Dal 2007, è operativo a Locarno, un nuovo centro di competenza per la migrazione (Ccm), creato e gestito da Sos Ticino. Tale servizio concretizza a livello regionale un progetto cantonale, denominato Centro di competenza per l'integrazione, coordinato dal Delegato all'integrazione degli stranieri, i cui altri partner sono le Acli nel Bellinzonese, l'Ocst nel Sottoceneri e la Supsi cui è stata affidata la creazione e la gestione di un centro di documentazione sulla migrazione. Fin dall'inizio il Ccm Sos Ticino ha concentrato i suoi sforzi in attività d'informazione, consulenza, analisi di situazione e messa in rete, rivolte ad immigrati, loro coniugi o datori di lavoro, servizi sociali, nonché ad altre persone interessate al tema della migrazione. L'obiettivo di tali attività è di favorire la conoscenza e l'accesso dei migranti ai propri diritti e alle risorse presenti sul territorio e di mettere a disposizione di svizzeri e stranieri strumenti e informazioni utili alla conoscenza reciproca e alla vita nel contesto locale. Sin dall'inizio dell'attività, è parso evidente che il concetto d'integrazione, così come messo in atto dalle autorità, diffuso dai media e percepito nella popolazione, genera spesso effetti di esclusione. L'integrazione viene infatti vista come una condizione di accesso a determinati diritti: come una caratteristica di un individuo, sufficientemente oggettiva e osservabile da poter essere un fattore discriminante tra chi accede, per esempio, ad uno statuto di soggiorno più favorevole e chi ne rimane escluso. Tale criterio ha dunque grande importanza nella determinazione di effetti di soglia sia nell'ambito della regolamentazione in materia di popolazione straniera che in quella sull'acquisizione della cittadinanza, e tuttavia è formulato in maniera talmente generale da permettere alle differenti autorità, agenti su differenti basi legali, di adottare diverse interpretazioni spesso restrittive. Ciò è particolarmente evidente nell'ambito della naturalizzazione ordinaria. Un caso esemplare è quello di una consultante che, recatasi in una cancelleria comunale per richiedere informazioni sullo stato della sua pratica si è vista rimproverare oralmente una limitata integrazione a causa della non conoscenza del francese e del tedesco. Tale rimprovero, illustrativo di una serie d'incidenti similari, mostra come nel discorso corrente l'integrazione sia una soglia che il richiedente deve riuscire a superare, piuttosto che un processo sociale e reciproco. Nonostante i propositi di promozione dell'integrazione nel discorso ufficiale e nella legge sugli stranieri, tale concetto continua a essere uno strumento della politica migratoria restrittiva.

Pubblicato il 

11.09.09

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