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La mano invisibile

Un ministro delle finanze estraneo alla realtà

di

Silvano Toppi

Facciamo l’anatomia a un’intervista di un consigliere federale. Può essere utile per cogliere le patologie nazionali o i principi di contraddizione che fanno comunque l’ossatura di un sistema. L’intervista è quella rilasciata da Ueli Maurer, presente a Buenos Aires alla riunione dei ministri delle finanze del G20, a Daniel Eskenazi, corrispondente di Le Temps, ripresa per l’importanza datale da altri media nazionali (Tg, radio, giornali). Cogliamone alcuni aspetti essenziali.


1) Appartenere al G20 è “uno dei miei obiettivi, siccome non facciamo parte dell’Unione europea e non siamo presenti in altre organizzazioni”; il G20 è l’unico forum in cui la Svizzera è invitata, è importante curare gli accordi bilaterali. 2) Il protezionismo è un pericolo, anche se ogni paese dice che non vi ricorrerà. 3) Abbiamo bisogno di manodopera estera in vari settori, non solo nell’informatica, e dobbiamo batterci per attirare lavoratori qualificati. 4) L’Unione europea vuole introdurre nuove tasse sull’economia numerica (nota: le tasse sui famosi Gafa, cioè gli americani Google, Amazon, FaceBook, Apple); noi abbiamo un’opinione diversa, è importante avere un regime fiscale favorevole, anche perché siamo un paese caro, ad esempio a livello salariale; in questo caso siamo più vicini agli Stati Uniti (ma Trump non sta imponendo il rimpatrio dei profitti realizzati all’estero?). 5) La robotizzazione creerà nuovi posti di lavoro; ci sono discussioni sulla tassazione dei robot (in particolar modo per i contributi sociali: “Ma non credo che mancheremo di denaro”); ciò equivarrebbe però a tassare l’innovazione. 6) Le criptomonete (bitcoin) non offrono la possibilità di “pulire” il denaro; è vero che c’è un aspetto speculativo sulle criptomonete, ma ognuno è responsabile del suo denaro, non lo Stato.


Le contraddizioni o i non-senso di fronte alle realtà sono palesi (oltretutto ingigantiti dalla provenienza dall’Udc). Non bisogno degli altri, ma bisogno di esserci e quindi necessità degli altri. Protezionismo da condannare perché ammazza gli affari, ma protezionismo da giustificare se ci toglie sovranità e opportunità. Blocco all’immigrazione, ma immigrazione da promuovere perché abbiamo settori economici in difficoltà di manodopera e di qualifiche. Società straniere che fanno cifre d’affari colossali in Svizzera (più 47 per cento d’aumento in un anno) e profitti stratosferici, ma guai a tassarle perché... siamo un paese dai salari elevati e perché ci offrono servizi gratuiti (il bell’inganno: come fanno allora a fare profitti colossali?; “se è gratuito, vuol dire che il prodotto sei tu”, dice un economista premio Nobel americano; che salari pagano, quelli tipo Amazon?; queste, oltretutto, non scapperebbero perché non conviene loro).

 

Altri due pensieri peregrini sono poi elveticamente “originali” perché in contrasto con quanto si pensa, in maniera preponderante, anche giustamente allarmati, nel resto del mondo. I robot sottraggono lavoro e non ne creano più di quanto ne distruggono; eliminando lavoro eliminano sia reddito da lavoro, sia contributi sociali e oneri fiscali (altrimenti perché si sostituirebbero gli uomini con i robot?). E poi: “Il denaro non mancherà”, e allora perché tanto terrorismo sull’Avs? Le criptovalute vanno perlomeno regolate, lo ammette ormai anche la Finma, sia perché terreno fertile per il riciclaggio di denaro delittuoso, sia perché bomba finanziaria a orologeria (che non se ne accorga il ministro delle finanze preoccupa); e non è vero che ognuno è responsabile del suo denaro e non lo Stato (perché si è aiutata l’Ubs o perché ci sono banche troppo grandi per lasciarle fallire?).


A questo punto la tentazione è di chiedersi: ma in che mani siamo e quale futuro ci aspetta?

Pubblicato

Giovedì 29 Marzo 2018

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