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Un nuovo fallimento culturale

di

Gianfranco Helbling
È nato Visions sud est, un nuovo fondo per sostenere la produzione di film del Sud e dell’Est del mondo. Costituito come associazione, vuole finanziare con aiuti mirati la produzione di film dell’Africa, dell’Asia e dell’America latina e in seguito la loro diffusione nelle sale e nei festival. Il nuovo fondo è frutto della collaborazione fra i festival di Nyon (documentario) e Friburgo (dedicato alle cinematografie del Sud e dell’Est) e la fondazione Trigon, impegnata nella distribuzione di film provenienti dalla stessa area. Visions sud est, presentata giovedì scorso nell’ambito del Festival di Friburgo, disporrà inizialmente di un budget annuo di circa 500 mila franchi, di cui 380 mila provenienti dalla Direzione per lo sviluppo e la cooperazione (Dsc) del Dipartimento federale degli esteri. Intende dare contributi ad una decina di film all’anno, fornendo quel finanziamento che permetta di chiudere la produzione. Nel frattempo è ormai praticamente morta per carenza di cure la fondazione Montecinemaverità, che aveva esattamente gli stessi obiettivi di Visions sud est. Dopo un laconico e lacunoso comunicato stampa distribuito durante l’ultimo Festival di Locarno il suo recapito è stato trasferito presso la Tsi, dove un funzionario si sta occupando di evadere le ultime pratiche. Le linee telefoniche di Montecinemaverità da mesi non sono più in servizio. L’ultimo film sostenuto dalla Fondazione, il divertente roadmovie su sfondo di crisi sociale “Familia rodante” del giovane talento argentino Pablo Trapero, è stato presentato proprio negli scorsi giorni al Festival di Friburgo. Costituita nel 1992 da Marco Müller, Montecinemaverità ha sostenuto un centinaio di progetti (con contributi dell’ordine di 50 mila franchi per ogni film) che hanno raccolto premi con impressionante regolarità ai più prestigiosi festival internazionali. Fra i titoli degli ultimi anni ricordiamo “Il cerchio” di Jafar Panahi, “No Man’s Land” di Danis Tanovic, “Il voto è segreto” di Babak Payami, “Lavagne” di Samira Makhmalbaf, “L’angelo della spalla destra” di Djamshed Usmonov, “17 anni” di Zhang Yuan, “Gori Vatra” di Pier Zalica e “La cienaga” di Lucrecia Martel. A dare il colpo di grazia a Montecinemaverità è stata la decisione della Dsc di non più finanziarla, privilegiando il nuovo progetto portato avanti con insistenza soprattutto dalla Trigon con il Festival di Friburgo. Per quali ragioni? La responsabile del dossier presso la Dsc Sophie Delessert indica ad area tre motivi. In primo luogo le difficoltà finanziare della fondazione da quando, due anni fa, la Benetton ha deciso di ritirarsi dal progetto, difficoltà acuite dal fatto che i responsabili di Montecinemaverità avrebbero fatto ben poco per trovare nuovi sponsor privati. La seconda ragione è la perdita di impatto della fondazione e il vuoto ai suoi vertici da quando Marco Müller si è dimesso dalla direzione: poco si sarebbe fatto per individuare un successore all’altezza. Infine ci sono gli elevati costi di gestione: circa il 50 per cento del budget della fondazione finiva in affitti e spese, in particolare da quando c’è stata la separazione (personale e fisica) dal Festival di Locarno, dal cui grembo Montecinemaverità era nata. Simili costi di gestione per la Dsc sono eccessivi se si dispone di un budget così limitato oltretutto senza la partecipazione di sponsor privati: prioritario per Berna è che una parte consistente del suo sussidio vada effettivamente alla promozione del cinema del Sud e dell’Est (oggi Visions sud est dice di voler limitare i costi di gestione al 15 per cento del totale, usufruendo in particolare degli uffici della Trigon, con lo stesso recapito postale a Wettingen, e sfruttando i viaggi all’estero dei direttori di Nyon e Friburgo). La Dsc avrebbe vanamente cercato di attirare l’attenzione dei responsabili della Fondazione su questi punti critici da quando i suoi uffici sono stati spostati da Locarno a Lugano e in particolare dalle dimissioni di Müller. Così la Dsc aveva ridotto il suo sussidio da 360 a 300 mila franchi, sperando che il segnale venisse recepito, ma invano. Visions sud est dovrebbe essere, stando a quanto dichiarano i promotori, un pool di competenze specifiche sul cinema del Sud e dell’Est da mettere in rete a profitto di tutti i partecipanti. Manca però, fra i più importanti portatori di queste specifiche competenze, proprio il partner teoricamente più importante, cioè il Festival di Locarno. Delessert dice che i responsabili di Locarno sono stati informati, che all’inizio la struttura dev’essere semplice per poter decollare, che si doveva agire in fretta per non lasciare un vuoto nel sostegno ai film del Sud e dell’Est e che in futuro ci sarà posto per altri partner, compresa la Ssr e il festival ticinese. Intanto però c’è già chi osserva che ad un asse Locarno-Lugano se n’è sostituito uno Nyon-Friburgo-Wettingen. Qualche altro dubbio su questa operazione appare lecito. Intanto essa si inserisce nella eterna guerra sotterranea fra festival in Svizzera: e in questo contesto staccare pezzettini (non solo finanziari) al Ticino può essere utile un po’ a tutti gli altri. Poi nemmeno Visions sud est ha finora trovato degli sponsor privati che moltiplichino il sussidio della Dsc, né vi sono garanzie che la qualità del lavoro svolta da Montecinemaverità si ritrovi nella nuova struttura. Infine è più che discutibile il privilegio concesso in esclusiva alla Trigon di distribuire in Svizzera i film sostenuti da Visions sud est con soldi pubblici, dando alla Trigon (che già considera il festival di Friburgo una sua vetrina) un monopolio di fatto sul cinema del Sud e dell’Est (al quale per altro oggi non riesce a dare una gran visibilità nel circuito commerciale). Ma la morte di Montecinemaverità e il trasferimento di parecchie centinaia di migliaia di franchi oltre Gottardo sono soprattutto una nuova, brutta sconfitta per il Ticino della cultura. Che della Fondazione non s’è mai particolarmente interessato, confidando sul fatto che Marco Müller rimanesse eternamente alla sua guida e si tenesse stretto Giancarlo Olgiati che portava i soldi della Benetton: come spesso capita ci si è affidati al genio di una personalità carismatica senza curarsi di dare continuità e strutture più solide al progetto. Al posto della programmazione di una seria politica del cinema s’è preferito improvvisare. Con la conseguenza che il nostro cantone perde oggi un tassello importante di un ipotetico polo di competenze cinematografiche. Rimane solo il deposito presso l’Archivio di Stato di una selezione di circa quaranta di copie di film finanziati dalla Fondazione: un abbozzo di cineteca, abortito lì. A risentire della fine di Montecinemaverità però sono non solo gli appassionati di cinema, ma anche tutti i professionisti dell’audiovisivo ticinesi, che perdono importanti contatti e opportunità di lavoro. Ed è anche una sconfitta per il Festival di Locarno, che con la fondazione Montecinemaverità s’era dato i mezzi per conoscere con due o tre anni d’anticipo, attraverso le centinaia di progetti che le venivano sottoposti, che film stavano per maturare in uno dei suoi territori d’esplorazione privilegiati e per curare al meglio le relazioni con registi e gruppi produttivi molto interessanti per la sua stessa programmazione. Un atout in meno per rivaleggiare come si vorrebbe con i grandi festival, tutti sempre più interessati proprio alle produzioni del Sud e dell’Est. Un atout di cui beneficeranno ora Friburgo e Nyon. Ancora un’annotazione: ultimo presidente di Montecinemaverità è stato Franco Ambrosetti, colui che attraverso i comunicati stampa della Camera di commercio spiega ai ticinesi come rilanciare l’occupazione del nostro Cantone ma che per la fondazione non è riuscito a cavare un ragno dal buco, non salvando nemmeno il posto di lavoro alla segretaria. Ma questa è un’altra storia.

Pubblicato

Venerdì 18 Marzo 2005

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