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Un filtro per tutte le auto

di

Silvano De Pietro
A metà gennaio l’Associazione traffico e ambiente (Ata), i Medici per l’ambiente e il sindacato Unia hanno consegnato al consigliere federale Moritz Leuenberger dei fiori e un cactus. I fiori per dimostrargli che viene apprezzata la sua intenzione di ridurre le emissioni di polveri fini. Il cactus per ricordare a lui ed a tutto il governo di avere già perso troppo tempo davanti all’esigenza di emanare solide basi legali per rendere obbligatori per i motori diesel i filtri contro il particolato. La pressione sul Consiglio federale è cresciuta nelle ultime settimane durante le quali, con il fenomeno meteorologico dell’inversione termica, è aumentata la concentrazione di polveri fini nell’aria a nord delle Alpi. Tali polveri, emesse soprattutto dai motori diesel, sono minuscole, penetrano in profondità nei polmoni e sono perciò molto pericolose. I filtri in commercio eliminano fino al 99 per cento delle polveri e aiutano così a prevenire bronchiti croniche, asma, malattie cardiocircolatorie e cancro ai polmoni. Rendere obbligatori i filtri è perciò irrinunciabile dal punto di vista della politica sanitaria. Ma al contrario di quanto successe per l’introduzione del catalizzatore obbligatorio per le auto, questa volta per il filtro antiparticolato il governo sembra avere molte esitazioni. La ragione è che un tale provvedimento andrebbe applicato anzitutto e soprattutto alle macchine impiegate sui cantieri, alle macchine agricole ed ai camion. Ciò significa che a sopportarne i costi non sarebbero soltanto gli automobilisti, com’è avvenuto per l’obbligo della marmitta catalitica, ma interi settori economici che rischierebbero di vedersi così svantaggiati sul piano della concorrenza, almeno finché lo stesso obbligo non venga generalizzato sul piano europeo con un provvedimento preso da Bruxelles. Questo spiega perché in Svizzera vi siano ambienti economici (e, per essi, partiti politici come l’Udc) che tentano di far marcia indietro anche sulla parziale obbligatorietà dei filtri antiparticolato già introdotta per le macchine da cantiere che operano nelle gallerie. L’impressione è dunque che il governo, dominato dai partiti borghesi e dagli interessi dell’economia, cerchi di guadagnare tempo per non procedere all’introduzione dell’obbligo generale del filtro antiparticolato. «No, non è affatto una posizione già decisa», spiega ad area l’ecologista Adrian Schmid, direttore politica dei trasporti e comunicazione dell’Ata. «Il ministro dell’ambiente Moritz Leuenberger vuole fare questa proposta all’intero Consiglio federale. Aspettiamo la decisione del governo per mercoledì prossimo 15 febbraio. Al momento la situazione è questa: il Consiglio federale non ha ancora deciso nulla rispetto alla richiesta di rendere obbligatorio il filtro antiparticolato». Questo significherebbe – sembra di capire – che qualcuno debba prendere l’iniziativa di sollecitare il governo. È così? «Ancora recentemente», replica Schmid, «noi abbiamo proposto che non venga più importata alcuna automobile con motore diesel priva del filtro contro le polveri fini. Il consigliere federale Leuenberger ha dato in gennaio la sua risposta, per precisare che questa decisione è di competenza dell’intero Consiglio federale». Dunque, non resta che aspettare. Finora il governo s’è trincerato dietro l’immobilità dell’Ue e l’esigenza di mantenere la capacità concorrenziale dei settori economici interessati. In particolare, la palla al piede sarebbero i trattati bilaterali che impongono alla Svizzera di armonizzare questo tipo d’interventi con i provvedimenti presi in materia dall’Ue. «Abbiamo commissionato una perizia giuridica in merito», precisa ancora Schmid. Dallo studio risulterebbe che è possibile adottare a breve termine l’obbligo del filtro per proteggere la salute pubblica, senza che ciò sia in contraddizione con le disposizioni dei trattati bilaterali con l’Ue. Colpisce in particolare il contrasto tra l’interventismo, sia pure tardivo, dei cantoni che hanno praticamente “strappato” al Consiglio federale l’autorizzazione ad imporre il limite degli 80 chilometri all’ora sulle autostrade intorno alle zone urbanizzate (limite revocato mercoledì), e l’apparente passività dell’Ufficio federale dell’ambiente (Ufam). Rinnovato nel suo assetto organizzativo, ampliato nelle sue competenze e con un nuovo direttore (il ticinese Bruno Oberle), il nuovo Ufam definisce suo compito principale «promuovere in Svizzera la qualità della vita, un ambiente sano e buone condizioni quadro per l’economia». Ma allora, perché non si è mosso? Nel caso di forte aumento delle polveri fini nell’aria, come nei giorni scorsi, chi potrebbe o dovrebbe intervenire tempestivamente, l’Ufficio federale dell’ambiente o i cantoni? «Ambedue», secondo l’ecologista Schmid. Il quale però precisa: «I cantoni hanno delle possibilità d’intervento nell’ambito dei limiti di velocità, cosa che hanno fatto. L’Ufam non può invece intervenire autonomamente, ma può fare soltanto delle proposte al Consiglio federale». E questo è il motivo per cui non fa nulla: deve aspettare la decisione del Consiglio federale attesa nei prossimi giorni. La riduzione dei limiti di velocità ha tranquillizzato l’opinione pubblica, sebbene sia risaputo che soltanto il 30 per cento delle polveri fini proviene dal traffico motorizzato. La misura potrebbe quindi essere giudicata male, anche perché è stata revocata non appena la concentrazione del particolato nell’aria si è abbassata. Ma allora, è davvero il mezzo più efficace? E in tal caso, perché non lo si mantiene tutto l’anno, come chiedono, per esempio, i verdi zurighesi? Anche per Schmid non vi sono dubbi: «Il limite di 80 all’ora permette di rendere più fluido il traffico e di reagire tempestivamente quando aumenta il carico di sostanze nocive nell’aria. E questo soprattutto nelle agglomerazioni urbane. Penso per esempio, in Ticino, alla grande area urbanizzata Lugano-Chiasso, che presenta una situazione ben diversa che nelle Centovalli o nella Val Maggia». Dunque, basterebbe rallentare la circolazione sotto gli 80 all’ora. «Ma in generale penso che il filtro antiparticolato sia il rimedio più sensato in presenza delle particelle più piccole», ribadisce Schmid.

Pubblicato

Venerdì 10 Febbraio 2006

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