In questo breve intervento cercheremo di dimostrare che la storia delle Officine di riparazione di Bellinzona è stata condizionata nel corso del Novecento dall'evoluzione congiunturale e che parallelamente le forze sindacali e le autorità politiche cantonali e comunali avevano cercato a più riprese di intervenire allo scopo di salvaguardare i posti di lavoro presenti. Questo molto prima che si imponessero negli anni Novanta del secolo scorso anche nel settore ferroviario alcuni principi del neoliberismo, quali, con la revisione nel 1996 della Legge sulle ferrovie, l'abolizione per le Ffs degli obblighi nei confronti del traffico regionale ed il loro passaggio, a partire dal 1° gennaio 1999, da Regia federale in società anonima a statuto speciale, che ha aperto la via alla privatizzazione.
Quando nel 1879 la Direzione della ferrovia del Gottardo decise di costruire una grande officina riparazioni nella quale sarebbero stati impiegati non meno di 200 operai, ben 10 località (Svitto, Flüelen, Altdorf, Erstfeld, Göschenen, Faido, Biasca, Bellinzona, Giubiasco e Lamone) presentarono tra il settembre del 1882 ed il gennaio del 1883 la loro candidatura. La battaglia fu aspra e combattuta da Bellinzona, Biasca ed Altdorf con degli opuscoli che cercavano di mettere in cattiva luce i concorrenti e di dimostrare gli immancabili vantaggi delle singole località. Alla fine fu la capitale del Cantone a spuntarla, benché le condizioni imposte dalla Società del Gottardo alla città avessero causato numerose polemiche. L'Officina centrale venne costruita a Bellinzona fra il 1886 ed il 1890.
Fra il 1896 ed il 1920 si ebbe a livello generale un periodo di veloce sviluppo economico (fase A del ciclo di Kondratieff), che non si arrestò con lo scoppio del Primo conflitto mondiale. Per quanto riguarda la Ferrovia del Gottardo, a partire dal 1897 si assistette ad un veloce incremento del traffico viaggiatori ed a un continuo aumento di quello merci. Di conseguenza si ebbero anche delle eccedenze di esercizio. Nell'Officina di Bellinzona, che era entrata in servizio nel 1891, erano allora attivi circa 500 operai. Nel 1899 venne fondata l'Unione Operai delle Officine di Bellinzona, sezione dell'Aust (Unione degli operai delle imprese svizzere di trasporto). Essa si occupò ripetutamente fra il 1900 ed il 1919 della riduzione dell'orario giornaliero di lavoro. Si interessò anche della sicurezza sociale, perché non era presente per gli operai nessuna istituzione previdenziale. Dopo la nazionalizzazione delle compagnie ferroviarie, nel 1910 anche gli operai delle Officine furono ammessi alla cassa pensione delle ferrovie. Essi furono però pagati fino al 1947 in base ad un salario orario e quindi, essendo esclusi dalla legge sui funzionari, non ricevevano uno stipendio. La commissione operaia si occupò di difendere i soci che reclamavano un miglior trattamento salariale ed una migliore classificazione.
Gli operai delle Officine di Bellinzona parteciparono allo sciopero generale del novembre 1918 con i ferrovieri della stessa località e con quelli di Airolo e di Biasca. Al movimento, che fu poco seguito dalle maestranze ticinesi, aderirono pure gli scalpellini della Riviera, della Leventina ed i metallurgici di Bodio. Il passaggio nel 1909 degli operai delle Officine di Bellinzona dalla florida Compagnia del Gottardo alle Ffs, che riscontravano dei crescenti deficit, mise a rischio le conquiste sindacali ottenute fino a quel momento. In quegli anni corsero addirittura delle voci, poi smentite, sull'eventualità di una loro chiusura. All'epoca vi lavoravano ben 700 operai e rappresentavano la sola "grande industria" presente nel Cantone.
Il periodo fra il 1920 ed il 1936 fu in generale di crisi economica e fu unicamente grazie alla svalutazione del franco svizzero ed alla politica generale di riarmo che si uscì dal marasma congiunturale. L'elettrificazione della linea ferroviaria del San Gottardo fra il 1920 ed il 1922 fu una misura di razionalizzazione causata dal passaggio da una situazione di quasi monopolio da parte della linea del San Gottardo ad una maggiore concorrenzialità da parte di altre vie. A causa della svalutazione monetaria attuata nei paesi confinanti, anche le tariffe applicate dalla Svizzera dovettero essere adeguate al ribasso. Il Consiglio di Stato intervenne a due riprese con le Rivendicazioni ticinesi del 1924-1925 e del 1938 per difendere gli interessi ferroviari cantonali minacciati soprattutto dalla diminuzione dei posti di lavoro, in modo particolare nelle località di Biasca e di Bellinzona.
Nel novembre del 1919 si costituì il Sev (Federazione svizzera dei ferrovieri) e di conseguenza tutte le sezioni degli operai delle officine entrarono a far parte della sottofederazione degli operai delle officine Waw. Nel periodo in questione gli operai delle Officine di Bellinzona si batterono con gli altri iscritti al sindacato per l'adeguamento dei salari, ma data la precaria situazione economica con scarsi risultati. Nel 1948 fu aperta l'Officina di riparazione carri di Biasca. Nel capoluogo della Riviera si formò un gruppo sindacale che aderì alla sezione bellinzonese.
Gli anni del "boom" economico furono contrassegnati fino al 1970 per le Ffs da buoni risultati di bilancio. Fu questo un periodo di importanti conquiste sindacali anche per gli impiegati nelle Officine di Bellinzona: adeguamento delle classi salariali, aumento dei giorni di vacanza e riduzione delle ore di lavoro. L'anno che diede da questo punto di vista maggiori soddisfazioni alla sezione fu il 1963.
La recessione della metà degli anni Settanta ebbe delle conseguenze molto negative sul traffico ferroviario. A partire dal 1971 il movimento delle merci attraverso la Svizzera diminuì, anche sulla linea del San Gottardo. Il fenomeno è imputabile a diversi fattori. Nel 1971 l'abbandono della convertibilità del dollaro in oro provocò il passaggio da un sistema di cambi fissi ad uno di cambi flessibili con un aumento del valore reale del franco svizzero. Parallelamente calò nuovamente, come all'inizio degli anni Venti, l'attrattività delle nostre tariffe ferroviarie. A tutto ciò bisogna aggiungere delle cause strutturali (non direttamente legate alla crisi), come la concorrenza del traffico stradale. In questo periodo furono quindi ridimensionati gli impieghi nelle Officine e venne messa in discussione per la prima volta fra il 1976 ed il 1983 l'esistenza dell'Officina riparazioni carri di Biasca. In quell'occasione si ebbero degli interventi a tutti i livelli da parte dei politici ticinesi ed il Sev partecipò a queste rivendicazioni che si tinsero di una componente federalista e miravano anche alla salvaguardia di posti di lavoro nella Regione delle Tre Valli. Un ruolo importante nella questione venne svolto dall'allora direttore delle Officine di Biasca, il faidese Riccardo Cattaneo.


* Storico

Bibliografia:
AaVv: Dizionario storico della Svizzera. Vol. 4°. Locarno, 2005. Pp. 719-732.
AaVv: 75 anni Unione ferrovieri Bellinzona-Biasca. 1899-1974.
Ennio Bianchi: Cento anni per l'Officina Ffs di Bellinzona e novant'anni per l'Unione Operai Ferrovieri Bellinzona-Biasca. Pp. 5-10. In: AaVv: 1989 Sev. 90 anni di impegno sindacale.
Fabrizio Viscontini: Alla ricerca dello sviluppo. La politica economica nel Ticino (1873-1953). Locarno, 2005.
Fabrizio Viscontini: Giù le mani dall'Officina! 1976-1983. Bellinzona, 1992.

Pubblicato il 

06.07.07

Edizione cartacea

 
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