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L'editoriale

Un giocattolo da 10 miliardi

di

Claudio Carrer

Due terzi dei Cantoni e molti Comuni svizzeri alle prese con problemi di carattere finanziario stanno mettendo in atto o pianificando per i prossimi anni pacchetti di misure di risparmio che comporteranno tagli alla sanità, alla scuola, alla formazione, alle prestazioni sociali, ai servizi pubblici e in altri ambiti sensibili per la vita quotidiana delle persone, che solo per il 2014 superano ampiamente il miliardo di franchi. E anche a livello federale sono in corso intensi esercizi di contenimento della spesa.  


Alle cittadine e i cittadini elvetici che il prossimo 18 maggio saranno chiamati a esprimersi sull’acquisto di 22 aerei da guerra andrebbe detto, per onestà e trasparenza, che con il loro voto decideranno se aggiungere altri tagli e altri sacrifici a quelli già decisi.


È infatti evidente che se la Svizzera si concedesse il lusso di spendere oltre dieci miliardi di franchi per acquistare e mantenere questi velivoli inutili (e oltretutto, asseriscono degli esperti in materia, poco affidabili) alla Confederazione verrebbero a mancare mezzi per investire in ambiti come l’Avs, la formazione, i trasporti pubblici o lo sviluppo delle energie rinnovabili.


Solo per soddisfare la voglia di giocare alla guerra di qualche appassionato di aviazione militare, Governo e Parlamento sono insomma pronti a mettere da parte l’interesse generale della popolazione.
Ma, come sempre succede in questi casi, le vere intenzioni vengono sottaciute e la propaganda viene infarcita di informazioni distorte o addirittura false. Come quelle relative al costo dell’acquisizione dei 22 Gripen, che non è di “soli” 3 miliardi, ma di almeno 10, se si considera che questi aviogetti necessitano di essere armati, di lavori di  manutenzione e di ammodernamento. Concretamente questo significa che ogni economia domestica svizzera dovrebbe contribuire sborsando 2.581 franchi!


Il dato rende bene l’idea dell’assurdità e dell’improponibilità dell’operazione. Di ciò sembra essere cosciente anche lo stesso ministro della difesa Udc Ueli Maurer, che non a caso in questo avvio di campagna referendaria ha già dato qualche segno di nervosismo. Per esempio accettando il coinvolgimento nella campagna del costruttore svedese Saab (“Gripen protegge la Svizzera al prezzo migliore”, si legge sul sito ufficiale di Saab Group) e addirittura dello Stato svedese, come testimoniano i pellegrinaggi dei suoi collaboratori all’ambasciata di Berna di cui si è saputo alcuni giorni fa.

 

Secondo indiscrezioni, il comitato a favore dei Gripen avrebbe a disposizione tra i 3 e i 6 milioni di franchi per la sua propaganda. Milioni a cui il 18 maggio si può sempre replicare con la ragione dichiarando guerra alla povertà con un sì al salario minimo di 4.000 franchi e rinunciare agli inutili e costosi giochi di guerra.

Pubblicato

Giovedì 20 Febbraio 2014

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