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Un grido nella nebbia

di

Alberto Nessi
È sera. Sto seduto sul divano a leggere un libro, quando un grido  squarcia il nebbione autunnale che incombe sulla mia valle:- Svizzera campione del mondo! Dev'essere il vicino, lo riconosco dalla voce strozzata. Il giorno dopo vedo sul giornale che la squadra nazionale under 17 ha vinto una partita di calcio contro la Nigeria conquistando la coppa. Buona notizia. E ripensando a quel grido nella nebbia mi viene da sorridere: la squadra è composta di giocatori di varie etnie e con il doppio passaporto, il goal della vittoria è stato segnato da Haris Seferovic e il mio vicino è un  nazionalista. Forse questa vittoria lo farà riflettere. Forse.
I ragazzi calciatori ridanno smalto all'immagine della Svizzera imbrattata da banche, manager, iniziativa antiminareti e da certa politica ufficiale (ricordate il rapporto Bergier e la denuncia dell'ambiguità del paese durante l'ultimo conflitto mondiale?). Il mito è crollato da tempo e c'è voluto un ragazzo della ex Jugoslavia per far risorgere, almeno per un giorno, l'arciere di Altdorf…  Finito di sorridere, ho pensato all'eterna ostilità di certo Ticino verso gli stranieri, al patologico bisogno di nazionalismo che hanno tanti miei concittadini. Bandiere, cappellini, retorica. Questo bisogno di essere i primi della classe, i campioni del mondo. La storia non insegna mai niente. Non si avverte il fetore della parola "nazionalismo „ dopo le tragedie del secolo scorso, dopo le recenti guerre etniche? Certo, il calcio è un gioco e serve a sfogare gli impulsi irrazionali. Ha una funzione terapeutica. Ma la perversione è sempre in agguato: basti pensare alla violenza dei tifosi negli stadi.
La classe operaia, nella modernità liquida, ha smarrito la propria identità. Ha perso la coscienza di classe e spesso sta dalla parte delle bandiere nazionali, dei potenti della terra, dei populisti. Ha dimenticato il significato delle parole sinistra, socialismo, internazionalismo, solidarietà. Ne ho avuto la prova qualche anno fa. Ero a Bodio, in occasione di una festa per i lavori dell'Alptransit. Dopo la visita al cantiere, dopo le spiegazioni dei tecnici e la celebrazione della messa in galleria in presenza di Santa Barbara, pranzo alla cantina. Molti gli stranieri. Vedo volantini che annunciano uno sciopero, il sindacato ha fatto breccia. Dopo il pranzo, si canta. "Ecco - mi dicevo - la cultura popolare, la voce del popolo autentico, Bella ciao. Finalmente. Basta con i volti televisivi, le menzogne, le chiacchiere vuote„.
Dopo le canzoni chiedo a un gruppo di minatori della Valtellina che cosa votano.
-Alleanza nazionale- mi dicono in coro, candidamente. La classe operaia non va in Paradiso.

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Venerdì 4 Dicembre 2009

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