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Eurovisioni

Un fiume di soldi nel momento giusto

di

Andreas Rieger

Stanno fluendo nelle casse degli Stati membri i miliardi del Recovery Fund, il programma europeo di sostegno alla ricostruzione e alla ripresa economica da 750 miliardi di euro. La Spagna ha già ricevuto una prima tranche di 10 miliardi a gennaio. E ora sono stati sbloccati i primi 21 dei 190 destinati all’Italia (il 40% dei quali a fondo perso). Sono un sacco di soldi: tradotti in parametri svizzeri, sarebbero circa 25 miliardi di franchi. Poco meno della metà andrà al sud, 70 miliardi sono per la transizione ecologica, 20 per la sanità (in particolare per il ramo delle cure a domicilio) e altri 20 per la formazione e la ricerca. Non è ancora detto che tutto vada per il verso giusto. Sono così intervenuti i sindacati per assicurarsi che lo stato impieghi davvero il denaro per nuovi progetti e non per quelli pianificati da secoli, ma anche per poter vigilare che non si vada a finanziare opere per cui si ricorre al lavoro precario.


I miliardi dell’Ue arrivano al momento giusto. Perché l’Europa ha bisogno di una spinta agli investimenti non solo per superare la crisi causata dall’epidemia di coronavirus, ma anche per far fronte alla recessione che ora incombe in seguito alla guerra in Ucraina. Forse l’Ue dovrà ulteriormente estendere il fondo, perché sono diventati più urgenti i grossi investimenti per assicurare l’approvvigionamento energetico e la riconversione. E l’Ue ha pure annunciato un nuovo fondo per ricostruire l’Ucraina.


Solo fino a pochi anni fa, l’Ue ha sempre rifiutato l’idea di un meccanismo solidale nell’assunzione dei debiti preferendo ordinare programmi di austerità a tutti gli Stati membri. Ora sta mostrando un volto migliore e fornisce risposte comuni ai problemi che gli Stati non possono più risolvere da soli.


Ciò è apprezzato anche dai cittadini: gli slogan antieuropei hanno attualmente meno eco di prima. In Francia per esempio, cinque anni fa Marine Le Pen raccoglieva consensi grazie ai continui attacchi all’Ue, ma nell’ultima campagna elettorale per le presidenziali ha dovuto mordersi la lingua su questo argomento. E ad approfittare della politica europea è stato Emmanuel Macron.

Pubblicato

Giovedì 5 Maggio 2022

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