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Un milione e mezzo di ragioni

di

Loris Campetti
Un milione e mezzo di tute blu, la metà dei lavoratori italiani dell'industria. Una tradizione, l'autonomia dai padroni, dai governi e dai partiti. Una garanzia, il conflitto quando serve, con l'obiettivo di riportare le controparti al tavolo delle trattative. Eccoli i metalmeccanici, pronti allo sciopero generale della categoria che va in onda venerdì 9 ottobre per difendere il contratto nazionale messo in mora dall'accordo separato che controriforma il sistema contrattuale, firmato da Confindustria, Cisl e Uil con la benedizione di Berlusconi. In conseguenza di quell'atto, imposto a tutti i lavoratori dipendenti, la Fim-Cisl e la Uilm hanno disdetto il contratto di categoria approvato con il voto dalla stragrande maggioranza dei lavoratori per adeguarsi al nuovo sistema di regole confederali. Una disdetta imposta ai titolari del contratto, a cui è stato tolto persino il diritto di esprimersi su ciò che riguarda le loro condizioni di vita e di lavoro. Ora, Fim e Uilm stanno trattando con Federmeccanica un nuovo contratto peggiorativo sul terreno salariale e dei diritti, introiettando l'idea che a pagare il conto della crisi debbano essere solo gli ultimi della catena economica, quelli che producono la ricchezza nazionale.
Dunque, lo sciopero di venerdì è stato indetto dalla sola Fiom-Cgil, che rappresentando la maggioranza dei metalmeccanici rifiuta di essere messa fuorigioco. Persino la proposta di mediazione del segretario Gianni Rinaldini – discutere solo la parte salariale, stabilire il blocco dei licenziamenti e l'estensione a tutti degli ammortizzatori sociali – è stata rifiutata dagli altri sindacati che puntano alla firma rapida di un contratto bidone. I giochi non sono fatti, e molti imprenditori lo sanno: che senso e che forza ha un accordo separato senza il sindacato più rappresentativo, in grado di raccogliere la protesta generale e bloccare la produzione con una conflittualità forte e diffusa? Tanto più in prospettiva di una ripresa della domanda e degli ordini che rischia di essere caratterizzata da un ulteriore, pesantissimo attacco all'occupazione, perché i padroni sono bravissimi a utilizzare le crisi come opportunità per ristrutturarsi, decentrare, frantumare, fare scempio dei diritti contrapponendo i lavoratori più forti a quelli più deboli, i titolari di contratti regolari ai precari, gli indigeni agli immigrati, quelli del nord ai meridionali, i maschi alle femmine.
Sciopero generale e cinque grandi manifestazioni per dire che il capitalismo nostrano non può fare i conti senza l'oste. E ricordare che ci sono cose più importanti delle nottate di Berlusconi con le sue escort nel letto donato dal socio Putin. Le politiche economiche e sociali del governo vanno avanti indisturbate, le opposizioni (?) parlamentari hanno altro di cui occuparsi. Per esempio la lotta fratricida nel Partito democratico, il partito che non c'è.

Pubblicato

Venerdì 9 Ottobre 2009

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