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Un sì per favorire la parità tra i sessi

di

Françoise Gehring Amato
Le donne socialiste svizzere, come quelle dell’Unione sindacale svizzera, sostengono l’iniziativa per la riduzione del tempo di lavoro. «Questa iniziativa – fanno sapere le socialiste svizzere – permette finalmente alle donne di rinunciare allo scomodo ruolo di funambole». Costrette, come sono, a conciliare senza sosta vita professionale e vita familiare. Costrette, come sono, a correre e correre ancora nella loro vita. In un recente comunicato le donne socialiste hanno dichiarato che l’iniziativa per la riduzione del tempo di lavoro rappresenta «uno strumento giudizioso per promuovere concretamente la parità tra uomini e donne nella misura in cui la riduzione del tempo di lavoro permetterà alle donne di consacrarsi maggiormente alla cura della famiglia. Permetterà inoltre una divisione equilibrata dei compiti tra donne e uomini sia nel campo professionale sia nella sfera privata.Visto che l’iniziativa vieta qualsiasi discriminazione legata al lavoro a tempo parziale – fanno ancora notare le socialiste – stimolerà i partner sociali a negoziare modelli di organizzazione del tempo di lavoro innovativi». Dello stesso tenore il parere di Regula Rytz, segretaria dell’Uss: la riduzione del tempo di lavoro è una condizione che favorisce la parità tra i sessi. Punto di partenza della riflessione di Rytz la constatazione che in Svizzera la tradizionale divisione dei ruoli tra donne e uomini ha ancora delle importanti conseguenze sugli orari di lavoro. «Concretamente – spiega la sindacalista nel suo documento – gli uomini svolgono, rispetto alle donne, una quantità di lavoro maggiore coperta dalle assicurazioni sociali. Il lavoro a casa, cioè quello non retribuito, riposa ancora essenzialmente sulle spalle delle donne». Regula Rytz fa notare come la divisione dei ruoli, che non rappresenta in sé una novità, abbia maggiori effetti sulla deregolamentazione dei rapporti di lavoro perché oggi il tasso di attività delle donne è molto maggiore rispetto al passato. La sindacalista ricorda inoltre come a partire dagli anni Novanta le lavoratrici abbiano dovuto accettare forme di lavoro atipiche e precarie (come, per esempio, il lavoro su chiamata) per potere conciliare vita professionale e vita familiare. Una nuova organizzazione del tempo a casa e sul lavoro Ma allora in quale misura questa iniziativa favorisce la parità? Perché a corto termine, secondo Regula Rytz, vieterà la discriminazione del lavoro a tempo parziale ed eliminerà le forme di lavoro precarie. In altre parole ciò significherebbe, secondo l’Uss, una maggiore protezione della donna che lavora. Sulla stessa lunghezza d’onda il comitato «Donne per un tempo di lavoro ridotto». «Oggi giorno – spiega la consigliera nazionale Christine Goll – l’80 per cento delle donne lavora fuori casa, Di queste il 55 per cento ha un impiego a tempo parziale. L’82 per cento dei dipendenti a tempo parziale sono, insomma, delle donne». L’iniziativa dell’Uss permetterebbe dunque di rimediare ad una serie di discriminazioni. A medio termine, infine, l’iniziativa consentirà di armonizzare le condizioni di vita di donne e uomini grazie alla progressiva riduzione del tempo di lavoro.Una riduzione che permetterà agli uomini di assumersi maggiori responsabilità in seno alla famiglia consacrando maggior tempo all’educazione dei figli. Del resto proprio recentemente uno studio dell’Ufficio federale per l’uguaglianza tra donne e uomini ha dimostrato che non solo il lavoro casalingo supera le 40 ore settimanali, ma pesa quasi esclusivamente sulle spalle delle donne. Questa nuova gestione del tempo, ritiene la segretaria dell’Uss Regula Rytz, migliorerà l’ambiente familiare. Non bisogna neppure sottovalutare che un numero sempre più grande di uomini desidera dedicarsi maggiormente alla famiglia. L’iniziativa in votazione il 3 marzo va inoltre nel senso delle decisioni prese dal Congresso delle donne dell’Uss: lo scorso novembre le delegate avevano chiesto non solo riduzione del tempo di lavoro, ma anche orari programmati e prevedibili. Perché le donne non vogliono essere manodopera a buon mercato disponibile 24 ore su 24.

Pubblicato

Venerdì 15 Febbraio 2002

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