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Un paziente difficile. Sempre più preoccupanti i costi della salute

di

Silvano De Pietro
«Quando i problemi sono gravi, è urgente agire». Paul Rechsteiner, presidente dell’Unione sindacale svizzera (Uss), non ha esitato a lanciare l’allarme ed a chiedere al Consiglio federale «di assumersi la propria responsabilità sociale» davanti alla penosa situazione che un ulteriore aumento dei premi dell’assicurazione malattia minaccia di provocare. La Svizzera ha in effetti il sistema sanitario più costoso al mondo dopo quello degli Stati Uniti. Ma la cosa peggiore è che tanto i costi della sanità, quanto i premi delle assicurazioni malattia, continuano a crescere ad una velocità ben maggiore di quella dell’inflazione. Con conseguenze sociali inaccettabili. In base ai dati di «Santésuisse» l’associazione degli assicuratori malattia svizzeri, l’anno scorso la spesa per i medicinali è aumentata del 30 per cento, quella per le cure ambulatoriali in ospedale del 7,8 per cento, quella per i ricoveri dell’1,2 per cento ed i costi dei medici sono cresciuti del 4,2 per cento. Nella media, la spesa complessiva sostenuta dalle assicurazioni malattia è aumentata del 5,1 per cento, raggiungendo in cifre assolute la somma di 16,5 miliardi di franchi, pari ad una media per assicurato di 2’272 franchi. Un tale ritmo di crescita è rimasto costante negli ultimi anni, sia pure con qualche variazione: è stato del 7,3 per cento nel 2000 e del 4,2 per cento nel 1999. Da quando è entrata in vigore la Lamal (legge sull’assicurazione malattia), cioè dal 1996, i costi della sanità sono aumentati di un buon terzo. Questi tassi d’incremento dei costi della sanità si ripercuotono quasi raddoppiati sui premi delle assicurazioni malattia. Ed il problema, in un certo senso, diventa duplice: da un lato si pone la questione di come contenere i costi, dall’altro di come attutire la loro pesante ricaduta sugli assicurati che dispongono di un reddito basso. Ora, in vista della speciale seduta «di clausura» che questa settimana il Consiglio federale ha dedicato al sistema sanitario, i partiti e le organizzazioni sociali hanno pubblicizzato le proprie «ricette» per venire a capo di tale doppio problema. In linea di massima, i partiti borghesi (Plr, Ppd e Udc) propongono di intervenire sulle prestazioni del sistema, o riducendo quelle di base coperte dall’assicurazione obbligatoria, o facendo in modo che, mediante meccanismi di limitazione (aumento della franchigia minima, introduzione di una tessera elettronica per il controllo individuale), gli assicurati ne diminuiscano il «consumo inutile». Il Partito socialista (Ps) e l’Uss propongono invece di intervenire sui premi delle assicurazioni malattia, anziché sul catalogo delle prestazioni di base. La questione di fondo – sostengono – è il finanziamento del sistema sanitario, che è antisociale nella misura in cui fa pagare a tutti lo stesso premio e non tiene conto delle differenze di reddito tra gli assicurati. Della posizione del Ps, contrapposta direttamente a quella dell’Udc (che propone in pratica una medicina a tre velocità), ne abbiamo parlato la settimana scorsa con l’intervista al consigliere nazionale Franco Cavalli. L’Uss è invece intervenuta per ultima nel dibattito, con una richiesta a sorpresa diretta al Consiglio federale: intervenire subito, con un decreto urgente, per ridurre di un miliardo di franchi all’anno i premi assicurativi delle famiglie con figli a carico. Si tratterebbe di una soluzione provvisoria, s’intende, finché non viene approvata la revisione della Lamal: vista la discordia che regna in materia, ci vorrà forse qualche anno, mentre già per l’anno prossimo si annuncia un aumento dei premi superiore al 10 per cento. Tuttavia, nella prospettiva di una soluzione duratura, l’Uss punta decisamente sull’abolizione dei premi uguali per tutti e su una loro determinazione proporzionale al reddito di ciascuno. «La condizione delle persone a basso e medio reddito è sempre più compromessa dall’aumento delle imposte indirette e delle tasse, ma soprattutto da quello dei premi delle casse-malattia, che stanno diventando vere imposte fisse a persona», ha detto Paul Rechsteiner. Secondo l’economista e segretario dell’Uss Serge Gaillard, le persone che dispongono di un reddito inferiore alla media hanno subìto nel corso degli anni Novanta un’erosione del loro potere d’acquisto, a causa della stagnazione dei salari, di una politica fiscale antisociale e di un’ascesa dei premi dell’assicurazione malattia del 47 per cento tra il 1990 e il 1998. In tale quadro, l’ulteriore aumento dei premi annunciato per il 2003 avrà, secondo l’Uss, un effetto drammatico. S’impone quindi un intervento urgente del governo, non solo a favore delle famiglie con figli, ma anche dei pensionati a basso reddito. I mezzi finanziari occorrenti si potranno recuperare sospendendo o ritirando il pacchetto «antisociale» di sgravi fiscali, che costerebbe alle casse della Confederazione 1,3 miliardi di franchi. Si tratterebbe inoltre di costringere i cantoni ad utilizzare le sovvenzioni federali previste per alleggerire i premi dell’assicurazione malattia: trascurando di utilizzare questi fondi a loro disposizione, dal 1996 i cantoni hanno praticamente defraudato gli assicurati di oltre 4 miliardi di franchi destinati a finanziare la riduzione dei premi. Ma al di là della riparazione a questa palese ingiustizia, restano da risolvere le due questioni di fondo: come mettere sotto controllo l’evoluzione dei costi della sanità e come finanziare il sistema in modo più sociale. Entrambi i problemi andranno definitivamente risolti nell’ambito della revisione della Lamal. Le soluzioni tecniche possibili non sono però applicabili in modo indifferente, scegliendo magari soltanto in base a criteri astratti di efficienza economica, poiché ciascuna di esse ha conseguenze politiche e sociali diverse. Un finanziamento a premi fissi e uguali per tutti, per esempio, è sostanzialmente antisociale. «Se la revisione della Lamal – ha avvertito il presidente Rechsteiner – non terrà conto di un finanziamento socialmente accettabile, l’Uss s’impegnerà con maggiore energia nel sostenere l’iniziativa popolare “La salute ad un prezzo abbordabile” lanciata dal Ps».

Pubblicato

Venerdì 24 Maggio 2002

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