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Un referendum per lo stato sociale

di

Angelo Ciampi
Mentre il Ceo di Credit Suisse Brady Dougan, incassa per il 2010 un bonus di 70,9 (settanta virgola nove) milioni di franchi e può guardare con sufficiente serenità il suo futuro professionale e pensionistico, mentre per il salvataggio di grandi banche come Ubs si trovano senza grossi problemi 68 (sessantotto) miliardi di franchi, mentre i top manager ottengono bonus milionari, per i disoccupati in Svizzera la situazione si prospetta particolarmente difficile dopo che lo scorso 19 marzo il parlamento federale ha approvato la quarta revisione della Ladi, la Legge sull'assicurazione disoccupazione, introducendo misure che peggiorano nettamente le prestazioni a favore delle persone senza lavoro.
Aumento della durata del pagamento dei contributi per percepire gli stessi giorni di indennità di disoccupazione (da 12 a 18 mesi), penalizzazione dei giovani e delle persone con oltre 55 anni di età, aumento dei giorni d'attesa per i disoccupati senza figli per avere la prima indennità: sono alcune delle misure previste che prefigurano un quadro a tinte molto fosche per chi già oggi subisce i nefasti effetti della crisi economica.
L'entrata in vigore delle misure è prevista per il 1° gennaio 2011. Le ragioni addotte sono sempre le solite quando si parla di tagli alle assicurazioni sociali: dare solidità finanziaria e garantire le prestazioni anche per il futuro. Non si considera, invece, che tali misure avranno come conseguenza un aumento delle prestazioni da parte dell'assistenza sociale, poiché più persone dovranno necessariamente far capo ad essa.
Siamo così di fronte a un nuovo e duro attacco allo stato sociale, soggetto in questi ultimi dieci anni a pesanti tagli. Le politiche portate avanti dai neoliberisti si propongono di ridurlo a qualcosa di puramente residuale e, a loro avviso, anacronistico. Si vuole, insomma, un ritorno alle vecchie e sorpassate forme di assistenzialismo, secondo il modello degli Stati Uniti.
In un contesto, come quello svizzero, di estrema flessibilità del lavoro, si rivela di estrema importanza avere un'assicurazione in grado di garantire un sufficiente margine di sicurezza. Numerose organizzazioni sociali e politiche hanno deciso di lanciare il referendum e si preparano alla raccolta delle 50 mila firme necessarie. Occorre lanciare un segnale chiaro contro i propositi antisociali della destra, lo stesso segnale che si è avuto in occasione delle votazioni sulla riduzione del tasso di conversione delle rendite del secondo pilastro. La posta in gioco è altissima: un'eventuale sconfitta a settembre segnerebbe l'inizio di una stagione di attacchi a tutto il sistema di assicurazioni sociali; Sos Ticino, associazione presente con diversi progetti a favore delle persone disoccupate, invita tutte le cittadine e i cittadini svizzeri a firmare entro metà giugno la richiesta del referendum.

Pubblicato

Venerdì 23 Aprile 2010

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