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Un premier senza first lady ne hostess

di

Loris Campetti
A differenza di molti dei suoi colleghi, il presidente del consiglio Silvio Berlusconi non sarà accompagnato dalla first lady al G8 che si aprirà a L'Aquila nei prossimi giorni. La signora Veronica Lario, infatti, ha avviato una causa di separazione dal consorte ed è determinata a concludere defini-
tivamente con il divorzio una storia d'amore finita nel peggiore dei modi. In fondo, Berlusconi mostra un inaspettato senso dello stato e delle istituzioni: potrebbe presentarsi all'incontro al vertice con la ormai diciottenne Noemi o con la più matura D'Addario, o con una qualsiasi delle innumerevoli hostess, veline, escort, tutte assidue frequentatrici di villa Certosa in Costa Smeralda o di Palazzo Grazioli a Roma. Invece niente: a differenza di Obama, Sarkozy o Brown, Berlusconi arriverà solo alla meta. Avrà tempo di rifarsi in un futuro da premier o da ex, come qualcuno comincia a sperare, a partire da chi non ha fatto nulla per costruire un'alternativa credibile al populismo autoritario e donnaiolo, da basso impero, di chi ci comanda. Berlusconi ordina il silenzio ai sudditi, ma per fortuna pochi giornali italiani, molti stranieri e qualche "suddita" non sta più al gioco e il re resta in mutande. O anche senza, come il suo socio Topolanek.
Mai come oggi, forse in tutta la sua storia onorevole e disonorata, l'Italia ha toccato gradini così bassi nella considerazione internazionale. Forse il senso del tragico più che del ridicolo si può trovare nelle parole dell'avvocato di Berlusconi, il Ghedini dal ghigno truce, che per giustificare le orge con ragazzine (e, pare, cocaina) in luoghi utilizzati per incontrare premier mondiali e ministri nostrani, ha definito il suo capo un "fruitore terminale". Come a dire che non era lui a pagare i servizi prestati dalle intrattenitrici. Ogni giorno ne viene fuori una nuova. Che dire della cena riservata di Berlusconi con il suo guardasigilli Alfano, il sottosegretario Letta, i presidenti di due commissioni parlamentari e due giudici della Consulta, quelli che dovranno esprimersi sulla legittimità costituzionale della legge ammazza sentenze e salva premier che porta il nome di Alfano?
La questione è se l'Italia sia ancora una timorata donna di provincia o si sia ormai trasformata in un bordello, come scriveva il preveggente Dante in tempi non sospetti. Si dice che le prestazioni sessuali del premier non attengono alla politica. Si dice che la crisi economica non esiste ma è solo un'invenzione dei disfattisti – terremotati in piazza e operai in autostrada e in stazione. Si dice che il nostro paese perde credibilità per colpa di costoro e dei giudici e dei giornali che guardano nel buco della serratura delle alcove del re. L'unica cosa che nessuno può dire è che l'opposizione si stia battendo come una squadra di agguerriti leoni per rimandare a casa Berlusconi, solo o in piacente compagnia. Se mai dovesse cadere, sarebbe soltanto per autoaffondamento.

Pubblicato

Venerdì 3 Luglio 2009

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