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Un patto per la sicurezza

di

Claudio Carrer
"Fermarsi in caso di pericolo, eliminare il pericolo, riprendere il lavoro".  È questo il messaggio chiave che vuole veicolare la nuova iniziativa per una maggiore sicurezza sui cantieri, frutto di un patto senza precedenti tra progettisti, esecutori dei lavori, associazioni padronali e sindacati. Patto sfociato nella sottoscrizione di una "Charta della sicurezza" con cui le parti coinvolte s'impegnano a realizzare i principi e a rispettare con massimo rigore le otto regole vitali per la sicurezza sui cantieri.

Presentata ieri a Zurigo, la Charta vuole essere uno strumento che contribuisca a realizzare gli obiettivi della campagna "Visione 250 vite". Campagna lanciata lo scorso anno dalla Commissione federale per la sicurezza sul lavoro (Cfsl) e dalla Suva (l'istituto nazionale d'assicurazione contro gli infortuni) che mira, grazie anche a una stretta collaborazione con il padronato e i sindacati, a ridurre della metà il numero degli infortuni mortali sui cantieri nei prossimi dieci anni (dunque a salvare la vita a 250 persone), nonché a evitare altrettanti casi di invalidità.
La Charta risponde fondamentalmente a due esigenze: innanzitutto a quella di creare regole comuni per tutti i soggetti che popolano i cantieri edili, dove operano imprese di costruzione, falegnami, carpentieri, pittori, gessatori, idraulici, eccetera; in secondo luogo essa consente di coinvolgere per la prima volta la categoria dei progettisti (ingegneri e architetti), che in materia di sicurezza sui cantieri non hanno obblighi legali. «La soluzione ottimale -spiega Dario Mordasini, responsabile del settore sicurezza del sindacato Unia- sarebbe quella di modificare il quadro legale, per esempio riflettendo, come in alcuni paesi europei, sull'introduzione della figura del "coordinatore della sicurezza" per i grandi cantieri. Ma in Svizzera i tempi non sono ancora maturi per un passo di questo tipo. La sottoscrizione della Charta da parte delle maggiori organizzazioni mantello dei progettisti rappresenta dunque un importante passo in avanti».
«La sicurezza comincia dalla pianificazione», ha dal canto suo sottolineato l'architetto Pius Flury, membro della direzione della Sia, la Società svizzera degli ingegneri e degli architetti. «La promozione della qualità nel patrimonio immobiliare svizzero e la diffusione di una cultura edilizia di alto livello -ha proseguito- sono tra gli obiettivi fondamentali perseguiti dalla Sia. In quest'ottica l'attività edile deve soddisfare requisiti elevati sul piano sociale, economico, ecologico, culturale ed estetico. Tuttavia l'obiettivo della qualità non può considerarsi raggiunto se non si riserva parallelamente la massima attenzione anche agli aspetti della sicurezza di tutti coloro che intervengono nel processo di pianificazione, costruzione e fruizione».
«Garantire la sicurezza sul lavoro nei cantieri -gli ha fatto eco il presidente della Società svizzera degli impresari costruttori Werner Messmer- è un processo che richiede l'impegno di tutti, anche dei committenti, dei progettisti e dei direttori dei lavori». Nel settore dell'edilizia principale, solo negli ultimi dieci anni, il rischio di un infortunio (casi per ogni mille lavoratori a tempo pieno) è calato del 18 per cento e presso le imprese più grosse con più di ottanta dipendent) la flessione è stata del 21 per cento, contro il 10-11 della media settoriale calcolata dalla Suva. «Ciononostante lamentiamo dieci infortuni mortali all'anno. Dieci di troppo», ha affermato Messmer.
Determinante è infine il coinvolgimento diretto dei lavoratori, «che devono diventare parte attiva del cambiamento, assumendo il ruolo di soggetti qualificati a riconoscere il pericolo e legittimati ad interrompere il lavoro», ha aggiunto dal canto suo Hansueli Scheidegger, membro della direzione e responsabile del settore costruzione del sindacato Unia.
Le regole fondamentali per i progettisti e gli esecutori dei lavori di ogni livello gerarchico dovranno sono indicati in modo chiaro nella Charta (vedi box in basso), il cui messaggio chiave ("in caso di pericolo stop ai lavori, elimina il pericolo, riprendi i lavori") comparirà su striscioni che saranno affissi alle pareti dei cantieri e su diversi materiali di largo uso, come i nastri segnaletici bianchi e rossi.
Dopo una prima fase di applicazione della Charta nell'edilizia e nei settori affini, è prevista un'estensione ad altri ambiti professionali con un elevato rischio d'infortunio, quali l'economia forestale e l'industria.

«Più attenzione per gli interinali»
Dario Mordasini (Unia): «Subiscono più infortuni degli impiegati fissi, nell'edilizia e non solo»

Dario Mordasini, quale responsabile del settore sicurezza del sindacato Unia, ritiene che il coinvolgimento dei progettisti nel progetto Charta possa contribuire in maniera importante al miglioramento della sicurezza sui cantieri edili?
Quello dei progettisti è un contributo fondamentale, perché è in nella fase di progettazione che si definiscono le principali misure di prevenzione degli infortuni. Da uno studio sugli infortuni mortali nell'edilizia condotto a livello europeo alcuni anni fa, risulta che in due terzi dei casi le cause sono da ricercare in decisioni sbagliate prese prima dell'inizio dei lavori: errori nel calcolo dei tempi di realizzazione, pianificazione sbagliata dei processi lavorativi, mancanza del materiale idoneo, ricorso a ditte non qualificate, eccetera.
Non ritiene che i ritmi di lavoro sempre più serrati a cui sono costretti i lavoratori dell'edilizia possa pregiudicare l'applicazione dei principi contenuti nella Charta?
Il progetto della Charta della sicurezza e l'applicazione delle otto regole "salva vita" rappresentano solo una parte dell'attività di prevenzione degli infortuni, la quale deve comprende anche altre misure come la lotta contro lo stress dei lavoratori.
Concretamente come sarà garantita nell'attività quotidiana dei cantieri l'attuazione dell'obiettivo? E quale sarà il contributo di Unia?
Saranno fondamentali l'istruzione e la formazione dei lavoratori, i quali devono prendere coscienza del diritto di fermarsi di fronte al pericolo, oltre che imparare a riconoscerlo. Devono inoltre avere la garanzia che l'interruzione del lavoro non comporti per loro delle sanzioni. Noi, come sindacato, abbiamo il compito di informare e in parte di istruire i lavoratori, di intervenire laddove i patti non venissero rispettato e di attuare regolarmente, in collaborazione con la Suva, le associazioni padronali e i progettisti,  una verifica che i contenuti della Charta vengano applicati. Unia chiederà ai partner incontri periodici per una valutazione critica della situazione.
Dalle statistiche sugli infortuni professionali emerge che i lavoratori temporanei sono, dopo gli edili, il secondo gruppo più colpito dagli infortuni professionali. Non crede sia necessario un intervento specifico per questa categoria di salariati la cui composizione cambia in continuazione?
Una premessa: la categoria dei lavoratori temporanei si colloca in questa speciale classifica dietro gli edili solo perché il dato statistico considera tutti gli interinali, compresi quelli attivi nei settori dell'industria e dei servizi. In realtà, nell'edilizia come in altri settori, gli interinali subiscono più infortuni degli impiegati fissi. È dunque necessario compiere sforzi di prevenzione straordinari in favore di questi lavoratori e, in generale, di tutti i nuovi assunti. La Cfsl è attiva su questo fronte. Tra le misure possibili, penso in particolare all'obbligo di seguire un percorso di formazione in materia di sicurezza prima di iniziare ogni attività, anche se questa dura soli due giorni. E per determinati lavori particolarmente pericolosi andrebbero previsti dei limiti ancora più rigidi. Per quanto riguarda gli interinali in modo specifico, va sottolineato che la legge è chiara: è responsabilità della ditta garantire la sicurezza sia dei lavoratori fissi sia di quelli temporanei. A mio avviso è però discutibile che gli infortuni degli interinali gravino solo sull'assicurazione delle agenzie di collocamento. Bisognerebbe valutare se non sia il caso di suddividere le responsabilità finanziarie con le ditte che assumono.   

Pubblicato

Venerdì 9 Settembre 2011

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