"Globalizzare la solidarietà". È con questo spirito che i movimenti antimondilizzazione si oppongono allo strapotere dei baroni dell’economia mondiale. Ed è sempre con questo spirito che hanno manifestato contro il vertice delle Americhe, appena conclusosi a Québec, lasciando, come era prevedibile, l’amaro in bocca (cfr. area del 27 aprile). Particolarmente interessati a quanto successo in Canada gli organizzatori e il movimento legato al Forum sociale mondiale, che si è tenuto lo scorso gennaio a Porto Alegre, in Brasile. E proprio da Porto Alegre sono partiti una serie di appelli alla mobilitazione contro, per esempio, la riunione del G8 a Genova (15-22 luglio), la riunione delle istituzioni Bretton Woods a Washington (dal 28 settembre al 4 ottobre) e il vertice dell’Organizzazioni mondiale del commercio (5-9 novembre). "Questi appelli — precisano in una nota gli organizzatori del Forum sociale — fanno parte delle alternative elaborate dai movimenti sociali di tutto il mondo. Si basano sul principio secondo il quale gli esseri umani e la vita non sono merci; affermano inoltre l’impegno per il benessere e i diritti umani di tutte e di tutti". Porto Alegre,dunque, sta progressivamente diventando un punto di riferimento imporante. Ne è certo il consigliere nazionale ecologista Patrice Mugny che, a gennaio, ha preso parte al Forum sociale insieme ad altri colleghi come Anne-Catherine Menétrey, Pierre-Yves Maillard, Thérèse Meyer "Per la prima volta — ci ha detto il parlamentare svizzero — paesi, organizzazioni non governtive, sindacati, associazioni, donne e uomini hanno fatto una costatazione molto semplice: un altro mondo è possibile. Ed hanno deciso, insieme, di adoperarsi per progettare e costruire un mondo dal volto umano. E la volontà di agire, le assicuro, è concreta. È la prima volta, che ho vissuto una tale esperienza". C’è stato a Porto Alegre un aspetto che l’ha colpita in modo particolare? "Sì, certamente. È emerso in modo chiaro come il sole che gli interessi del Nord e del Sud sono gli stessi. Mi spiego. Prendiamo, per esempio, il caso dell’agricoltura: è chiaro che i problemi della Francia, dove c’è cibo per tutti, non sono gli stessi di quelli del Brasile, dove gli agricoltori sono anche confrontati con il problema dell’occupazione delle terre. Ma sui brevetti degli esseri viventi, sugli organismi modificati geneticamente, sullo sfruttamento delle risorse del suolo, sull’agricoltura biologica, il discorso è lo stesso per tutti! L’agricoltura deve, prima di tutto, nutrire la gente del posto e non esportare i frutti della terra lasciando le popolazioni in condizioni insopportabili. Ciò significa che bisogna smetterla con le esportazioni massicce. Un altro esempio importante riguarda l’acqua. L’acqua è un patrimonio mondiale che appartiene a tutti e pertanto deve essere gestita da collettività pubbliche. Guai, dunque, a lasciare nelle mani dei privati una risorsa così fondamentale per la vita". Sulla spinta del successo del primo appuntamento, Porto Alegre ospiterà anche l’anno prossimo il Vertice sociale. Nel frattempo i parlamentari internazionali ospiti del Forum hanno deciso, sulla base di una dichiarazione di intenti, di avviare una collaborazione. "Sì, è vero. Occorre tuttavia tenere presente che i deputati presenti a Porto Alegre rappresentano una minoranza nei parlamenti dei loro rispettivi paesi. Lo stesso discorso vale per i movimenti sociali presenti in Brasile. Detto questo abbiamo formulato una serie di obiettivi raggiungibili come, per esempio, quello di creare una rete di contatti per scambiare le informazioni. Intendiamo anche appoggiare l’introduzione della Tobin Tax, l’abolizione del debito dei paesi poveri e sosteniamo una radicale riforma dell’Organizzazione mondiale del commercio. Ci sono progetti anche per quanto concerne il settore dell’agricoltura. Un settore scosso dagli scandali della "vacca pazza" e dell’afta epizotica e, proprio per questo, pronto a rivedere da cima a fondo i sistemi di produzione". E per quanto riguarda l’impegno dei deputati elvetici in Svizzera? "Il nostro compito principale è quello di informare, di convincere altri parlamentari a vedere la realtà che ci sta davanti in modo diverso. Si tratta di un lavoro che richiede pazienza, ma aprire gli occhi di chi li ha chiusi è fondamentale. Devono rendersi conto che il Forum economico di Davos, la Banca mondiale, l’Omc, non sono le uniche prospettive. Le alternative per costruire un mondo più giusto ci sono. Mi rendo conto che non riusciremo mai a convincere l’Udc, l’ala zurighese dei radicali o i democristiani più conservatori. Ma all’interno del Parlamento ci sono persone che non hanno i paraocchi e che possono comprendere, evolvere. Certo, non riusciremo a portare il parlamento e il mondo a sinistra. Vogliamo solo contribuire a creare un mondo, mi passi l'espressione, meno schifoso. Cerchiamo dei compromessi sociali e politici per realizzare un mondo diverso. Ma per avere successo abbiamo bisogno dell’appoggio popolare. Spetta poi a noi parlamentari mostrare che nella nostra società tutto si lega". Il lavoro per i prossimi anni allora non mancherà a lei e ai suoi colleghi... "No. Ma la lotta per le idee è appassionante"

Pubblicato il 

04.05.01..

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