Quando un sindacato si riunisce a congresso marca una fase importante della sua evoluzione storica. Così è stato con il Congresso di Unia del 3 e 4 dicembre a Losanna. In agenda temi apparentemente minori, quali il rafforzamento del ruolo del corpo militante e la revisione degli statuti. In realtà questi temi sono il fedele riflesso sul piano organizzativo dell'odierna situazione economica, sociale e politica in Svizzera. E rappresentano il perno di una significativa svolta nella traiettoria di Unia in questo contesto.
Sul fronte dei militanti il Congresso di Unia ha deliberato su tutta una serie di misure che incrementano la partecipazione della base, la sua integrazione nella vita del sindacato e la sua assunzione di compiti di responsabilità. È come se il pendolo di Unia avesse esaurito la spinta verso l'estremo del sindacato dei funzionari e rilanciasse ora la sua corsa con rinnovato vigore verso l'altro polo, il sindacato dei militanti. Un rilancio dell'azione di base che si riflette nei dibattiti sugli statuti. Dibattiti sugli statuti che (altra spia interessante) si sono concentrati anche su una più ampia e precisa definizione delle misure di lotta nei conflitti collettivi di lavoro, in particolare lo sciopero.
Unia è nato sei anni fa. È significativo che in così poco tempo abbia avvertito la necessità di rivedere la sua impostazione su due elementi così centrali della sua azione. Il fatto è che in questi sei anni il clima sociale s'è fatto ancora più rigido. E allora un coinvolgimento diretto e democratico della base sindacale e un ricorso allo sciopero come naturale sbocco di un conflitto collettivo di lavoro non sono più semplici ipotesi di lavoro, ma concrete necessità.
Con il Congresso di Losanna Unia ha fatto un ulteriore passo per allontanarsi dal sindacalismo del periodo della piena occupazione, quello della pace assoluta del lavoro, durante la quale bastavano i funzionari sindacali e nessuno si azzardava a pronunciare la parola sciopero. Con questa significativa svolta è come se Unia si fosse preparata alle lotte dei prossimi anni, che si preannunciano ancora più dure. Perché può darsi che il partenariato sociale e la pace del lavoro tengano. Ma è anche possibile che l'offensiva contro i diritti delle salariate e dei salariati prosegua e che il conflitto sociale compia ulteriori salti di qualità. In tal caso è meglio prepararsi per tempo.

Pubblicato il 

17.12.10

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