Esteri

Un genio del male che ha cambiato la politica, la destra e anche la sinistra

Un ritratto dell'uomo che ha segnato e corrotto la politica per un trentennio

Bandiere a mezz’asta, lutto nazionale perché, secondo la presidente del consiglio, tutta la nazione lo piange. Funerali di stato per accompagnare nell’ultimo viaggio dal Duomo di Milano a chissà dove un puttaniere pregiudicato, condannato per frode fiscale come al Capone, nove volte prescritto, pluriarchiviato, talvolta assolto. Indagato per mafia nonché per prostituzione minorile, 32 processi conclusi e 4 in corso. Amato da molti, non da tutti, un genio del male che ha cambiato la politica, la destra e purtroppo anche la sinistra. Ha cambiato la cultura, il calcio, la televisione, la morale comune.

 

Un genio del male che si fa modello in un paese dove se proponi di tassare i ricchi si incazzano anche i poveri e dove i machisti e i piccoli evasori erano alla ricerca di un leader. È morto Silvio Berlusconi, ex cavaliere, tycoon de noantri, cantante, barzellettiere, palazzinaro, tessera P2 numero 1816. «Nonostante la Presidenza del Consiglio abbia disposto le bandiere a mezz’asta su tutti gli edifici pubblici da oggi a mercoledì (giorno dei funerali di Stato e lutto nazionale), mi assumo personalmente la responsabilità di disporre che le bandiere di Unistrasi non scendano. Ognuno obbedisce infine alla propria coscienza, e una università che si inchini a una storia come quella non è una università. Col più cordiale saluto». Così ha scritto Tomaso Montanari, rettore dell’Università per stranieri di Siena, interpretando il sentimento di quella parte dell’Italia che non prova nostalgia per la scomparsa dell’uomo che ha segnato e corrotto la politica per tre decenni, diventando un modello internazionale di populismo.


Il berlusconismo autobiografia della nazione, come ha scritto il direttore della Stampa Massimo Giannini e come Piero Gobetti aveva definito il fascismo. Nel ’94 l’unto dal signore da Arcore aveva cavalcato la tangentopoli di Di Pietro&C e la crisi mortale e politica dei partiti e in nome dell’antipolitica era sceso in campo, cioè in politica, aprendo una nuova stagione, la cosiddetta Seconda Repubblica conclusa con la sua morte alle 9:30 di lunedì 13 giugno 2023.

 

Berlusconi ha sdoganato i fascisti portandoli al governo per la prima volta nella storia repubblicana, ha scoperto Giorgia Meloni nominandola ministro dopo aver cacciato l’ex fascista Fini che aveva definito il fascismo “male assoluto”. E sulle orme di Berlusconi frodatore dello stato, Meloni da premier avrebbe definito le tasse agli autonomi “pizzo di stato”. Sarà lei probabilmente e legittimamente a ereditare gran parte del patrimonio politico del suo talent scout, lasciando solo le briciole al mancato erede per troppa presunzione ed egoismo, Matteo Renzi. A monte di Meloni e di Berlusconi c’è stato Craxi, ma questa è un’altra storia.

 

Ossessionato dalle donne

Lo chiamavano gaffeur, ma le sue uscite imbarazzanti al cospetto dell’Italia e del mondo erano l’espressione più limpida del suo essere Berlusconi. Un uomo ossessionato dalle donne, amate, usate, odiate. Circondato da minorenni, olgettine, veline, escort, mogli, amazzoni (quelle di Gheddafi). Con in testa, prima che un’idea, il sesso. Così le sue avversarie politiche erano “culona” (Angela Merkel), oppure “più bella che intelligente” (Rosi Bindi). Per non parlare di quel che ha detto della sua “persecutrice” Ilda Boccassini. Così amato dai suoi portaborse da convincerli che Ruby rubacuori era la figlia di Mubarak. Ha inventato Fininvest, Mediaset, Mediolanum, s’è mangiato la Mondadori, poi il Milan, poi il Monza. S’è comprato giudici, mafiosi, politici, calciatori, Mike Bongiorno. Ha corteggiato ed è stato lisciato dai dittatori di mezzo mondo, da Putin a Trump a Gheddafi mentre agli altri suoi soci internazionali faceva le corna. Per gioco, certo. Al povero Schulz dava del kapò. Imbracciando le armi per combattere i comunisti ormai in via di estinzione forgiava un mondo nuovo, si diceva liberale ma era soltanto libertino e liberista.

 

Per una parte della sinistra persino un modello

La radiosa carriera è stata fermata un paio di volte da Romano Prodi e una dalla Cgil dell’allora segretario Sergio Cofferati e da tre milioni di lavoratori che salvarono lo Statuto dei lavoratori dall’assalto che più tardi sarebbe riuscito a quello che si presentava come il suo erede, Matteo Renzi. Per una parte della sinistra è stato un modello, D’Alema ha cercato di costruirci insieme un castello di sabbia, Violante l’ha inseguito nello sdoganamento dei fascisti; per l’altra parte della sinistra è stato un’ossessione. Invece di combatterlo sul terreno della politica è stato inseguito con i forconi della magistratura agiti però da una parte della politica, come ripete da tempo Massimo Cacciari. La via giudiziaria al socialismo, in un paese come l’Italia, non poteva che schiantarsi nelle urne.


La sua eredità economica, consistente in svariati miliardi nei punti più sensibili della cultura, dello spettacolo e dell’avanspettacolo, dello sport, del mattone, della tv, sarà spartita tra troppi eredi com’era già capitato a Gianni Agnelli. Che ne sarà, poi, della sua creatura più amata, Forza Italia? Un partito personale finisce di vivere quando il padrone se ne va. E gli avvoltoi svolazzano già sopra la peggiore Italia in lacrime radunata in piazza del Duomo per l’ultimo saluto al padre padrone.


Ma una cosa giusta l’avrà pur detta, Berlusconi. Me ne viene in mente una, quasi in punto di morte: la guerra in Ucraina si poteva e si doveva evitare, già 10 anni prima che scoppiasse ufficialmente. In questo, e solo in questo, in sintonia con papa Francesco.

Pubblicato il

13.06.2023 14:16
Loris Campetti