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Un freno alle liberalizzazioni

di

Françoise Gehring Amato
Lanciare o meno un nuovo ciclo di liberalizzazioni commerciali? È la domanda a cui i 142 membri dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc) dovrebbero rispondere alla quarta conferenza ministeriale che si terrà dal 9 al 13 novembre a Doha, capitale del Qatar. A poche settimane dall’inizio del vertice le divergenze rimangono e rispetto a Seattle si sono letteralmente ampliate: i paesi ricchi ritengono necessario avviare un nuovo ciclo di liberalizzazione commerciale mentre i paesi in via di sviluppo vi sono fermamente opposti. All’ordine del giorno dell’agenda l’apertura dei mercati nel settore, importantissimo, dei servizi. E in questo contesto il fronte dei contestatari si concentra sugli effetti perversi che i negoziati possono avere sul servizio pubblico nei campi della salute, della formazione, dell’approvvigionamento di energia e di acqua, dei trasporti. Combattere le disuguaglianze Accanto alla resistenza dei paesi in via di sviluppo – dove milioni di poveri lottano per un futuro più giusto e dignitoso – le voci dei sindacati e di numerose organizzazioni non governative che vedono nell’Omc un organismo che produce disuguaglianze, favorisce la precarietà e quindi l’emarginazione, si moltiplicano. E si capisce: l’influenza della mondializzazione sulle condizioni sociali e ambientali è infatti incontestabile. Per questi e tanti altri buoni motivi, coloro che combattono la globalizzazione si danno appuntamento sabato 10 novembre, alle 13.30 sulla Place Neuve (vicino all’Università) a Ginevra per una grande manifestazione contro l’Omc. L’idea è di mostrare che è possibile resistere ed influenzare il corso degli eventi con una grande mobilitazione. La crescita del movimento contro la globalizzazione – che raduna organizzazioni variegate, tutte espressione della società civile – è un segnale inequivocabile: questa globalizzazione, che scava fossati sempre più profondi tra paesi ricchi e paesi poveri, deve essere fermata. I diritti universali dell’essere umano devono essere tali per tutti, non solo per pochi. Manifestare a Ginevra significa dunque compiere una tappa supplementare nella grande marcia della resistenza. Significa opporsi alla svendita del servizio pubblico e del bene collettivo, combattere la liberalizzazione selvaggia e un sistema economico che garantisce profitti a chi non ne ha bisogno, frenare la folle corsa dell’ingiustizia. Per costruire un mondo migliore e solidale occorre che siano le regole e l’etica sociale a dominare i rapporti commerciali e finanziari. «Occorre che l’economia – come suggerisce il sindacato Comedia in un suo volantino – diventi strumento di benessere per l’umanità e cessi di essere al solo servizi di gruppi industriali e finanziari che sfruttano senza scrupoli le popolazioni e le risorse naturali della Terra».

Pubblicato

Venerdì 26 Ottobre 2001

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