Belpaese

Mentre i rigurgiti neonazisti impazzano negli stadi, in piazza e in tv, fino a infettare il dibattito parlamentare per l’incapacità della destra italiana di prenderne le distanze, i partiti del governo giallorosa si accapigliano avviandosi ai prossimi appuntamenti elettorali con il massimo di divisione interna e il minimo di consenso popolare. Il governo nato con l’intento benemerito di risparmiarci il tripudio di un Salvini con i pieni poteri non ha un progetto, una visione, in politica come in economia e passa il tempo a difendersi dal fuoco amico.

 

La batosta in Umbria ha alzato il livello dello scontro, guidato dal solito Renzi che contende a Salvini il volume di fuoco contro Conte e il suo esecutivo, di cui pure è parte costituente. Si litiga sulla legge di bilancio, Renzi si batte contro le (poche) inversioni di tendenza in materia di fisco, ambiente e persino contro la riduzione del cuneo fiscale per abbassare le tasse ai lavoratori, nonché contro quota cento per le pensioni e il reddito di cittadinanza. I 5 Stelle rischiano l’implosione, con Di Maio che tira a destra il movimento mentre Grillo e Fico difendono il rapporto con il Pd.

 

Zingaretti è ostaggio di un partito che ha perso colore e consistenza, segnato dagli abbandoni e attaccato dai guastatori lasciati da Renzi a minare il campo. Il governo non riesce a valorizzare le sue scelte e il coraggio, se uno non ce l’ha non può darselo. Di questo passo, accordo o non accordo con il M5S, il Pd rischia di perdere persino il suo riferimento più simbolico: a gennaio si vota in Emilia e Salvini guida la corsa.

Pubblicato il 

07.11.19..
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