La bocciatura della Legge sul cinema da parte del Consiglio degli Stati, che la considera troppo poco liberale, è una vittoria delle majors americane, rappresentate in Svizzera da Procinema, l’associazione dei distributori e dei gestori di sale. A non esser andata giù ai senatori, pilotati dal presidente di Procinema Anton Cottier, è stata la promozione della molteplicità dell’offerta nelle sale, da attuarsi con un meccanismo a due fasi: dapprima un’autoregolamentazione del settore, e solo sussidiariamente una tassa sui prodotti dominanti se il settore stesso in una certa regione non si sa autoregolare. Sarebbe un piccolo argine allo strapotere delle produzioni hollywoodiane a favore di cinematografie marginali, prima fra tutte quella svizzera. Il Consiglio degli Stati ha quindi rifiutato di concretizzare un principio che l’Europa e il Canada sono riusciti finora ad imporre agli Usa nell’ambito dell’Organizzazione mondiale del commercio, quello dell’eccezione culturale, secondo cui è lecito intervenire in settori commerciali ad alto contenuto culturale con politiche dirigistiche (in particolare sovvenzioni) e protezionistiche, in deroga all’abbattimento delle barriere doganali e commerciali che sempre più caratterizza la società globalizzata. La necessità di mantenere simili strategie per Stati piccoli come la Svizzera è sottolineata dalla Commissione di esperti per la politica audiovisiva dell’Unione Europea nel rapporto del 1998, che spiega: "Nella società dell’informazione per gli Stati più piccoli non c’è nessuna possibilità di giocare un ruolo autonomo negli hard e software: li devono importare da altri Stati. La loro unica speranza risiede nel settore dell’informazione e più in generale dei contenuti: soltanto qui possono dare un contributo nella rete globale dell’informazione. Nella società dell’informazione vige il principio secondo cui "il contenuto è re", ma ognuno deve prodursi i contenuti da sé per non essere sommerso di contenuti da altri Stati. Per motivi sia culturali che economici questa strategia per gli Stati più piccoli è un interesse nazionale fondamentale". Il Consiglio degli Stati ha dunque votato contro gli interessi della Svizzera spinto da un lavoro di lobbying senza precedenti da parte delle majors, alle quali più che il nostro mercato interessa delegittimare l’eccezione culturale, per cui questa legge può diventare un importante test. La posta in gioco è enorme: nell’audiovisivo (cinema, tv e video) il deficit commerciale dell’Unione Europea verso gli Usa è stato nel 1996 di 5,6 miliardi di dollari. Un deficit che, a differenza di altri settori commerciali, non è solo economico ma anche culturale. C’è da sperare che il Consiglio Nazionale se ne ricordi quando metterà mano alla Legge sul cinema.

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27.04.01..

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