< Ritorna

Stampa

 

Un'economia di guerra in tempo di pace

di

Silvano Toppi

Questa volta non si è dato al morbo un marchio ultraterreno, di punizione per le nostre malefatte (con l’Hiv si parlava ancora di punizione divina per i malcostumi sessuali). Si è secolarizzato anche il virus. Le punizioni secolari sono però più tremende. È il rapporto tra il numero di contaminati, di vittime, di durata della pandemia e le perdite per il Pil (crescita economica) che si fa emergere ovunque con altrettanta drammaticità. Appare quasi disumano o cinico, ma è reale. È il crollo di Borse e commercio internazionale di cui ci si martella ogni giorno, con la paura per un’altra sorta di epidemia forse più distruttiva: la recessione economica generalizzata che toglie anche futuro. È la pretesa razionalità economica, quella del mercato e della finanza, che va a picco e scoperchia l’irrazionalità di troppe credenze date per dogmi negli ultimi quarant’anni.
Vorremmo credere a quella poetessa (Mariangela Gualtieri: Nove marzo duemilaventi) che scrive: “C’è dell’oro, credo, in questo tempo strano/ forse ci sono doni/ pepite d’oro per noi”. Lo scrive, capovolgendo il modo di sentire prevalente, intriso di paura e concitazione, in una densa poesia. “Più delicata la nostra mano/starà dentro il fare della vita/adesso sappiamo quanto è triste/stare lontani un metro”. Conclude, tra simbolo e realtà, con un fondo di fiducia nell’intelligenza dell’uomo. Anche dal male (il devastante morbo) si può trarre qualche pepita di bene, di rinsavimento, di cambiamento nei modi di essere e di fare. Vorremmo crederlo anche per l’economia e la politica.


Qualche rinsavimento forzato accade. Dopo averlo tanto oltraggiato e sminuito perché demolitore del libero mercato, luogo dello spreco e dell’incapacità, ostacolo al profitto dei privati per sue attività e regole, si è dovuto riscoprire lo Stato come ultima ancora di salvezza; riemerge il servizio pubblico (ospedali) per la funzionalità e la dedizione; riappare la solidarietà, sostituita nella politica dall’astio alla socialità e dalla esaltazione della responsabilità individuale, come la necessaria “altra mano”. Forse ne uscirà qualche voglia di mutamento di sistema. O almeno un’opportunità per riflettere su troppi peccati sociali e sul senso della vita.


La crisi economica rimarrà e sarà particolare. Non possiamo evitare di dircelo. Diversa da una crisi sistemica, come quella del 1929 o quella del 2008, nate da eccessi speculativi nella sfera finanziaria; nei due casi, un anello della catena degli impegni reciproci salta brutalmente (Lehman Brothers) e il fallimento si allarga per contagione rapida ai creditori successivi. La crisi si scatena in maniera quasi improvvisa ed è in un secondo tempo che il crollo dei mercati finanziari e la scomparsa del credito, come pure le perdite accumulate, si estendono con i loro effetti negativi sull’economia reale. Gli effetti della crisi del coronavirus sono di altra natura. Toccano diretta-mente l’economia reale nei suoi flussi di attività e di produzione e si estendono da un’impresa all’altra, da un settore all’altro. È come il virus, difficile fermarli. Comunque sempre condizionati da come si muove, in tempi certamente diversi, tutta la catena degli scambi internazionali. Non è tanto la moneta o il credito che sono in causa. È l’attività economica stessa, con tutto ciò che comporta. Spetta ai governi prendere le redini. Con una questione più semplice da porre che da risolvere: come organizzare in tempo di pace un’economia di guerra.

Pubblicato

Giovedì 26 Marzo 2020

Leggi altri articoli di

< Ritorna

Stampa

Abbonati ora!

Abbonarsi alla versione cartacea di AREA costa soltanto CHF 60.—

VAI ALLA PAGINA

L’ultima edizione

Quindicinale di critica sociale e del lavoro

Pubblicata

Giovedì 19 Maggio 2022

Torna su

Editore

Sindacato Unia

Direzione

Claudio Carrer

Redazione

Francesco Bonsaver

Raffaella Brignoni

Federico Franchini

Veronica Galster

Mattia Lento

Indirizzo
Redazione area
Via Canonica 3
CP 1344
CH-6901 Lugano
Contatto
info@areaonline.ch
Inserzioni pubblicitarie

Tariffe pubblicitarie

T. +4191 912 33 80
info@areaonline.ch

Abbonamenti

T. +4191 912 33 80
Formulario online

INFO

Impressum

Privacy Policy

Cookies Policy

 

© Copyright 2019