< Ritorna

Stampa

donne e lavoro

Un duro lavoro perché "da femmine”

Le pessime condizioni nel sanitario sono anche frutto di un retaggio culturale che da sempre penalizza le donne

di

Raffaella Brignoni

L’iniziativa per cure infermieristiche forti, che voteremo il 28 novembre, mette in luce le criticità del sistema sanitario svizzero con una carenza allarmante di personale. L’opinione pubblica se ne è accorta durante la pandemia, ma il problema persiste da tempo e per più motivi, tra cui condizioni di lavoro spesso insopportabili e non conciliabili con la vita privata. Il personale di cura – ci spiega lo specialista – paga il pedaggio di un retaggio storico che ha penalizzato e discriminato le professioni identificate al femminile.

 

Che cosa succede negli ospedali svizzeri? Perché ci sono così tanti abbandoni nelle professioni sanitarie e perché non formiamo abbastanza infermieri? Dove si è rotto l’ingranaggio? E se fosse partito già difettato? Secondo l’avvocato Pierre-André Wagner, se oggi siamo qui a rivendicare migliori condizioni di lavoro per il settore delle cure lo si deve anche al retaggio discriminatorio di genere, che ha ostacolato le conquiste dei diritti per le infermiere. «I problemi giuridici o di politica che il personale affronta sono direttamente collegati al fatto che è un ramo professionale storicamente identificato al femminile» spiega il responsabile giuridico dell’Associazione professionale svizzera infermiere e infermieri (Asi). Wagner non è solo un avvocato, ma è pure un infermiere diplomato, che ha esercitato il mestiere per sei anni nei reparti di neurochirurgia e chirurgia pediatrica del Linden Spital di Berna.

 

Pierre-André Wagner, lei ha una visione completa sul tema in votazione proprio per la sua doppia formazione. È interessante la lettura sociologica che fa della storia della professione: il mancato riconoscimento di elementi imprescindibili per lavorare nelle migliori condizioni nasce ancora una volta dalla discriminazione di genere, che colpiva (colpisce?) quelli che una volta venivano definiti “lavori da femmine”?

Dopo gli studi in Svizzera, mi sono confrontato per la prima volta con la giurisprudenza femminista durante il master alla York University di Toronto: da allora non ho mai smesso di interessarmi e occuparmi del problema della parità dei diritti fra donne e uomini. Non è un caso, quindi, che quando ho deciso di fare una seconda formazione, ho optato per una professione considerata femminile. In prima persona ho riscontrato, proprio con una presenza sul “campo”, i problemi di genere che rendono il settore particolarmente difficile.

Le infermiere, e gli infermieri perché ci sono anche loro, soffrono solo per diseguaglianze partite come una questione di genere o ci sono altri motivi?

Le motivazioni sono più articolate e hanno importanti aspetti di carattere economico. Il sistema sanitario dovrebbe prima di tutto smettere di essere considerato come una macchina da soldi e tornare alla sua missione: offrire un servizio pubblico. Il ripetere all’infinito che il paziente è al centro dell’interesse è una frase retorica e vuota, se non si garantiscono le condizioni alle infermiere e agli infermieri per svolgere nelle migliori condizioni il loro lavoro. Se gli ospedali e le case di cura fossero finanziati ragionevolmente, non dovrebbero trasferire il loro rischio imprenditoriale ai dipendenti. Questo è un aspetto che ha a che fare con l’apprezzamento nel vero senso della parola: invece di parlare sempre dei costi (trascurabili tra l’altro) delle cure, e allo stesso tempo cantare le lodi delle “eroine della nazione”, la politica e la società dovrebbero finalmente riconoscerne il valore. Senza speculazioni di nessun tipo.

Lo si vedrà alle urne che idea si sono fatti i cittadini: per ora i sondaggi dicono che il popolo svizzero è nettamente favorevole all’iniziativa per cure infermieristiche forti. Iniziativa il cui testo, come Asi, avete contribuito a redigere per chiedere più investimenti nella formazione (non abbiamo abbastanza personale in casa e dobbiamo attingere alla manodopera estera) e migliorare le condizioni di lavoro affinché si fermi l’emorragia di chi abbandona la professione sotto i 40 anni... 

Le condizioni di lavoro e, quindi, anche l’attrattiva della professione, devono assolutamente essere migliorate. Che tipo di cure vogliamo in Svizzera? I cittadini devono capire che al momento non vengono messi a disposizione abbastanza soldi per le cure infermieristiche. Aumentare le risorse in questo campo significa fare un investimento, che permetterà di ottimizzare il denaro pubblico e di risparmiare: buone cure coincidono infatti con meno complicazioni, errori e ricoveri in ospedale. Mi piace citare la giornalista americana Suzanne Gordon, specializzata nei temi di assistenza sanitaria, che spiega il concetto in poche parole: «Gli infermieri salvano vite e risparmiano denaro». È così.

Come si possono concretamente migliorare le condizioni di lavoro?

Solo quando ci sono più soldi per l’assistenza si possono migliorare le condizioni di lavoro,   pagando di più il personale, che deve saper sostenere la pressione e ritmi notevoli. Come associazione di categoria riteniamo che i salari nelle cure tendano a essere troppo bassi, ma l’iniziativa non si limita a una “semplice” richiesta di salario. Si migliorano le condizioni, mettendo, per esempio, a disposizione più posti per svolgere lo stesso lavoro. La regola dovrebbe essere meno stress e più tempo per seguire ogni paziente. In questa ottica per noi è inaccettabile la flessibilità che viene richiesta alle infermiere e agli infermieri. Una flessibilità isterica che rende un’illusione qualsiasi equilibrio tra lavoro e vita privata, come quando vengono cancellati con poco preavviso turni già pianificati o quando il personale viene chiamato a lavorare nel tempo libero. Questo distrugge le persone e la professione come confermano gli abbandoni di circa un terzo delle infermiere e degli infermieri sotto ai 35 anni. L’organico a disposizione in Svizzera è attualmente insufficiente per far fronte alla grande mole di lavoro e garantire la qualità delle cure in futuro. La pandemia ha peggiorato una situazione che non è destinata a rientrare anche per l’invecchiamento della popolazione.

Uno scenario allarmante e preoccupante: in questi anni si sono levate voci che denunciavano cattive condizioni, ma era difficile dall’esterno immaginare la reale portata della denuncia...

Ci sono naturalmente delle eccezioni, ma nel settore sanitario c’è una gestione del personale che non sarebbe possibile in altre aziende. Lo stile di gestione è il risultato di un’ideologia economica che si riflette in budget limitati indipendentemente dalla domanda. L’intero finanziamento delle cure deve essere completamente riorganizzato. Non è più accettabile che ai fornitori della maggior parte dei servizi sanitari siano lasciate solo le briciole delle enormi somme che paghiamo come contribuenti in tasse e premi di cassa malati. Invece, gli ospedali non sempre hanno sufficienti risorse finanziarie e per risparmiare la misura più semplice è colpire il personale, tagliando posti, percentuali e caricando su chi resta il lavoro.

Pubblicato

Mercoledì 24 Novembre 2021

Leggi altri articoli di

< Ritorna

Stampa

Abbonati ora!

Abbonarsi alla versione cartacea di AREA costa soltanto CHF 60.—

VAI ALLA PAGINA

L’ultima edizione

Quindicinale di critica sociale e del lavoro

Pubblicata

Giovedì 18 Novembre 2021