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Un contratto per il Paese

di

Francesco Bonsaver
Sullo scontro in atto nell'edilizia è stato detto quasi tutto. I rischi legati al vuoto contrattuale per il settore, che diventeranno dei fatti concreti fra pochi giorni, sono già stati elencati. Dall'assenza del contratto non può nascere nulla di buono. Una spirale trascinerà i salari verso il basso, le condizioni di lavoro peggioreranno progressivamente nell'edilizia prima, in tutti gli altri ambiti lavorativi poi. Il Contratto nazionale mantello (Cnm) dell'edilizia, considerato il migliore sulla piazza svizzera, spegnerà il suo faro, trascinando nel buio i diritti dei salariati di questo Paese. I bilaterali senza le minime misure di tutela rappresentate dal Cnm spalancheranno le porte alla discesa dei salari, mentre il crescente odio verso lo straniero perché "ruba il posto di lavoro" potrà continuare ad alimentare il serbatoio elettorale della populista destra xenofoba.
Ma al di là dei fatti, qual è il patrimonio ideologico da cui è nata la disdetta del Cnm da parte degli impresari costruttori? Sostanzialmente essi vogliono maggiore flessibilità da parte delle maestranze affinché si possa fronteggiare la concorrenza nell'economia globalizzata. Sono gli stessi argomenti espressi da tutta la classe padronale svizzera e sostenuti da una gran parte della classe politica nazionale. Bisogna ridurre i diritti dei lavoratori altrimenti soccomberemo di fronte alla globalizzazione. Il capitalismo oggi vincente a livello planetario è rappresentato dal sistema cinese. Esso poggia su due pilastri: liberalizzazione economica estrema e assenza quasi totale dei diritti dei lavoratori. Per certi versi, è la stessa ricetta neoliberalista dell'economista Milton Friedman applicata nel Cile di Pinochet. Friedman, nella sua opera di consulenza al regime cileno, fu libero di applicare le sue ricette economiche grazie alla feroce repressione di qualsiasi movimento rivendicativo di diritti che ne avrebbero intralciato il percorso. Quando non è possibile eliminare fisicamente l'opposizione, si cerca di marginalizzarla.  
È in questo presupposto ideologico che s'inserisce il conflitto nell'edilizia elvetica. L'impostazione secondo cui l'unica strada per sopravvivere comporta una riduzione dei diritti dei lavoratori è oggi molto diffusa negli ambienti economici, ed è stata sposata dai vertici degli impresari costruttori svizzeri. Che stigmatizzando l'azione di Unia vogliono proprio marginalizzare il sindacato più combattivo del Paese. Portando il presupposto all'estremo, la scelta obbligata per rimanere concorrenziali con la Cina è avere ovunque le stesse paghe e uguali condizioni di lavoro dei cinesi.
Paradossalmente, impedire lo smantellamento dei diritti dei lavoratori è diventato oggi sinonimo di opposizione al progresso. Difendere quanto acquisito negli anni di lotte sociali significa essere dei conservatori. Per questo la lotta per il mantenimento del Cnm edile assume anche un valore di società: conservare quanto conquistato, per poter continuare a progredire socialmente. Chi crede che una società senza diritti regolata dal mercato non sia una scelta inevitabile, non può che affiancare gli edili nella loro lotta.

Pubblicato

Venerdì 14 Settembre 2007

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