblicazione della base di dati noi offriamo un servizio pubblico di monitoraggio di quello che succede nella politica di lotta al razzismo in Svizzera. Per ora avete pubblicato i casi che vanno dal 1995 al 2002. In totale sono 212 le denunce arrivate fino all’autorità. Come valuta questo numero? Sono tante o poche le querele? Non mi sento in grado di rispondere a questa domanda. Tante o poche? Sicuramente sono di troppo. Per questi 212 casi la metà si è risolta con un non luogo a procedere. Il 261bis è una norma penale perseguibile d’ufficio, ciò vuol dire che qualsiasi persona che assiste ad un atto discriminatorio, razzista o xenofobo può denunciarlo alle autorità. È quindi normale che ci siano più casi denunciati che condannati. In prima istanza il procuratore ha deciso nella metà dei casi che “no, non è abbastanza grave o non adempie le condizioni per essere giudicato”. Tanti o pochi? Non ci sono termini di paragone, non si può dire nulla a riguardo a mio modo di vedere. Quanto conta la mancanza di prove sul non luogo a procedere? È vero che in parecchi casi la sentenza è arrivata sulla base di prove scritte ma se va a vedere le statistiche che abbiamo pubblicato un buon 30 per cento si basa comunque anche su ingiurie verbali. Il problema della prova resta comunque aperto. Le faccio un esempio. Siamo a conoscenza di parecchi casi di persone che non sono state servite ad uno sportello pubblico, in un ristorante o non le si è lasciate entrare nella tale discoteca. Ecco, di questi casi pochissimi finiscono davanti ad un giudice e sfociano in una condanna (vedi articolo sotto, ndr) perché non ci sono mezzi di prova e chi commette il reato nega. La vittima non è così in grado di fornire prove. Esiste un identikit del razzista di oggi in Svizzera? Il razzista di oggi… Forse è meglio fare un paio di precisazioni. Con le leggi penali attualmente in vigore si arriva a cogliere solo la punta dell’iceberg, della montagna di ghiaccio, dei casi a sfondo razzista o xenofobo. Non si può cambiare la società intera solo con una legge penale; detto ciò il 261bis resta comunque importantissimo. Una buona applicazione di questa norma e la diffusione della sua giurisprudenza può servire come prevenzione o dissuasione. Ma c’è chi si è fatto scaltro in questi anni e l’informazione gli è servita a portare avanti campagne che offrono pochi appigli legali (ad esempio quella dell’Udc sulle naturalizzazioni agevolate, ndr). Ci vorrebbero ulteriori misure. I razzisti possono essere singoli individui, ristoratori, gruppi neonazi, giornalisti, personaggi politici… Un buon 10 per cento delle denunce è da ricondurre ad azioni commesse da giornalisti nell’ambito del loro lavoro… la stupisce questo dato? Credo che colpisce più lei che me… I media e le persone che lavorano nel campo della comunicazione hanno una grande responsabilità in questo ambito in quanto tutto ciò che fanno è rivolto ad un largo pubblico. Ciò che dicono, come lo dicono è importante. Si nota periodicamente l’accanimento o l’insistenza verso certe etnie. Poi ci sono anche editori che credono che possono pubblicare una lettera razzista lavandosene le mani. “Tanto l’ha scritta il signor taldeitali”, ma è troppo comodo pensarla così. Un altro fenomeno preoccupante che osserviamo in questi ultimi anni è il dilagare della piaga di siti internet che offendono e degradano categorie intere di esseri umani. Nel bilancio che avete stilato sui 10 anni di vita della Cfr vi siete lamentati più volte della mancanza di maggiori strumenti giuridici. Cosa manca oggi in Svizzera per rendere ancora più efficace la lotta contro il razzismo? Attualmente ciò che non è coperto sono i reati razzisti in ambito privato, poiché la legge protegge unicamente la sfera pubblica. Mi spiego meglio. Se lei viene insultato dal suo capo per il colore della sua pelle, oppure non viene assunto perché ha un cognome balcanico non c’è nulla da fare con la legge penale attualmente in vigore. Noi spingiamo per una legge anche in ambito civile. Ci sono dei casi fra quelli che avete pubblicato che l’hanno particolarmente colpita? Casi in particolare non ne ricordo. Una categoria però che ho notato che ha un rigurgito è quella dei negazionisti; ci sono sempre persone che mettono in dubbio o che difendono l’olocausto. Attualmente ci sono parecchi procedimenti penali in corso su casi del genere. Un altro gruppo è quello dei neonazisti, ce ne sono sparsi in tutta la Svizzera. Subite pressioni da parte dei partiti politici? Purtroppo sì, l’Udc del signor Blocher chiede insistentemente e da tempo di abolire la nostra commissione. Ma non solo chiede l’abolizione della Cfr. In realtà vorrebbero stralciare dal codice penale l’articolo 261bis stesso. Io lo ritengo un fatto gravissimo, una deriva inaccettabile.

Pubblicato

Venerdì 23 Dicembre 2005

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