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Un voto per cambiare

di

Gianfranco Helbling
Ultime settimane di relativa calma, poi da gennaio la campagna elettorale in vista del rinnovo dei poteri cantonali entrerà nel vivo. Ieri sera il Comitato cantonale del Partito socialista (Ps) ha discusso la Piattaforma programmatica (cfr. riquadrato). Il documento sarà sottoposto per approvazione al congresso del 20 gennaio. Ma quel congresso avrà anche il compito di designare i candidati socialisti. Nodo centrale sarà la composizione della lista per il governo, con Franco Lurà che, sostenuto dal Mendrisiotto, si propone al posto di uno dei candidati indicati dalla direzione. Di programmi e candidature parliamo in questa intervista con il presidente del Ps Manuele Bertoli.

Manuele Bertoli, il Ps il suo programma già ce l'ha (è il Piano delle politiche). A che serve ora una Piattaforma programmatica?
Il programma c'è già ed è frutto del lavoro di due anni del Comitato cantonale e del congresso del marzo scorso. Ma ci sembrava giusto far precedere questo programma da una contestualizzazione di quel che è oggi il momento politico. Affinché sia concreta abbiamo poi selezionato una serie di proposte da quelle contenute nel Piano delle politiche, perché durante una campagna elettorale non si riesce a trattare ogni argomento. È una scelta per l'oggi. Da questo deriva l'accento posto sui temi economici e del lavoro, su quelli fiscali e ambientali, sulla socialità, sull'ambiente, sulla cittadinanza e su scuola e cultura.
Gran parte del documento è spesa per ribadire l'opposizione alle politiche menostatiste condotte in Ticino negli ultimi 12 anni. Non è un po' riduttivo?
Ma è su questo che si è giocato il confronto politico degli ultimi 12 anni in Ticino. Al centro del dibattito stava il ruolo dello Stato, visto dalla destra masoniana come un nemico. Altri confronti politici significativi alle nostre latitudini non ce ne sono stati.
La Piattaforma programmatica però non parla ad esempio né di enti locali né di sicurezza.
Fra le proposte prioritarie di politica fiscale ce n'è una che interessa direttamente gli enti locali, quella del moltiplicatore cantonale per le persone giuridiche. Oggi la maggioranza preferisce che la città di Lugano incassi a piene mani dall'imposizione delle persone giuridiche e poi distribuisca quel che crede: è una tipica politica assistenzialista. Noi invece vorremmo un Cantone in cui i Comuni ricevano una parte delle risorse indipendentemente da dov'è domiciliata ogni singola ditta. Questo permetterebbe di rafforzare la coesione territoriale e di contrastare la divisione del nostro cantone sempre più marcata fra Sopraceneri e Sottoceneri.
Nella Piattaforma programmatica il Ps si dice disposto ad assumersi maggiori responsabilità. E chiede agli elettori un pronunciamento univoco e chiaro. Sembra quasi il programma per un'elezione con il sistema maggioritario.
Oggi la posta in palio più evidente è il seggio di Marco Borradori. Dato che c'è una possibilità che la sinistra raddoppi la sua presenza in governo chiedere un pronunciamento chiaro significa per la sinistra ottenere il raddoppio e dunque cambiare l'assetto politico del Ticino. Perché qualsiasi altra ipotesi (la conferma di Borradori o il raddoppio del Ppd) non farà che confermare l'assetto odierno e le politiche che si sono fatte fino ad oggi. In questo c'è effettivamente un elemento di maggioritario, pur in un sistema d'elezione proporzionale.
Perché cambi la politica però occorre che Masoni non sia rieletta. O no?
Credo che Masoni non abbia più la forza d'urto politica che ha avuto in passato. Lei è stata la portabandiera di una certa visione sostenuta da una maggioranza non solo liberale, ma anche pipidina, leghista e Udc. Oggi tutta una serie di nodi politici relativi a quella visione sono venuti al pettine. Credo che anche se fosse rieletta non avrebbe più la stessa forza che in passato. Per noi la rielezione o meno di Masoni non è il problema prioritario. Il nostro compito è cambiare i rapporti di forza.
L'alternativa fra Sadis e Masoni la lascia quindi indifferente?
Abbastanza. Sadis è una liberale e non credo che abbia visioni tanto distanti da Marina Masoni. Porterebbe un altro modo di fare politica e certamente contribuirebbe ad un clima migliore in governo, ma sul fondo...
Nella Piattaforma programmatica il Ps per dopo le elezioni si dice disponibile ad alleanze. Con chi, a parte i tradizionali alleati di sinistra?
In un sistema di concordanza con dei forti diritti popolari ogni riforma di un certo peso se squilibrata finisce davanti al popolo. Credo che anche nel centro-destra ci siano persone che sappiano accettare un ragionevole compromesso tra gli interessi che noi rappresentiamo e gli altri ed è con queste persone che va ricercato il dialogo per il bene del paese in un processo costruttivo. È un po' quanto successo col Preventivo 2005, che ha tenuto perché in sostanza c'è stato un accordo fra socialisti e liberali. Ma ancora una volta è chiaro che i rapporti di forza che usciranno dalle urne sia in governo che in parlamento avranno il loro peso.

Prioritaria la politica non i nomi

Sei candidati per cinque posti in lista. Manuele Bertoli, sarà il Congresso del 20 gennaio a decidere?
Sì. L'ipotesi di un precongresso sulla lista è stata valutata. Essa presupponeva però alcune condizioni che non si sono realizzate. D'altro canto a nessuno viene chiesto di fare un passo indietro. Capisco la preoccupazione di chi auspica il ritiro di uno dei sei candidati, ma questo significa avere paura della democrazia interna. E mi sembra non corretto far sentire in colpa qualcuno perché mantiene la propria candidatura. La lista presentata dalla direzione ha una sua logica di rappresentatività. Ma anche la candidatura Lurà, presentata come candidatura in particolare del Mendrisiotto, ha una sua rappresentatività. L'unico rischio è che dopo il Congresso ci si ritrovi con una rappresentatività delusa, nel senso di qualcuno che non si sentisse rappresentato dalla lista che il Congresso avrà votato.
Ma la discussione sulla lista potrebbe essere un'occasione per il Ps per dimostrare la sua maturità.
Lo auspico. C'è stato ad un certo punto il tentativo di delegittimare la Direzione per le proposte fatte, che non mi è piaciuto, ma ho buona speranza che da qui al Congresso tutti sappiano mantenere il dibattito sui nomi ad un certo livello. Spero pure che alla fine tutti sappiano accettare il verdetto congressuale senza altri tentativi di delegittimazione.
Non teme che la discussione sui nomi offuschi quella sui programmi?
È una possibilità. Fare in modo che non accada dipenderà dalla maturità del partito, di tutti coloro che interverranno al Congresso. Il partito vincerà se tutti faranno la loro parte, anche i compagni della base. Se oggi ci giochiamo il secondo seggio è unicamente per la nostra politica di coerenza in questi 12 anni. Non sono i nomi sulla lista che saranno determinanti, anche se avranno il loro peso. Il nostro motore è la politica: credere che la discussione sui nomi sia prioritaria rispetto a quella politica sarebbe un errore molto grave.

Pubblicato

Venerdì 15 Dicembre 2006

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