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Lotta agli abusi

«Un ente ispettivo esemplare»

Dumping, abusi, non rispetto dei ccl: l'iniziativa Udc non farebbe che peggiorare le cose. Per Enrico Borelli è sistema di controllo sul lavoro distaccato in Ticino che dovrebbe fungere da modello.

di

Federico Franchini

L’iniziativa dell’Udc contro la libera circolazione in votazione il 27 settembre rappresenta una minaccia anche per la preziosa attività svolta dall’Associazione interprofessionale di controllo (Aic), l’ente che raggruppa 19 rami professionali dell’edilizia e dell’artigianato ticinesi, creato nel quadro delle misure d’accompagnamento agli accordi bilaterali sottoscritti dalla Svizzera con l’Unione europea.

 

L’Aic svolge controlli dei lavoratori distaccati e delle ditte estere presenti in Ticino. Un lavoro importante, svolto sul terreno, che permette di arginare il lavoro in nero e di verificare che i lavoratori provenienti dall’estero nell’ambito della libera circolazione delle persone siano in regola con quanto prevedono la legge e i contratti collettivi di lavoro svizzeri.  Con il sindacalista di Unia Enrico Borelli, che dopo sette anni lascia il comitato dell’Aic, abbiamo parlato del ruolo di questa associazione e delle conseguenze nefaste che porterebbe un’accettazione dell’iniziativa Udc.

 

Enrico Borelli, dopo sette anni lascia il comitato Aic al suo collega di Unia, Dario Cadenazzi. Cosa le ha lasciato questa esperienza?

È stata un’esperienza molto arricchente e importante. L’Aic è sicuramente l’ente ispettivo più performante di tutta la Svizzera. È una sorta di modello che dovrebbe essere da esempio a livello nazionale. Per questo ci tengo a ringraziare Bruno Zarro, Mattia Rizza, Daniele Lombardo e tutti gli ispettori e le colleghe del segretariato per il costante sostegno e l’importante lavoro svolto. Senza dimenticare l’instancabile presidente, Renzo Ambrosetti, che ha dato un notevole impulso per quanto riguarda i rapporti con le istituzioni, sia sul piano cantonale che nazionale. 

 

Quale è il contesto in cui è stata chiamata ad operare?

L’Aic è stata chiamata ad agire in un contesto molto difficile considerate le tensioni crescenti del mercato del lavoro ticinese. Questa situazione ha spinto l’Aic ad adattarsi, ad ampliare il proprio raggio d’azione e a reinventarsi per trovare delle nuove ricette che le permettessero di svolgere in maniera performante il ruolo di verifica e di controllo delle condizioni dei lavoratori distaccati e degli indipendenti. L’Aic è così riuscita ad elevare in maniera importante il numero dei controlli, che oggi sfiorano il 90% delle notifiche. Si tratta di un aspetto importante che può giocare anche un ruolo deterrente nei confronti degli abusi. Abusi o tentativi di eludere il quadro legale che, come abbiamo constatato, sono avvenuti anche tramite la complicità di fiduciarie o agenzie interinali ticinesi. 


>> Vedi anche: Inquetanti segnali di precarietà

 

Quanto è importante la presenza suoi luoghi di lavoro?

È un elemento decisivo. Anche se non è sempre facile, nemmeno per i colleghi dell’Aic, svolgere questo lavoro sul terreno dato un contesto caratterizzato da abusi e intimidazioni. Ma fare verifiche sulla carta non basta. Le analisi dei conteggi salariali o delle disposizioni contrattuali fatte dall’ufficio vanno coadiuvate con la presenza sui luoghi di lavoro. Questo è fondamentale: spesso e volentieri gli enti ispettivi si trovano di fronte a della documentazione contraffatta. Basti pensare alla vicenda della posa del materiale ferroviario nel tunnel di base del Monte Ceneri: tutto sembrava in regola, ma la realtà era tutt’altra ed era caratterizzata da abusi molto gravi. 


>> Vedi anche: Tutto il marcio in fondo al tunnel

 

C’è qualche aspetto che invece andrebbe ulteriormente sviluppato?

Un aspetto che si dovrebbe ancora perfezionare è quello di rinforzare la collaborazione con le autorità e le forze sindacali italiane. Questo per fare in modo di verificare la situazione dei lavoratori distaccati una volta che rientrano in Italia. Questo elemento oggi, purtroppo, manca ancora. Non basta fare le verifiche qui: occorre verificare cosa succede quando i lavoratori distaccati rientrano in Italia dove non è escluso che debbano magari restituire il salario o fornire lavoro gratuito. Questo è un tema su cui siamo già intervenuti, ma che dovrà essere oggetto di ulteriori perfezionamenti nel prossimo futuro. 

 

Si ha l’impressione che a Berna le rivendicazioni del Ticino nell’ambito del mercato del lavoro facciano fatica ad essere comprese. Come mai?

È vero, a Nord delle Alpi, c’è la difficoltà nel comprendere le dinamiche del mercato del lavoro ticinese. Il Ticino è una sorta di laboratorio negativo in cui alcuni aspetti nocivi sono accentuati rispetto al resto della Svizzera. Per questo andrebbe preso in considerazione con molta più attenzione. Penso che manchi una volontà e una sensibilità politica della Berna federale nell’affrontare con più rigore una situazione che diventa sempre più pericolosa e nella quale lo stato di diritto viene sempre più calpestato. 

 

In questo senso quale è la posta in gioco dell’Iniziativa “per la limitazione” proposta dall’Udc?

La posta in gioco è elevata, come abbiamo anche ribadito in occasione dell’ultima assemblea dell’Aic. Si tratta di un’iniziativa molto subdola che, qualora fosse accettata, metterebbe sotto pressione le misure d’accompagnamento e porterebbe un serio attacco anche agli enti ispettivi tra cui, appunto, l’Aic. Anche per questo dobbiamo dare un segnale molto chiaro e respingere questa iniziativa. Oggi dobbiamo rafforzare i diritti dei lavoratori e rafforzare il lavoro degli enti ispettivi di controllo attivi sui luoghi di lavoro. 

 

L’iniziativa metterebbe in discussione questo approccio?

Senza dubbio. L’Udc vuole mettere in discussione questo approccio con conseguenze che sarebbero ancora più devastanti per i lavoratori. Il vero obiettivo è infatti quello di poter contare sulla presenza nel nostro tessuto economico di lavoratori immigrati, ma che siano spogliati di diritti. Rendiamoci conto di cosa potrebbe voler dire in un mercato del lavoro come quello ticinese avere lavoratori immigrati e impiegati da ditte straniere in assenza di controlli e verifiche: si aprirebbero le porte a tassi di sfruttamento che sarebbero ancor più elevati con una sempre più brutale messa in concorrenza tra lavoratori residenti e lavoratori che vengono distaccati in Svizzera. 

 

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Ditte notificate: controlli quasi a tappeto

 

I dati 2019 resi noti dall’Aic dimostrano come l’associazione sia in grado di  garantire il controllo di quasi il 90% delle ditte estere notificate. Un risultato molto soddisfacente se si considera il fatto che la Seco impone una soglia del 50%. Sul totale delle ditte controllate (2095), il 31% ha commesso delle violazioni delle disposizioni previste dalle misure d’accompagnamento alla libera circolazione delle persone. Questo dato conferma l’importanza dell’ente di controllo. Per evitare una concorrenza sleale, a parità di lavoro, il dipendente distaccato ha il diritto di ricevere lo stesso salario del lavoratore dipendente di una ditta indigena. Nel 2019, l’Ufficio dell’ispettorato del lavoro ha emesso multe per 317.500 franchi dovute al non rispetto dei salari minimi, degli orari di lavoro o per il mancato versamento della cauzione. Altri 131.750 franchi di multe sono state emesse dall’Ufficio per la sorveglianza del mercato del lavoro per il mancato rispetto delle procedure di notifica.

Pubblicato

Venerdì 25 Settembre 2020

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