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Un tuffo nel passato per l'Avs

di

Silvano De Pietro
Ruth Dreifuss scende in campo contro l’11.ma revisione dell’Avs. Quella revisione che lei stessa aveva a suo tempo presentato al parlamento. Le hanno rimproverato di non agire correttamente: da ex-consigliera federale dovrebbe stare nell’ombra. Ma a parte il fatto che questa regola non scritta è già stata più volte violata da altri ex-ministri, lei comunque non se ne dà pensiero più di tanto («Quando c’è di mezzo una votazione popolare… io sono una cittadina e il mio parere conta») e la scorsa settimana è andata tranquillamente a presentare alla stampa le ragioni del suo gesto. «Si dice che la Svizzera sia a corto di riforme. Ma non ci si dà la pena di riflettere sul senso della parola “riforma”», esordisce in tono deciso la signora Dreifuss. «Ora, una riforma non può limitarsi ad una diminuzione delle prestazioni, ad una marcia indietro e ad una critica di ciò che è stato costruito in comune da oltre mezzo secolo». La sua riflessione parte quindi dalla definizione del concetto di riforma, che non si adatta certamente alla revisione, giocata esclusivamente in negativo, di un’assicurazione sociale. Una riforma, per essere tale deve rappresentare il progetto di una società, una proiezione nel futuro che permetta ai cittadini d’inserire i propri progetti di vita in una prospettiva più globale. In altre parole, deve aiutarli a controllare il loro futuro, rendendolo più prevedibile. Ogni riforma del contratto sociale deve quindi rafforzare la coesione nazionale, poggiare su un negoziato più ampio possibile. Difatti, la maggior parte dei regimi basati sull’alternanza tra maggioranza ed opposizione, se vogliono riuscire a realizzare riforme importanti, devono cercare di superare le polarizzazioni. La Svizzera invece si cimenta nella polarizzazione, in contrasto con il suo sistema politico, proprio quando i suoi limiti si fanno sentire nei paesi che la praticano istituzionalmente. Questa sorprendente evoluzione della Svizzera ha per scopo ultimo la riduzione delle attività dello stato, per quanto utili o necessarie siano, e l’indebolimento della ricerca del consenso. «Il partenariato sociale non è più riconosciuto come ciò che ha fondato un’evoluzione economica forte e pacifica. Sono preoccupata per il futuro di una Svizzera che ha perso il gusto delle riforme autentiche, innovatrici e rispettose dei bisogni dei più». Riforma significa anche fiducia. Minacciare che la prossima revisione sarà ancor più dolorosa, è nocivo. Una riforma deve dare risposta ai problemi posti dall’evoluzione sociale; e promettere che il pensionamento flessibile sarà reso accessibile ai bassi redditi in una prossima revisione, è poco credibile se non si fa subito il primo passo. E l’11.ma revisione dell’Avs, che in sostanza si fa a detrimento delle donne e dei pensionati meno abbienti, «non è una riforma degna di essere sostenuta». La possibilità, attesa e promessa, di una pensione anticipata accessibile ai bassi redditi, avrebbe potuto giustificare alcuni dei sacrifici richiesti, ma è rimasta lettera morta. «Questa è la ragione per la quale mi oppongo all’11.ma revisione dell’Avs e partecipo alla campagna dell’Uss e del Pss». La signora Dreifuss ha proseguito riconoscendo pienamente la propria responsabilità di aver preparato questa revisione. Ma la maggioranza parlamentare – ha sottolineato – aveva fatto delle promesse al momento di aumentare l’età di pensionamento delle donne nel quadro della 10.ma revisione dell’Avs, promesse poi riprese dal Consiglio federale e reiterate nella preparazione dell’11.ma revisione. «Quelle promesse vanno mantenute. Mi considero garante di quegli impegni, a cui attribuisco un’importanza particolare». Davanti all’ineguaglianza dei percorsi di vita differenziati dalle attività professionali, l’Avs dovrebbe far sì che chi ha lavorato duramente per un salario modesto possa beneficiare di una pensione decente e percepirla in condizioni di salute soddisfacenti. «Si dovrebbe fare di tutto affinché queste persone accedano ad una pensione anticipata, che non deve essere un lusso riservato a chi già guadagna bene». ***** Ciò che adesso Ruth Dreifuss, l’ex-ministra socialista della socialità, si augura, è che l’11.ma revisione venga rinviata al Consiglio federale e al parlamento affinché certi punti della riforma vengano ripresi e rinegoziati, «poiché è necessario che corrispondano alla realtà dei bisogni della gente». Per spiegare meglio questo argomento, Ruth Dreifuss durante l’incontro con la stampa della scorsa settimana ha ricordato la 10.ma revisione dell’Avs, davanti alla quale lei, quale consigliera federale, e l’Uss si trovarono su posizioni contrapposte a causa di un dilemma. Lei era favorevole alla riforma che conteneva lo splitting delle rendite delle coppie, il bonus educativo, un riveduto calcolo delle rendite, il miglioramento della situazione delle donne divorziate e di quelle che hanno sempre pagato i contributi in Svizzera mentre i mariti presentano vuoti contributivi. L’Uss invece si opponeva alla riforma perché voleva mantenere a 62 anni l’età di pensionamento delle donne. Oggi quel dilemma non c’è più: «Non ci sono cose buone nell’11.ma revisione». E questo giustifica lo schieramento della ex-ministra a fianco dei sindacati. A rimettere tutto in discussione – dice ancora la signora Dreifuss – non abbiamo nulla da perdere, ma abbiamo tutto da guadagnare. Certi punti di questa revisione vanno ripresi e ricollocati in un progetto più equilibrato in termini di vantaggi e svantaggi, rispetto cioè a chi gode dei vantaggi ed a chi subisce gli svantaggi. Si tratta, insomma, di rinegoziare un migliore contratto sociale e generazionale. E c’è tutto il tempo per farlo, visto che finanziariamente l’Avs non è in pericolo, e l’incidenza positiva nei suoi conti esercitata da questa revisione è modesta. Si contribuisce invece al consolidamento dell’Avs sostenendo il progetto di finanziamento mediante l’Iva. Per l’Avs, una tale tassa non sarà prelevata che quando la necessità sarà accertata, diversi anni prima e con una decisione parlamentare sottoposta a referendum popolare. Ma per l’Assicurazione invalidità (Ai) si tratta di una necessità immediata, per cui l’accettazione dell’aumento dell’Iva è d’importanza vitale. Finora il parlamento «ha sempre rifiutato di garantire l’equilibrio finanziario di questa assicurazione, al fine di esercitare una pressione costante sulle prestazioni». Non accordare all’Ai lo 0,8 di un punto percentuale dell’Iva significherebbe confermare il Consiglio federale e il parlamento nella loro volontà d’indebolire il sostegno agli invalidi. Inoltre, votare “sì” significa dare il segnale che al momento opportuno si sarà disposti anche a garantire il finanziamento dell’Avs reso necessario dall’evoluzione demografica. «Il mio successore, il consigliere federale Pascal Couchepin, si batte a ragione per questo aumento dell’Iva. Egli sa bene che, per l’equilibrio finanziario a lungo termine dell’Avs, tale aumento è più decisivo dell’11.ma revisione». ***** La votazione del 16 maggio prossimo è d’importanza cruciale per il futuro dell’Avs. Non tanto per le sue finanze, quanto per il suo ruolo socio-politico, per il suo contributo alla copertura dei bisogni vitali della grande maggioranza della popolazione anziana. A dirlo è stato Paul Rechsteiner, presidente dell’Unione sindacale svizzera (Uss), parlando alla conferenza stampa tenuta da Ruth Dreifuss. Tutti, giovani e adulti – ha ricordato Rechsteiner – diventeremo anziani e perciò saremo direttamente interessati al ruolo che giocherà l’Avs nella copertura dei bisogni vitali. Il presidente Rechsteiner ha quindi ripercorso gli argomenti di fondo che l’Uss sostiene a proposito dell’Avs. Le finanze di questa assicurazione sociale sono buone. Il cosiddetto “contributo al risparmio”, cioè lo smantellamento delle prestazioni messo a punto con l’11.ma revisione, non è decisivo per il finanziamento dell’Avs. In tal senso sarebbe invece molto più significativo l’impiego mirato degli utili della Banca nazionale, o dei ricavi prodotti dalle sue riserve d’oro eccedentarie, sebbene anche tali fonti di finanziamento non siano determinanti. Lo stato di salute delle finanze dell’Avs non giustifica dunque lo smantellamento sociale proposto con l’11.ma revisione; e l’aumento dell’Iva, urgente per l’Assicurazione invalidità, sarebbe come una “ruota di scorta” per l’Avs. Per contro, l’importanza socio-politica della decisione sull’11.ma revisione è enorme. Ma ciò nonostante, per la prima volta si chiede al popolo di ridurre le prestazioni, rompendo il principio politico che ha governato finora l’Avs: adattare gradualmente quest’assicurazione sociale all’evoluzione dei bisogni socio-politici. Questa 11.ma revisione, invece, calpesta i bisogni sociali della popolazione. Che il Consiglio federale non soltanto non respinga questo progetto di smantellamento sociale, ma intenda persino, sotto l’influenza di Pascal Couchepin, accelerarne l’introduzione, dimostra quanto esso si sbagli in politica sociale. Bisogna fermare Couchepin, che vuole fare di questa 11.ma revisione un test per la sua idea di portare l’età pensionistica a 67 anni, e prima che arrechi ulteriori danni alla sicurezza sociale.

Pubblicato

Venerdì 30 Aprile 2004

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