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“Un voto chiaro”

di

Gianfranco Helbling
Stefano Guerra
Patrizia Pesenti, è corretto vedere nel voto per il Consiglio di Stato di domenica una chiara indicazione dei ticinesi di rifiuto delle politiche menostatiste e liberiste, con una netta sconfitta dell’asse liberal-leghista? Effettivamente la tendenza sembra essere questa. In verità è una tendenza che si intravedeva già a partire dal 2001, nell’esito della votazione sul finanziamento della scuola privata. Il risultato dell’elezione del Consiglio di Stato riflette un chiaro apprezzamento per una politica che riconosce il ruolo regolatore dello Stato nell’economia e l’importanza dei servizi pubblici. I cittadini hanno detto chiaramente che lo Stato, soprattutto durante una crisi economica, deve schierarsi dalla loro parte. Di fronte a problemi gravi ed urgenti, l’elettorato non ha appoggiato gli esponenti più ideologici, a destra come a sinistra. Ha invece riconosciuto nel nostro partito un interlocutore politico affidabile, che ha saputo disegnare una chiara strategia politica, sicuro degli obiettivi e di come raggiungerli. Determinazione e coraggio che non vogliono dire massimalismo ideologico. Sono contenta che la mia politica in Governo abbia dato un chiaro orientamento. La nostra campagna elettorale è stata vincente, abbiamo costretto al confronto gli altri partiti, in particolare i liberali, su temi cruciali come le risorse dello stato e l’economia. Marina Masoni è una grande sconfitta di queste elezioni per il governo (6 mila voti in meno rispetto al ’99). La Lega tracolla ma Borradori è plebiscitato, pur perdendo 20 mila voti. Lei invece ottiene 15 mila voti preferenziali in più. Come cambierà il clima di lavoro in governo? Nonostante i colleghi di Governo (tranne Gendotti) abbiano perso voti personali non credo che le rispettive posizioni cambieranno molto. Il neo-eletto Consiglio di Stato dovrà però prendere atto del chiaro segnale lanciato dall’elettorato. Alcuni commentatori hanno voluto vedere nella presenza sulla lista del Ps della presidente del partito Anna Biscossa l’espressione di una mai sopita lotta fra correnti interne. A bocce ferme condivide questo giudizio? Non parlerei di lotta fra correnti, ma di una complementarietà nel partito. Certo, sono molto contenta del mio risultato. Conferma che la mia linea politica è condivisa dalla grande maggioranza dell’elettorato socialista. Ringrazio molto tutte le compagne e i compagni che si sono impegnati per questo eccellente risultato. Per la prima volta il Ps supera il 20 per cento. Abbiamo guadagnato più di 1’500 schede rispetto al 1999 e questo nonostante il calo della partecipazione di circa 6 punti percentuali. Un vero successo. Dopo Marco Borradori lei è la candidata al Consiglio di Stato che in assoluto ha ricevuto più preferenziali esterni (oltre 11 mila, pari a 1’392 schede di partito). Come valuta queste grosse simpatie nei suoi confronti anche al di fuori del Ps? Sono davvero contenta di avere contribuito con il mio risultato al rafforzamento del nostro partito. La politica che ho proposto in questi quattro anni ha trovato un grande consenso anche al di là degli steccati di partito. Comunque, è curioso osservare che Marco Borradori sia stato votato da 4’146 elettori socialisti. Ha ottenuto dai socialisti più voti di altri candidati della nostra lista. Dall’elezione per il Gran Consiglio il gruppo socialista esce sostanzialmente invariato, con una preminenza dell’ala più radicale. Come giudica questo risultato, in prospettiva anche del lavoro concreto da svolgere nel prossimo quadriennio? Già nello scorso quadriennio non vi sono mai state sostanziali divergenze attorno a temi che contano. Naturalmente, più sintonia ci sarà fra il gruppo parlamentare e la Consigliere di Stato, maggiore sarà la nostra forza. Il gruppo in Gran Consiglio potrà avvalersi anche del mio lavoro in Governo. Si aspettava un risultato così bello? È un risultato davvero bello. Non è quasi mai capitato che un esponente socialista superasse la soglia dei 50 mila voti nell’elezione per il Consiglio di Stato e per di più con una bassa partecipazione alle urne. Mi fa particolarmente piacere che in questi quattro anni ho guadagnato la fiducia di 15 mila nuovi elettori, dentro e fuori dal partito. Sento attorno a me molti socialisti orgogliosi del risultato che abbiamo ottenuto. Non solo perché siamo tornati ad essere il terzo partito del cantone – in alcuni comuni la seconda forza politica – ma soprattutto perché vi è maggior chiarezza sui nostri progetti politici. Cambiamento di rotta Anna Biscossa, se la sente di riaffermare che l’asse politico del Cantone si è spostato verso sinistra? Sì. Anche quello del Gran Consiglio è un ottimo risultato per noi, un risultato che conferma quello del Consiglio di Stato. Se teniamo conto infatti del risultato dei tre partiti (Pdl, Plst e l’Onda) che avevano chiamato al voto utile per la lista Ps al Consiglio di Stato, anche per il Gran Consiglio arriviamo praticamente alla stessa percentuale ottenuta per il governo. Quindi al di là del discorso della concorrenza sulla lista per il governo e al di là dell’ottimo effetto traino della consigliera di Stato uscente, si può ben dire che la sinistra è cresciuta in termini assoluti. In secondo luogo, abbiamo due seggi in più (uno del Ps, uno del Pdl) che “sostituiscono” più a sinistra i due seggi che nella scorsa legislatura erano del Plst. Infine, fra gli eletti del Plrt la corrente radicale è molto ben rappresentata. Certo, questo spostamento a sinistra – questo cambiamento di vento politico – è tutto da costruire nei fatti. Alcuni commentatori politici piuttosto che parlare di spostamento a sinistra parlano di sconfitta della destra neoliberale, soprattutto di quella luganese... Per me questo significa che il Ticino è andato a sinistra. La polarizzazione si è verificata in Ticino fra il Ps e quel tipo di destra, per cui se ha perso il polo di destra si può certo dire che il Cantone si è spostato a sinistra. Come ho detto prima, è una vittoria a cui bisogna dare dei contenuti. Ma è comunque una chiara sconfitta di quel neoliberismo più declamato che costruito in Ticino negli ultimi anni, quel liberismo che è uscito chiaramente con le ossa rotte il 6 aprile. La sinistra è cresciuta ma è ancora una volta divisa. Sono oltre 3mila le schede “sprecate” nell’elezione del Gran Consiglio... Sì, schede buttate via pazzescamente. Il risultato al Gran Consiglio in termini di seggi è semplicemente il frutto di quella malattia genetica della sinistra di frantumarsi in mille liste e listarelle, una frantumazione inutile e stupida. I dati lo dimostrano: abbiamo eguagliato il risultato del Consiglio di Stato, ma solo chi ha costruito un’alleanza ha ottenuto dei risultati. Chi ha voluto correre da solo è stato biecamente sconfitto. Questa è una lezione importante in chiave futura. Fra quattro anni non ci saranno più le congiunzioni di lista e io spero che già quest’anno la sinistra si sieda attorno a un tavolo per elaborare una strategia comune in vista della creazione di una forza progressista unica. Tenterete di invitare anche l’Mps? E il movimento di Giuseppe Sergi non potrebbe in futuro fungere da “pungolo” per il Ps affinché la sua azione partitica si articoli meglio alle rivendicazioni dei movimenti della base, fra le altre cose attraverso un uso maggiore dello strumento del referendum? Se si può trovare una convergenza di propositi e un modo per pesare di più alle prossime elezioni sarebbe peccato rinunciare in partenza al dialogo con l’Mps. L’Mps potrebbe avere questa funzione di “pungolo”, ma non mi sembra che ce ne sia un gran bisogno. I nostri contenuti programmatici sono simili ai loro e noi ci siamo detti pronti – per rispondere ai problemi del Ticino – a scendere in piazza e a far uso dell’iniziativa popolare e del referendum per condurre delle battaglie importanti. Certo che, come nel caso di BancaStato, non bisogna inventarsi delle battaglie pretestuose quando non ce n’è bisogno. Nell’elezione del Gran Consiglio, il Ps è secondo solo al Plrt nei voti preferenziali concessi fuori partito. Come legge questa forte fuoriuscita di preferenziali? Si tratta di un brutto vizio che i socialisti hanno sempre avuto. Un vizio comprensibile date le dimensioni ridotte di un Cantone dove tutti si conoscono. Nell’elezione al Consiglio di Stato, per esempio, c’è stato un forte panachage a favore di Gabriele Gendotti. In questo caso l’elettorato socialista è caduto nella trappola tesa in modo pretestuoso dal Corriere del Ticino e relativa ad una presunta rivalità Gendotti/Lombardi. Attorno a questa presunta rivalità si è mobilitato l’elettorato liberale e, purtroppo, anche quello socialista, che si è dimostrato piuttosto ingenuo su questo punto. Faceva più paura una Lega forte o un’Udc che sta crescendo? A me fa più paura la Lega. L’Udc – che in Ticino, malgrado tutto, è ancora un fenomeno contenuto – è schierata in modo chiaro, ha un referente nazionale. È più facile capire da che parte sta. La Lega, invece, giocava su diverse sponde: a livello federale faceva l’Udc, mentre a livello cantonale ogni tanto scivolava verso posizioni socialmente sensibili. Era difficile perché dicevano tutto e il contrario di tutto. Se l’Udc manterrà il profilo del partito nazionale il confronto sarà più chiaro. Anna Biscossa, come si muoverà il Ps nei prossimi mesi? Ci impegneremo per le votazioni federali del 18 maggio. A livello cantonale le nostre priorità – da realizzare con misure puntuali nel caso in cui le votazioni non andassero come speriamo – saranno il contenimento dei costi della salute e la formazione. E poi vogliamo proporre interventi più incisivi per lottare contro la disoccupazione. Come vede Marina Carobbio il nuovo gruppo Ps in Gran Consiglio? L’entrata di queste tre nuove persone (Savoia, Lurati, Cavalli, ndr) rafforzerà il gruppo perché portano competenze diverse. Mi spiace però che Eva Feistmann, la quale ha fatto un buon lavoro, non sia più stata eletta. Il gruppo socialista potrà non solo continuare il grosso lavoro svolto nello scorso quadriennio ma anche dare nuovi apporti. Nel nuovo parlamento continueranno le alleanze fluide caratteristiche dell’ultima legislatura? È vero che ci sono stati accordi puntuali su alcuni temi, per esempio sulla scuola pubblica dove abbiamo condotto una battaglia con una grossa fetta del Plrt. In altri casi ci era capitato che altri partiti si allineassero sulle nostre posizioni. Ma la caratteristica saliente della scorsa legislatura è stata la presenza di un asse di centro-destra che spero non si riproporrà in questa. Non dimentichiamoci che su temi centrali, quali gli sgravi fiscali e la politica finanziaria del Cantone, i partiti maggiori e le altre forze di destra si erano coalizzati. Nonostante noi avessimo avanzato delle proposte concrete, realizzabili, non si è mai voluto entrare nel merito. Io spero che nella prossima legislatura ci sia maggiore disponibilità fra gli altri gruppi ad ascoltare le nostre proposte che sono anche quelle di una parte importante dell'elettorato. Meglio una Lega più numerosa in Gran Consiglio ma pur sempre “frenata” dal fatto di avere un rappresentante in governo oppure un’Udc non ancora così importante in termini numerici ma che può condurre un’opposizione a briglie sciolte? Non si può dire che è meglio l’una o è meglio l’altra. Meglio sarebbe stato non avere il risultato dell’Udc che compensa parzialmente il calo leghista. È un dato di fatto che la gente è stufa della demagogia della Lega, del suo discorso populista fatto di iniziative approssimative. Per tornare all’Udc, a me preoccupa questo risultato. Spero che nei prossimi anni la gente si renda conto dei pericoli di una forte avanzata di questo partito che porta avanti una politica che assolutamente non condivido. Molto dipenderà dalle alleanze che l’Udc saprà costruire con le altre forze di destra presenti in parlamento, oltre alla Lega una parte del Ppd e del Plrt. Già in questa legislatura l’Udc ha assunto una posizione chiara in materia finanziaria sostenendo con gli altri partiti sgravi fiscali che favoriscono soprattutto i ceti superiori, una politica che sfavorisce una ridistribuzione delle risorse ai ceti sociali medio-bassi. Mi preoccupa la volontà di attaccare lo Stato sociale, che si sta facendo avanti anche a livello federale. E poi bisognerà contrastare le loro posizioni sugli stranieri e sull’ambiente. La presenza delle donne in Gran Consiglio è minima: 10 su 90... Il risultato è tutt’altro che soddisfacente perché continuiamo a marciare sul posto: nel ’99 erano state elette nove donne (poi salite a undici nel corso della legislatura), ora siamo dieci. Una grande responsabilità ce l’hanno i partiti, che non promuovono la presenza delle donne sulle loro liste. Noi come Ps l’abbiamo fatto, anche se purtroppo anche noi abbiamo una donna in meno in parlamento nonostante l’aumento di un seggio. Sarà quindi necessario fare qualche riflessione al proposito. Ma il problema però va oltre: forse la politica urlata e improvvisata fatta negli ultimi anni da alcuni – che peraltro tra i loro rappresentanti di donne non ne hanno – non attira le donne.

Pubblicato

Venerdì 11 Aprile 2003

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