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Un nuovo che sa di stantio

di

Arnaldo Alberti
(…) Fino al 1995 vi è stata una continuità costante di azione politica e di governo dei radicali, ispirata dal periodo felice, iniziato con la riunificazione e con l'alleanza di sinistra nella seconda metà del secolo scorso; riunificazione e alleanza di sinistra che hanno determinato il benessere di questo Cantone. Nel 1995, appoggiata da gruppi clerico leghisti (non dimentichiamo che il Mattino, proprio coll'obiettivo di far fuori i radicali, al suo esordio è stato pubblicato dalla tipografia del Vescovo Corecco), con un colpo di mano entra in governo Marina Masoni.
In ognuno dei suoi tre quadrienni si sono verificati fatti salienti che stridono con i principi ispirati da un comune concetto della morale, da un laicismo coerente e da un corretto senso dello stato. (…) Abbiamo visto Marina Masoni, nel suo primo quadriennio di governo, promuovere la scuola dei preti e sostenere Thermoselect. La scuola pubblica ci è stata data da Stefano Franscini che l'ha tolta a una Chiesa inefficiente. La capacità di valutare e giudicare la bontà di una ditta di distruzione di rifiuti, dopo che persino Borradori più non ci credeva, aveva lasciati sul campo, quali garanti di Thermoselect, solo l'affidabile, si fa per dire, Flavio Maspoli e Marina Masoni. Il degrado politico continua in un secondo quadriennio nel quale la signora Masoni postula la privatizzazione di Bancastato e dell'Aet: due gioielli di proprietà collettiva nei quali si sono verificati gli episodi di dominio pubblico, i cui attori sono Tuto e Paolo Rossi. Entrambi, questi due personaggi sono appassionati del gioco, l'uno di quello in borsa e l'altro del disco su ghiaccio. Il destino dei messaggi di privatizzazione è conosciuto da tutti e il partito non può andare fiero del fatto di averli voluti presentare. Il terzo quadriennio ha visto il problema della malagestione del Fisco e l'affare Stinca. (…)
Ma per ancora meglio capire la necessità di voltare pagina è più che urgente, oltre che sostituire con la ragione la fede nel dogma dell'infallibilità del mercato e nell'ideologia liberista, sbarazzarsi da due miti di evidente inconsistenza. Il primo è quello che presenta i liberali di Lugano come un gruppo compatto di sostenitori del "nuovo che avanza", un nuovo che sa di passato e di stantio e che in dodici anni non ci ha portato da nessuna parte se non a provocare un sicuro declino del partito liberale radicale. Ebbene, quale liberale di Lugano – sono attinente di questa città – rifiuto sdegnosamente di credere che Lugano è unanime nel seguire ciò che i dirigenti del partito vogliono imporre e vendono come unanimità. Sebbene vi sia una costante storica nel sud del Ticino d'ammirazione per quanto capita oltre confine, espressa appunto nella prima metà del secolo scorso da gruppi sedicenti liberali di Lugano che simpatizzarono per Mussolini e il suo fascismo, ammirazione che si ripresenta oggi unita a un ammirato consenso per tutto quanto fa Berlusconi, questi gruppi ristretti ed elitari di pseudoliberali luganesi non rappresentano la maggioranza della base sottocenerina del partito.
È presente in queste cerchie un modo d'intendere l'economia e di condurre un'impresa strettamente legato al modello parassitario di comportamento di una particolare destra d'oltre confine che, invece di dar valore al lavoro e curare la qualità del prodotto, s'affida, per sopravvivere e prosperare, all'espediente, alla furberia, all'imbroglio, all'evasione fiscale e considera lo Stato un'entità da disprezzare e mungere. Uno Stato che, secondo quanto questa gente pretende, deve predisporre e gestire servizi impeccabili, offerti da impiegati e funzionari malpagati; uno Stato che con sollecitudine deve correre in aiuto quando l'impresa stessa va male. È questo il costume di profondo sud italiano che la borghesia imprenditoriale svizzera ha sempre rifiutato. Un esempio di questo modo imprenditoriale d'agire è la recente asfaltopoli.
L'altro mito, oggi dominante, è quello secondo il quale i servizi dello Stato devono costare poco. Ma, amici e amiche, se noi vogliamo un servizio dello Stato d'eccellente qualità, dobbiamo pagarlo ed oggi tutti sono concordi nel ritenere che un piccolo paese come il Ticino, che ha quale unica risorsa l'intelligenza dei suoi figli, per essere competitivo deve offrire all'economia e all'impresa, un servizio, sia nell'educazione e nella formazione, sia nella realizzazione e nella gestione di strutture e servizi pubblici, di eccellente qualità che bisogna pagare cari, come si paga oggi, senza fiatare, ogni prodotto di lusso. Gli imprenditori intelligenti conoscono il valore e la necessità, per il loro stesso interesse, d'avere servizi pubblici affidabili ed infrastrutture di qualità. Il Sindaco di Lugano dovrebbe conoscere il ruolo determinante che ebbe la massoneria e la borghesia liberale di Zurigo nella statalizzazione delle ferrovie svizzere che nacquero, nel XIX secolo, private ed inefficienti e raggiunsero l'eccellenza e l'affidabilità, con altri servizi federali, solo con la gestione statale. E proprio a questo proposito mi chiedo come possiamo permetterci di pagare il 20 per cento in meno e pretendere l'eccellenza dai nostri docenti, dai nostri funzionari dei servizi pubblici, come se il Cantone Ticino, nel contesto federale, fosse un reparto di articoli Budget a basso prezzo della Migros.
Eppoi qualcuno, anch'egli sedicente liberale, stretto collaboratore della direttrice delle finanze cantonali ed economista ciellino, scrivendo di perequazione finanziaria federale, ci assegna il ruolo dei cialtroni, che vanno a pagare, vestiti impeccabilmente con abiti griffati ma con sotto la biancheria intima lisa e consunta (se poi, sotto noi ticinesi ci possiamo permettere d'indossare ancora qualcosa), dicevo: vanno a pagare abbondantemente da bere a ricchi cantoni tedeschi dell'Altipiano. Un caso clamoroso di mehr schein als sein, di apparire per ciò che non si è; un'anomalia che per salvaguardare la nostra stessa dignità deve essere immediatamente corretta.
Sono convinto che la misura, dopo dodici anni di conti fatti e sbagliati da un governo più simile a una bottega che a un laboratorio di progettualità, sorvegliato da parlamentari che spesso curano i loro interessi personali invece di promuovere il benessere generale, come la costituzione prescrive, è colma e che non ci sia più spazio per delle avventure ideologiche di una destra estrema del partito che si è ampiamente dimostrata inaffidabile. (…)

Pubblicato

Venerdì 23 Marzo 2007

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