Dall’introduzione della Legge sull’assicurazione malattie (LAMal) nel 1996, i premi non fanno che aumentare e da qui al 2030, stima l’Unione sindacale svizzera (USS), continueranno a crescere al ritmo di un 4 per cento all’anno. E da tempo è una voce di spesa ormai insostenibile per un numero sempre crescente di famiglie, complice anche l’arretramento sul piano dei salari, che in termini reali nel 2023 sono diminuiti per il terzo anno consecutivo, cosa che non succedeva dalla Seconda guerra mondiale.

 

È il difficile contesto su cui il movimento sindacale attira l’attenzione in vista dell’importante votazione del 9 giugno prossimo sull’iniziativa popolare “per premi meno onerosi”, che prevede l’introduzione di un tetto massimo, pari al 10 per cento del reddito disponibile, ai premi dell’assicurazione malattie di base. Una misura “indispensabile” per attenuare l’esplosivo problema della perdita di potere d’acquisto della popolazione, sottolinea l’USS in un documento.

 

NON SOLO PREMI

Secondo le cifre dell’Ufficio federale della sanità pubblica, l’onere netto per i premi di cassa malati di un’economia domestica standard nel 2000 ammontava in media al 6,6% del reddito disponibile. Nel 2020 (a cui risale l’ultima statistica ufficiale) questa spesa si inghiottiva invece ben il 14% e nel frattempo la situazione si è ulteriormente aggravata a causa dei forti aumenti degli ultimi anni (5,4% nel 2023 e 8,7% nel 2024). Questo significa, tanto per fare un esempio, che gli aumenti di quest’anno per una famiglia di quattro persone significano mediamente una maggior spesa di oltre 1.000 franchi all’anno, di quasi 1.400 in Ticino.

 

E non sono solo i premi ad aumentare, ma anche la partecipazione ai costi, sotto forma di franchigia e quota parte, sostenuti dai pazienti: se nel 2005 si spendevano mediamente 507 franchi a persona, nel 2022 se ne pagavano 706. È poi interessante notare come nel medesimo periodo ancora più rapidamente sia cresciuto l’importo della franchigia media scelta dagli assicurati allo scopo di garantirsi uno sconto sul premio mensile. Ma anche rischiando di non essere in grado di pagare la fattura in caso di malattia: il 20 per cento della popolazione svizzera non è in grado di sostenere una spesa imprevista di 2.500 franchi, indicano infatti i dati dell’Ufficio federale di statistica. Succede così che molte persone si espongono al rischio di vedersi rifiutare un trattamento medico o che rinuncino a farsi curare e alla prevenzione (si pensi per esempio alle visite ginecologiche di controllo). “Un accesso alla medicina a due velocità è già realtà da tempo”, mette in guardia l’USS, ricordando come le economie domestiche vengano dissanguate anche al di là dell’assicurazione di base, visto che le persone pagano di tasca propria quasi per intero le cure dentarie e molti medicamenti non coperti dalla LAMal, per un ammontare totale di quasi 20 miliardi di franchi all’anno, cioè di 2.233 franchi per persona, somma che va ad aggiungersi alla fattura dei premi di 5.124 franchi (per un adulto).

 

IL DISIMPEGNO DEI CANTONI

Ad aggravare la situazione contribuiscono anche le politiche portate avanti dai Cantoni, che tendono a disimpegnarsi in materia di sussidi: negli ultimi 10 anni 17 Cantoni su 26 hanno ridotto la spesa, col risultato che la percentuale di beneficiari di aiuti è scesa dal 21% del 2012 al 18% del 2022, il che è assolutamente in contraddizione con la crescente insostenibilità dei premi per le famiglie, che rappresentano di gran lunga la posta più costosa per un’economia domestica media. E che non sono il solo onere supplementare: si pensi per esempio che una famiglia con due figli quest’anno per la pigione paga 961 franchi in più che nel 2020, mentre una persona sola ne sborsa 839 in più e una coppia di pensionati 597. Basta guardare questi dati (illustrati anche nell’infografica allegata) che “la via più efficace per attenuare il problema del potere d’acquisto è quella di intervenire sul finanziamento della spesa sanitaria”, sottolinea l’Unione sindacale. Esattamente come fa l’iniziativa “per premi meno onerosi” che introduce l’obiettivo sociale che i premi non superino il 10 per cento del reddito disponibile di una famiglia.

 

Se venisse approvata, l’iniziativa darebbe innanzitutto un po’ di respiro alle persone con salari bassi, ma anche alla classe media, che attualmente paga il prezzo più elevato per i premi troppo alti e i sussidi troppo bassi. Avrebbe inoltre un effetto positivo in termini di ripartizione dei costi, essendo la misura finanziata attraverso le imposte prelevate in funzione del reddito dei contribuenti e applicata tenendo conto del reddito dei beneficiari.

E poi, sottolinea in conclusione l’USS, sia la Confederazione sia i Cantoni (che dovranno finanziare la riduzione dei premi per 2/3 e 1/3) si assumeranno maggiore responsabilità, visto che “avranno tutto l’interesse a una gestione oculata delle spese sanitarie e a cercare di porre un freno ai profitti ingiustificati”. “Le numerose lobby che si arricchiscono a detrimento dei pagatori dei premi avranno vita meno facile”, conclude l’Unione sindacale, ribadendo anche l’urgenza che la Confederazione assuma un ruolo rinforzato nell’ambito della politica sanitaria in un sistema frammentato come quello svizzero.

 

Pubblicato il 

27.05.24
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